(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Nozione

Articolo 467 - Codice Civile

La rappresentazione (70) fa subentrare i discendenti [legittimi o naturali] (1) nel luogo e nel grado del loro ascendente (564, 740), in tutti i casi (599) in cui questi non può (463) o non vuole (459, 470 ss., 519 ss.) accettare l’eredità o il legato (522, 523, 649 ss.).
Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto (688) per il caso in cui l’istituito non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto (678, 978) o di altro diritto di natura personale (70, 72, 463, 522).

Articolo 467 - Codice Civile

La rappresentazione (70) fa subentrare i discendenti [legittimi o naturali] (1) nel luogo e nel grado del loro ascendente (564, 740), in tutti i casi (599) in cui questi non può (463) o non vuole (459, 470 ss., 519 ss.) accettare l’eredità o il legato (522, 523, 649 ss.).
Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto (688) per il caso in cui l’istituito non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto (678, 978) o di altro diritto di natura personale (70, 72, 463, 522).

Note

(1) parole fra parentesi quadrate soppresse dall’art. 67 del D.L.vo 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 5 dell’8 gennaio 2014).

Massime

In tema di successione per rappresentazione, il discendente legittimo o naturale (rappresentante), nel subentrare nel luogo e nel grado dell’ascendente (rappresentato) – che non possa o non voglia accettare l’eredità – succede direttamente al “de cuius”, sicché egli in qualità di successore “jure proprio” nell’eredità, è legittimato all’esercizio del retratto successorio. Cass. civ. sez. II, 15 gennaio 2015, n. 594

L’indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale prevista dagli artt. 467 e 468 c.c. è tassativa, essendo il risultato d’una scelta operata discrezionalmente dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui si intenda subentrare non è un discendente, un fratello o una sorella del defunto, ma il coniuge di questi. Cass. civ. sez. II, 5 aprile 2012, n. 5508

In tema di successioni per causa di morte, deve escludersi che chi non sia ancora concepito al momento dell’apertura della successione e, quindi, sia privo della capacità di rendersi potenziale destinatario della successione “ex lege” del “de cuius”, possa succedere per rappresentazione, essendo necessario, affinché operi la vocazione indiretta, che il discendente, in quel momento, sia già nato o almeno concepito. Cass. civ. sez. II, 22 marzo 2012, n. 4621

La diseredazione, al pari della indegnità a succedere, non esclude l’operatività della rappresentazione a favore dei discendenti del diseredato. Cass. civ. sez. II, 14 dicembre 1996, n. 11195

L’istituto della successione per rappresentazione non opera a favore dei figli di cugini del de cuius. Cass. civ. sez. II, 6 ottobre 1976, n. 3300

La successione per rappresentazione costituisce un caso di vocazione indiretta in ragione della quale la posizione dell’erede rappresentante si determina in base al contenuto (luogo e grado) della vocazione del chiamato (rappresentato), nel presupposto determinante e qualificante che egli non possa o non voglia venire alla successione, e nei limiti soggettivi specificamente dettati dagli artt. 467 e 468 c.c. I suddetti limiti richiedono per la rappresentazione in linea retta che il c.d. rappresentato sia figlio (senza distinzione tra figli legittimi, legittimati, adottivi, naturali) del de cuius, e che il c.d. rappresentante sia discendente anche naturale del rappresentante, e per la rappresentazione in linea collaterale che il c.d. rappresentato sia fratello o sorella del de cuius e che il c.d. rappresentante sia discendente naturale del medesimo (tenendo anche presente la sentenza della Corte costituzionale n. 79 del 1969, la quale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. – oltre che dell’art. 577 – limitatamente alla parte in cui esclude dalla rappresentazione il figlio naturale di chi, a sua volta figlio o fratello del de cuius, non potendo o non volendo accettare, non lasci o non abbia discendenti legittimi). È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. per violazione dell’art. 3 della Costituzione, in quanto sono stabiliti limiti soggettivi, in tema di rappresentazione, a proposito sia del rappresentato sia del rappresentante. Cass. civ. sez. II, 11 aprile 1975, n. 1366

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