(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Casi d'indegnità

Articolo 463 - Codice Civile

È escluso dalla successione come indegno (468):
1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere (575 ss. c.p.) la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale (45 ss. c.p.);
2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge [penale] (1) dichiara applicabili le disposizioni dell’omicidio (397, 579, 580 c.p.);
3) chi ha denunciato una di tali persone per reato punibile [con la morte] (2), con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni (21 ss. c.p.), se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale (368 c.p.); ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale (372 c.p.);
3 bis) chi, essendo decaduto dalla responsabilità genitoriale (3) nei confronti della persona della cui successione si tratta a norma dell’articolo 330, non è stato reintegrato nella responsabilità genitoriale (3) alla data di apertura della successione della medesima (4);
4) chi ha indotto con dolo (1439) o violenza (1434 ss.) la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita (679);
5) chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;
6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso (491 c.p.).

Articolo 463 - Codice Civile

È escluso dalla successione come indegno (468):
1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere (575 ss. c.p.) la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale (45 ss. c.p.);
2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge [penale] (1) dichiara applicabili le disposizioni dell’omicidio (397, 579, 580 c.p.);
3) chi ha denunciato una di tali persone per reato punibile [con la morte] (2), con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni (21 ss. c.p.), se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale (368 c.p.); ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale (372 c.p.);
3 bis) chi, essendo decaduto dalla responsabilità genitoriale (3) nei confronti della persona della cui successione si tratta a norma dell’articolo 330, non è stato reintegrato nella responsabilità genitoriale (3) alla data di apertura della successione della medesima (4);
4) chi ha indotto con dolo (1439) o violenza (1434 ss.) la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita (679);
5) chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;
6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso (491 c.p.).

Note

(1) parola: «penale» soppressa dall’art. 1, comma 1, lett. a), della L. 8 luglio 2005, n. 137.
(2) parole: «con la morte» soppresse dall’art. 1, comma 1, lett. b), della L. 8 luglio 2005, n. 137.
(3) La parola: «potestà» è stata sostituita dalle attuali: «responsabilità genitoriale» dall’art. 105, comma 1, del D.L.vo 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 5 dell’8 gennaio 2014).
(4) Questo numero è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. c), della L. 8 luglio 2005, n. 137.

Massime

Nel giudizio promosso per far dichiarare l’indegnità a succedere di colui che ha sottratto il testamento, l’attore ha l’onere di dimostrare il fatto della sottrazione ed il verosimile carattere testamentario del documento sottratto, mentre grava sul convenuto la prova dell’intrinseca natura del documento e del suo contenuto, specie se egli ne sia il detentore. Cass. civ. sez. II, 3 luglio 2019, n. 17870

L’indegnità a succedere prevista dall’art. 463 c.c. pur essendo operativa “ipso iure”, non è rilevabile d’ufficio, ma deve essere dichiarata su domanda dell’interessato, atteso che essa non è uno “status” del soggetto, né un’ipotesi di incapacità all’acquisto dell’eredità, ma una qualifica di un comportamento che si sostanzia in una sanzione civile di carattere patrimoniale avente un fondamento pubblicistico e dà luogo ad una causa di esclusione dalla successione; pertanto, essendo effetto di una pronuncia di natura costitutiva, può aversi per verificata soltanto al momento del passaggio in giudicato della relativa sentenza. Se tale giudicato si forma quando sia pendente in grado di appello un diverso giudizio avente ad oggetto la pretesa di un creditore del “de cuius”, la negazione della qualità di erede operata dal convenuto, in ragione della suddetta indegnità, è una mera deduzione difensiva su un fatto costitutivo della domanda attrice, l’inammissibilità della quale va valutata ai sensi dell’art. 345, comma 2, c.p.c. (Nella specie, l’art. 345 citato era applicabile “ratione temporis” nella formulazione anteriore alla novella di cui all’art. 52 della l. n. 353 del 1990). Cass. civ. sez. II, 25 febbraio 2019, n. 5411

L’indegnità a succedere di cui all’art. 463 cod. civ. pur essendo operativa “ipso iure”, deve essere dichiarata con sentenza costitutiva su domanda del soggetto interessato, atteso che essa non costituisce un’ipotesi di incapacità all’acquisto dell’eredità, ma solo una causa di esclusione dalla successione. Cass. civ. sez. II, 5 marzo 2009, n. 5402

La dichiarazione d’indegnità a succedere, ai sensi dell’art. 463, n. 4 ), c.c. per captazione della volontà testamentaria, richiede la dimostrazione dell’uso, da parte sua, di mezzi fraudolenti tali da trarre in inganno il testatore, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata. Cass. civ. sez. II, 30 ottobre 2008, n. 26258

L’ipotesi di indegnità a succedere prevista dall’art. 463, n. 5. c.c. rientra tra quelle dirette a ledere la libertà di testare e, conseguentemente, richiede un comportamento che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore, contenute nella scheda celata. Deve, pertanto, escludersi l’applicazione della norma, quando l’esistenza del testamento non può essere occultata, perché redatto in forma pubblica, e quando colui contro il quale si rivolge l’accusa d’indegnità sia il successore legittimo e l’erede ivi designato. Cass. civ. sez. II, 9 aprile 2008, n. 9274

Ai sensi dell’art. 463 c.c. l’indegnità a succedere non integra un’ipotesi di incapacità all’acquisto dell’eredità, ma è causa di esclusione dalla successione; infatti, l’indegnità, come configurata nell’unica disposizione del codice che ne prevede le varie ipotesi, non è uno status connaturato al soggetto che si assume essere indegno a succedere, ma una qualificazione di un comportamento del soggetto medesimo, che deve essere data dal giudice a seguito dell’accertamento del fatto che integra quella determinata ipotesi di indegnità dedotta in giudizio, e che si sostanzia in una vera e propria sanzione civile di carattere patrimoniale avente un fondamento pubblicistico. Cass. civ. sez. II, 29 marzo 2006, n. 7266

Al fine della sussistenza dell’indegnità a succedere di cui all’art. 463, n. 1, c.c. l’attentato alla vita del de cuius deve essere commesso volontariamente con la conseguenza che tale ipotesi di indegnità non è ravvisabile quando venga esclusa l’imputabilità dell’attentatore, in quanto questa costituisce il presupposto della volontarietà del fatto lesivo la cui realizzazione determina l’indegnità a succedere. Cass. civ. sez. II, 22 dicembre 1984, n. 6669

Affinché determini indegnità a succedere, il fatto della soppressione o dell’alterazione del testamento, ovvero del suo celamento (peraltro non ravvisabile nella violazione dell’obbligo ex art. 620 c.c. del possessore di testamento olografo di presentarlo ad un notaio per la pubblicazione appena avuta notizia della morte del testatore), deve incidere, non su un testamento invalido, ma su un atto destinato a regolare la successione, e cioè su uno scritto che per i suoi requisiti intrinseci ed estrinseci sia un testamento efficiente, diretto a stabilire o modificare o completare le ultime volontà del testatore sia in ordine alla chiamata a succedere, sia circa la disposizione dei beni. Cass. civ. sez. II, 30 maggio 1984, n. 3309

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