(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Gratuità della tutela

Articolo 379 - Codice Civile

L’ufficio tutelare è gratuito (381).
Il giudice tutelare (344) tuttavia, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità. Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore (360), autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da una o più persone stipendiate (43 att.).

Articolo 379 - Codice Civile

L’ufficio tutelare è gratuito (381).
Il giudice tutelare (344) tuttavia, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità. Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore (360), autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da una o più persone stipendiate (43 att.).

Note

Massime

Il curatore dell’inabilitato non ha diritto a indennità, mancando una norma che ne preveda la spettanza e non potendosi a lui estendere il combinato disposto degli artt. 379 e 424 c.c. il quale consente di riconoscere un compenso al tutore per la maggiore intensità delle funzioni di protezione dell’interdetto. Cass. civ. sez. VI, 13 maggio 2015, n. 9816

L’autorizzazione del giudice tutelare, prescritta dall’art. 379 secondo comma c.c. affinché il tutore possa farsi coadiuvare da «persone stipendiate» (e quindi possa reclamare il rimborso dei relativi compensi), riguarda i lavoratori (subordinati od autonomi) che affianchino il tutore medesimo, in via continuativa, nella cura degli interessi del rappresentato, e, pertanto, non è necessaria per collaborazioni saltuarie in incombenze meramente esecutive o comunque accessorie rispetto all’attività tutoria. Cass. civ. sez. I, 4 luglio 1991, n. 7355

Il decreto camerale di liquidazione di spese od indennità in favore del tutore dell’interdetto, nella parte in cui risolva questioni inerenti alla spettanza ed entità dei relativi crediti, ha natura decisoria, e, pertanto, non si sottrae all’obbligo della motivazione (la cui inosservanza, ove si tratti di provvedimento reso in esito a reclamo, è denunciabile con ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 della Costituzione). Cass. civ. sez. I, 4 luglio 1991, n. 7355

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