Art. 333 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Condotta del genitore pregiudizievole ai figli

Articolo 333 - Codice Civile

Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice (38 att.), secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare (330, 336; 51 att.) ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore (1).
Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento (742 c.p.c.).

Articolo 333 - Codice Civile

Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice (38 att.), secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare (330, 336; 51 att.) ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore (1).
Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento (742 c.p.c.).

Note

(1) Le parole da: «ovvero l’allontanamento» sino alla fine del comma sono state aggiunte dall’art. 37, comma 2, della L. 28 marzo 2001, n. 149.

Massime

In materia di affido anche temporaneo dei minori, il giudizio sull’adeguatezza del familiare prescelto quale affidatario temporaneo, ai sensi dell’art. 333 c.c. a soddisfare le esigenze del minore ed a salvaguardarne il sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico, deve essere svolto dal giudice del merito valorizzando, fra le figure vicarie interfamiliari, il contributo al mantenimento del rapporto con la famiglia di origine, che è criterio guida di ogni scelta in tema di affido minorile. (In applicazione del principio la S.C. ha cassato la decisione della corte di merito, che aveva disposto l’affidamento temporaneo eterofamiliare di un minore, senza aver adeguatamente valutato la possibilità dell’affido interfamiliare ai nonni). Cass. civ. sez. I, 4 novembre 2019, n. 28257

La decisione con la quale l’autorità giudiziaria dispone l’affidamento del minore ai servizi sociali rientra nei provvedimenti convenienti per l’interesse del minore, di cui all’art. 333 c.c. in quanto diretta a superare la condotta pregiudizievole di uno o di entrambi i genitori senza dar luogo alla pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 c.c.; tale provvedimento ha natura di atto di giurisdizione non contenziosa e, anche quando non sia previsto un termine finale dell’affidamento, è privo del carattere della definitività, risultando sempre revocabile e reclamabile, secondo il disposto di cui all’art. 333, comma 2, c.c. come desumibile pure dalle previsioni generali di cui agli artt. 739 e 742 c.p.c. Cass. civ. sez. I, 10 dicembre 2018, n. 31902

La convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980, resa esecutiva con legge n. 64 del 1994, è diretta a proteggere il minore contro gli effetti nocivi derivanti da un suo trasferimento o mancato rientro illecito, con esclusivo riferimento alla situazione di mero fatto, sulla base della presunzione secondo la quale l’interesse del minore coincide con quello di non essere allontanato o di essere immediatamente ricondotto nel luogo in cui svolge la sua abituale vita quotidiana; non vìola l’art. 16 della convenzione il provvedimento, emesso a protezione del minore ex art. 333 od ex art. 403 c.c. dall’autorità giudiziaria od amministrativa dello Stato richiesto, prima della conoscenza del trasferimento o del trattenimento illecito. Cass. civ. sez. I, 10 agosto 2007, n. 17648

La litispendenza, che determina la competenza in base al criterio della prevenzione, sussiste solamente quando fra due o più cause vi sia, oltre all’identità dei soggetti, anche l’identità di petitum e di causa petendi di guisa che la stessa non è configurabile – stante la comunanza soggettiva soltanto parziale e la diversità oggettiva – tra il giudizio di separazione personale dei coniugi e il procedimento per la pronunzia di decadenza dalla potestà dei figli «ex art. 330 c.c. nonchè per l’emanazione degli ulteriori provvedimenti di cui all’art. 333 c.c.: infatti quest’ultimo procedimento, da un lato, contempla espressamente il pubblico ministero tra i legittimati al relativo promovimento, e dall’altro, in ordine alla causa petendi e al petitum fa riferimento ad una condotta di uno o di entrambi i genitori necessariamente pregiudizievole al figlio (sia o non sia quest’ultima tale da dar luogo alla suindicata pronuncia di decadenza) ed ha ad oggetto l’emanazione degli anzidetti provvedimenti di cui agli artt. 330 e ss. c.c. laddove, nel giudizio di separazione personale, le (eventuali) statuizioni relative ai figli minorenni, di cui all’art. 155 c.c. si inseriscono nel quadro di una regolamentazione della vita familiare consequenziale all’allentamento del vincolo matrimoniale (onde vengono ad incidere soltanto sulle modalità di esercizio della potestà genitoriale e non postulano il pregiudizio o il pericolo di un pregiudizio per la prole medesima). Cass. civ. sez. I, 21 febbraio 2004, n. 3529

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