Art. 374 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Autorizzazione del giudice tutelare

Articolo 374 - Codice Civile

Il tutore non può senza l’autorizzazione del giudice tutelare (344, 377; 43, 45 att.):
1) acquistare beni, eccettuati i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio;
2) riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche (2883, 2885) o allo svincolo di pegni (2794), assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio;
3) accettare eredità (471) o rinunciarvi (519 ss.), accettare donazioni (782 ss., 793 ss.) o legati (649, 671) soggetti a pesi o a condizioni (668, 671);
4) fare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio (1572) o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;
5) promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera (1171; 688 ss. c.p.c.) o di danno temuto (1172; 688 ss. c.p.c.), di azioni possessorie (1168 ss.) o di sfratto (657 ss. c.p.c.) e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi (669 bis ss. c.p.c.).

Articolo 374 - Codice Civile

Il tutore non può senza l’autorizzazione del giudice tutelare (344, 377; 43, 45 att.):
1) acquistare beni, eccettuati i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio;
2) riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche (2883, 2885) o allo svincolo di pegni (2794), assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio;
3) accettare eredità (471) o rinunciarvi (519 ss.), accettare donazioni (782 ss., 793 ss.) o legati (649, 671) soggetti a pesi o a condizioni (668, 671);
4) fare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio (1572) o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;
5) promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera (1171; 688 ss. c.p.c.) o di danno temuto (1172; 688 ss. c.p.c.), di azioni possessorie (1168 ss.) o di sfratto (657 ss. c.p.c.) e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi (669 bis ss. c.p.c.).

Note

Massime

Al tutore di persona interdetta, già costituito e soccombente in primo grado, non necessita l’autorizzazione del giudice tutelare per appellare la relativa sentenza, mancando, in tale ipotesi, diversamente da quella dell’inizio “ex novo” del giudizio da parte sua, agli effetti dell’art. 374, n. 5, c.c. la necessità di compiere la preventiva valutazione in ordine all’interesse ed al rischio economico per l’incapace. Cass. civ. sez. II, 30 settembre 2015, n. 19499

In considerazione del tenore letterale e della ratio di cui all’art. 374 c.c. al tutore è fatto divieto – senza autorizzazione del giudice tutelare – di iniziare ex novo giudizi a nome della persona tutelata, ma non di proseguire quelli che la stessa abbia personalmente promosso in epoca antecedente al provvedimento di interdizione, non ricorrendo in tale ipotesi la necessità di compiere la preventiva valutazione in ordine all’interesse e al rischio economico per il tutelato, in quanto già compiuta dall’interessato prima della perdita della capacità. Pertanto, poichè l’appello si atteggia come prosecuzione del giudizio per la realizzazione dello stesso interesse perseguito dal tutelato con l’atto introduttivo del giudizio, il tutore è legittimato a proporre la relativa impugnazione senza autorizzazione. Cass. civ. sez. II, 21 dicembre 2004, n. 23647

In tema di negozio di accertamento (che – non costituendo fonte autonoma degli effetti giuridici da esso previsti – non ha natura dispositiva), non è necessaria l’autorizzazione prevista, con elencazione tassativa dagli artt. 374 e 375 c.c. per gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti dal tutore provvisorio dell’interdicendo. Cass. civ. sez. II, 1 agosto 2003, n. 11748

I decreti di autorizzazione emessi dal giudice tutelare ai sensi degli artt. 374 c.c. e 737 c.p.c. non hanno le connotazioni formali e sostanziali delle decisioni giurisdizionali, ma si presentano come provvedimenti amministrativi. Essi, pertanto, se pure divengono efficaci con il decorso del termine per il reclamo ex art. 741 c.p.c. non hanno, tuttavia, attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, né esplicito, in ordine alla decisione positiva o negativa sull’autorizzazione riportata nel dispositivo, né implicito, in ordine alle questioni valutate e decise quali presupposti logici necessari di quella. Cass. civ. sez. II, 6 agosto 2001, n. 10822

La norma di cui all’art. 374, n. 5 c.c. va interpretata nel senso che l’autorizzazione del giudice tutelare non è richiesta con riferimento a tutte le istanze giudiziali, proposte dal rappresentante dell’incapace (nella specie, il tutore di un soggetto minore di età), volte ad assicurare la conservazione della condizione giuridica dei beni dell’incapace stesso, come nel caso di domanda di sequestro e di successivo giudizio di convalida e di merito. Cass. civ. sez. I, 10 febbraio 1998, n. 1345

È affetto da nullità radicale l’obbligazione convenzionale, assunta verso terzi dal rappresentante dell’incapace, alla proposizione della necessaria istanza al giudice (competente per la relativa autorizzazione) in relazione ad atti negoziali da compiere in nome e per conto del minore, tanto prima quanto dopo che l’atto stesso sia compiuto, contrastando siffatto obbligo con l’esigenza, di ordine pubblico, che l’amministrazione vincolata di un patrimonio sia sorretta dall’interesse del titolare nel momento in cui si propone l’istanza (e non in un momento diverso), senza l’interferenza derivante da impegni illegittimamente assunti verso terzi dal rappresentante legale dell’incapace. Cass. civ. sez. I, 10 febbraio 1998, n. 1345

Nell’ipotesi in cui il tutore abbia promosso un giudizio nell’interesse dell’incapace senza l’autorizzazione prescritta dall’art. 374 n. 5 c.c. si determina un vizio di legittimazione processuale che, non attenendo a materia disponibile, deve essere rilevato, anche d’ufficio, dal giudice. L’autorizzazione, infatti, è un presupposto necessario per la regolare costituzione del rapporto processuale, e pertanto, colui che ha promosso il giudizio qualificandosi rappresentante legale dell’incapace, ha l’onere della prova dell’autorizzazione, quale presupposto della propria legittimazione all’esercizio delle facoltà processuali. Cass. civ. sez. II, 27 giugno 1996, n. 5943

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