(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Persone che possono essere inabilitate

Articolo 415 - Codice Civile

Il maggiore di età (416) infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione (418), può essere inabilitato (166, 417, 432).
Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità (776) o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici.
Possono infine essere inabilitati il sordomuto (1) e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente, salvo l’applicazione dell’art. 414 quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi (776).

Articolo 415 - Codice Civile

Il maggiore di età (416) infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione (418), può essere inabilitato (166, 417, 432).
Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità (776) o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici.
Possono infine essere inabilitati il sordomuto (1) e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente, salvo l’applicazione dell’art. 414 quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi (776).

Note

(1) A norma dell’art. 1 della L. 20 febbraio 2006, n. 95, in tutte le disposizioni legislative vigenti, il termine «sordomuto» è sostituito con l’espressione «sordo».

Massime

La prodigalità, cioè un comportamento abituale caratterizzato da larghezza nello spendere, nel regalare o nel rischiare eccessiva rispetto alle proprie condizioni socio-economiche ed al valore oggettivamente attribuibile al denaro, configura autonoma causa di inabilitazione, ai sensi dell’art. 415, comma 2, c.c. indipendentemente da una sua derivazione da specifica malattia o comunque infermità, e, quindi, anche quando si traduca in atteggiamenti lucidi, espressione di libera scelta di vita, purché sia ricollegabile a motivi futili (ad esempio, frivolezza, vanità, ostentazione del lusso, disprezzo per coloro che lavorano, o a dispetto dei vincoli di solidarietà familiare). Ne discende che il suddetto comportamento non può costituire ragione d’inabilitazione del suo autore quando risponda a finalità aventi un proprio intrinseco valore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto insussistenti gli estremi della prodigalità nella condotta di un soggetto che, con la redistribuzione della propria ricchezza a persone a lui vicine, anche se non parenti, intendeva dare una risposta positiva e costruttiva al naufragio della propria famiglia). Cass. civ. sez. I, 13 gennaio 2017, n. 786

La prodigalità, contemplata dall’art. 415 secondo comma c.c. quale causa d’inabilitazione (ove concorra un’esposizione dell’inabilitando o della sua famiglia a gravi pregiudizi economici), esprime una tendenza allo sperpero, per incapacità di apprezzare il valore del denaro, per frivolezza, vanità od ostentazione, e, pertanto, non è ravvisabile in relazione ad inettitudine negli affari, la quale indica spirito lucratico e ricerca di guadagno, ancorché senza le doti necessarie a conseguirle. Cass. civ. sez. I, 3 dicembre 1988, n. 6549

La prodigalità, giustificativa dell’inabilitazione della persona a norma dell’art. 415 secondo comma c.c. ricorre qualora il ripetersi di spese disordinate, nonché sproporzionate alla consistenza patrimoniale della persona medesima, sia ricollegabile non a mera cattiva amministrazione, ovvero incapacità di impostare e trattare vantaggiosamente i propri affari, ma bensì ad una alterazione mentale, che escluda o riduca notevolmente la capacità di valutare il denaro, di risolvere problemi anche semplici di amministrazione, di cogliere il pregiudizio conseguente allo sperpero delle proprie sostanze. Cass. civ. sez. I, 13 marzo 1980, n. 1680.

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