(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Termine per la liquidazione

Articolo 500 - Codice Civile

L’autorità giudiziaria, su istanza di alcuni dei creditori o legatari, può assegnare un termine all’erede per liquidare le attività ereditarie e per formare lo stato di graduazione (488, 496, 505; 749 c.p.c.).

Articolo 500 - Codice Civile

L’autorità giudiziaria, su istanza di alcuni dei creditori o legatari, può assegnare un termine all’erede per liquidare le attività ereditarie e per formare lo stato di graduazione (488, 496, 505; 749 c.p.c.).

Note

Massime

In tema di accettazione con beneficio d’inventario, il decreto con cui il tribunale rigetta l’istanza di proroga del termine ex art. 500 cod. civ. per completare la procedura di liquidazione non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 Cost. in quanto, pur riguardando posizioni di diritto soggettivo, chiude un procedimento di tipo non contenzioso privo di un vero e proprio contraddittorio e non statuisce in via decisoria e definitiva attesa la sua revocabilità e modificabilità alla stregua dell’art. 742 cod. proc. civ. Cass. civ. sez. II, 24 settembre 2014, n. 20132

In tema di eredità giacente, il rigetto, da parte del tribunale in composizione monocratica, della richiesta di fissazione di un termine per il rendiconto e per la liquidazione delle attività (artt. 500 c.c. ) può essere impugnato, sotto forma di reclamo, al competente collegio del tribunale, mentre la successiva decisione di rigetto di quest’ultimo non è impugnabile con il rimedio straordinario del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. poichè l’ordinanza emessa dall’organo collegiale è inidonea (in quanto non destinata ad incidere su diritti soggettivi ) a produrre effetti di diritto sostanziale, ed è altresì inidonea a passare in cosa giudicata, avendo la medesima natura (non decisoria ) del provvedimento pretorile di volontaria giurisdizione, con conseguente facoltà, per l’interessato, di ricorrere nuovamente al giudice per chiedere un altro provvedimento di fissazione del termine. Cass. civ. sez. II, 9 maggio 2007, n. 10643

Il provvedimento di fissazione del termine per la liquidazione dell’eredità beneficiata previsto dall’art. 500 c.c. ha natura volontaria e non contenziosa e va assunto con ordinanza, impugnabile con reclamo, ove si limiti a concedere o negare le previste disposizioni sull’incontestato presupposto della ricorrenza o meno delle condizioni di legge pre la sua adozione; quando, invece, vi siano contestazioni tra le parti in ordine al diritto dell’istante di chiedere la fissazione del termine o all’obbligo dell’erede di procedere alla liquidazione, la decisione del giudice sul punto viene ad incidere sui diritti soggettivi delle parti, onde il relativo provvedimento, quale che sia la forma adottata, finisce per assumere contenuto sostanziale di sentenza. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 10 dicembre 2001, n. 15583

In tema di accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, in caso di proroga del termine assegnato agli eredi per la liquidazione delle attività ereditarie ex art. 500 c.c. – proroga che, in assenza di espressa disposizione contraria, ben può essere dall’A.G. disposta in virtù della regola generale di cui agli artt. 742 e 742 bis c.p.c. nonché della natura non perentoria del termine, desumentesi anche dall’ultimo comma dell’art. 505 c.c. secondo cui la decadenza dal beneficio d’inventario può essere fatta valere soltanto dai creditori del defunto e dai legatari –, la mancata partecipazione al procedimento concernente la proroga di soggetti che avevano preso parte al procedimento di assegnazione del termine non dà luogo a nullità per violazione del contraddittorio, ben potendo la parte pretermessa adire il giudice per la revoca o modifica della proroga concessa in sua assenza, stante la non definitività dei provvedimenti concernenti i termini, mentre le altre parti, non verificandosi incapienza, non ne ricevono concreto pregiudizio e non hanno pertanto interesse a dolersene. All’erede accettante con beneficio d’inventario non può pertanto riconoscersi alcuna posizione di diritto soggettivo, sia in ordine alla mancata osservanza da parte degli altri coeredi del termine in questione originariamente assegnato dal giudice che relativamente alla proroga del medesimo. . Cass. civ. sez. II, 9 novembre 2001, n. 13862

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