Art. 2959 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Ammissioni di colui che oppone la prescrizione

Articolo 2959 - Codice Civile

L’eccezione è rigettata, se chi oppone la prescrizione nei casi indicati dagli articoli 2954, 2955 e 2956 ha comunque ammesso in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta (2961).

Articolo 2959 - Codice Civile

L’eccezione è rigettata, se chi oppone la prescrizione nei casi indicati dagli articoli 2954, 2955 e 2956 ha comunque ammesso in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta (2961).

Note

Massime

La mancata contestazione dell’inadempimento del debito non costituisce ammissione indiretta o implicita della mancata estinzione dell’obbligazione, ostativa all’eccezione di prescrizione presuntiva, atteso che l’ammissione di cui all’art. 2959 c.c. non può risiedere nella nuda non contestazione, non essendo ipotizzabile una sorta di prevalenza del principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c. sulla presunzione legale di pagamento sottesa all’istituto della prescrizione presuntiva.  Cass. civ., sez. , II, , 18 novembre 2019, n. 29875

Il debitore che neghi l’esistenza del credito, ovvero l’esecuzione delle prestazioni sulle quali si basa la relativa pretesa, non può avvalersi dell’eccezione di prescrizione presuntiva, poiché tali difese risultano incompatibili con la “ratio” dell’istituto, fondato sulla presunzione che, una volta decorso il lasso di tempo predeterminato dal legislatore, il debito sia stato pagato.  Cass. civ., sez. , I, , 28 giugno 2019, n. 17595

L’eccezione di prescrizione presuntiva è incompatibile con qualsiasi comportamento del debitore che importi, anche implicitamente, l’ammissione in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta: tale condizione ricorre – con conseguente rigetto dell’eccezione – non solo quando il debitore contesti l’”an” della pretesa creditoria, negandone l’esistenza ovvero eccependo che il credito non sia sorto, ma anche allorché contesti il “quantum” della pretesa azionata nei propri confronti.  Cass. civ., sez. , VI, , 5 giugno 2019, n. 15303

L’eccezione di compensazione dedotta in via subordinata determina il rigetto di quella di prescrizione presuntiva proposta in via principale in quanto costituisce implicita ammissione dell’esistenza del debito.  Cass. civ., sez. , II, , 31 gennaio 2019, n. 2970

La prescrizione presuntiva ai sensi dell’art. 2959 c.c. si fonda non sull’inerzia del creditore e sul decorso del tempo – come accade per la prescrizione ordinaria – ma sulla presunzione che, in considerazione della natura dell’obbligazione e degli usi, il pagamento sia avvenuto nel termine previsto. Conseguentemente, l’eccezione di prescrizione deve essere rigettata qualora il debitore ammette di non avere pagato, dovendo considerarsi sintomatica del mancato pagamento e, dunque, contrastante con i presupposti della relativa presunzione, la circostanza che l’obbligato abbia contestato di dovere pagare in tutto o in parte il debito o che soggetto obbligato sia un terzo, essendo tali circostanze incompatibili con la prescrizione presuntiva che presuppone l’avvenuto pagamento e il riconoscimento dell’obbligazione.  Cass. civ., sez. , II, , 14 dicembre 2017, n. 30058

In tema di prescrizione presuntiva (nella specie, del credito retributivo da lavoro), non costituisce motivo di rigetto dell’eccezione, ai sensi dell’art. 2959 c.c., l’ammissione del debitore che l’obbligazione non è stata estinta, qualora la stessa sia resa fuori del giudizio, assumendo valore, in questo caso, solo ad interrompere il corso della prescrizione ai sensi dell’art. 2944 c.c.  Cass. civ., sez. , lav., , 12 giugno 2012, n. 9509

La disposizione dell’art. 2959 c.c. – per cui l’eccezione di prescrizione presuntiva è rigettata se chi la solleva ha comunque ammesso in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta – è applicabile anche all’erede dell’obbligato originario, per il quale, però, la non conoscenza dell’obbligazione può avere idoneità a conferire a determinati comportamenti processuali (diversamente dal caso in cui siano stati tenuti dall’obbligato originario) una compatibilità logica e giuridica con l’eccezione di prescrizione presuntiva, compatibilità sussistente nel caso in cui l’erede, convenuto in giudizio per il pagamento di un debito del defunto, dichiari di non conoscere la sottoscrizione del proprio dante causa in calce ad una scrittura privata).  Cass. civ., sez. , III, , 23 marzo 2010, n. 6940

La dichiarazione dell’erede, convenuto in giudizio per il pagamento di un debito del defunto soggetto a prescrizione presuntiva, di non essere informato se il debito sia stato o meno estinto dal suo dante causa, implica ammissione dell’avvenuta costituzione del rapporto da cui è sorto il credito azionato ma non anche ammissione che l’obbligazione non è stata estinta e, pertanto, non importa il rigetto dell’eccezione di prescrizione presuntiva, fatta valere. Ne consegue che spetta al giudice di merito valutare se il comportamento complessivamente posto in essere dall’erede sia, o meno, incompatibile con la volontà di avvalersi della prescrizione presuntiva.  Cass. civ., sez. , III, , 23 marzo 2010, n. 6940

La proposizione dell’eccezione di prescrizione presuntiva non equivale a riconoscimento del debito oggetto di controversia, in quanto, secondo il disposto di cui all’art. 2959 c.c., l’ammissione della mancata estinzione dell’obbligazione comporta soltanto il rigetto dell’eccezione anzidetta, ma non già l’incompatibilità della stessa eccezione con la deduzione di ulteriori eccezioni e difese di merito concernenti il rapporto obbligatorio, che, pertanto, devono essere esaminate e decise in sentenza. (omissis).  Cass. civ., sez. , II, , 15 dicembre 2009, n. 26219

In tema di prescrizione presuntiva, mentre il debitore, eccipiente, è tenuto a provare il decorso del termine previsto dalla legge, il creditore ha l’onere di dimostrare la mancata soddisfazione del credito, e tale prova può essere fornita soltanto con il deferimento del giuramento decisorio, ovvero avvalendosi dell’ammissione, fatta in giudizio dallo stesso debitore, che l’obbligazione non è stata estinta.  Cass. civ., sez. , III, , 15 maggio 2007, n. 11195

A norma dell’art. 2959 c.c., la eccezione di prescrizione presuntiva è incompatibile con qualsiasi comportamento del debitore che importi, sia pure implicitamente, l’ammissione in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta. Tuttavia, la dichiarazione del debitore che affermi di non sapere se il suo dante causa abbia, prima del trasferimento del debito, provveduto o meno al pagamento dello stesso, non costituisce ammissione di mancata estinzione dell’obbligazione.  Cass. civ., , sez. I, , 5 aprile 2006, n. 7883

Le prescrizioni brevi, (che sono alternative alla prescrizione decennale ordinaria, pur avendo il medesimo fondamento dell’inerzia e del mero decorso del tempo, e comportano l’estinzione del credito senza possibilità di prova del mancato pagamento ) e le prescrizioni presuntive, (che si fondano invece sulla presunzione di pagamento, secondo gli usi correnti, possono essere vinte dalla prova contraria e non sono incompatibili con l’ammissione del debitore di non avere estinto il debito ovvero la contestazione della sua esistenza ) sono entrambe applicabili al rapporto di lavoro subordinato, salva la diversa decorrenza in funzione della stabilità o meno del rapporto stesso.  Cass. civ., sez. , lav., , 19 marzo 2004, n. 5563

Nell’eccezione di prescrizione presuntiva non può ritenersi compresa anche l’eccezione di prescrizione estintiva, stante l’incompatibilità dei due istituti che si fondano il primo su una presunzione di pagamento ed il secondo sulla semplice inerzia del titolare del diritto nel richiedere la sua attuazione. Pertanto proposte in primo grado ambedue le eccezioni e riproposta in appello solo quella di prescrizione presuntiva, l’eccezione di prescrizione estintiva deve ritenersi rinunciata ex art. 346 c.p.c. e non può, quindi, essere riproposta in sede di legittimità, ritenendola compresa in quella della prescrizione estintiva.  Cass. civ., , sez. II, , 18 maggio 2001, n. 6850

L’eccezione di prescrizione presuntiva deve essere rigettata se il debitore sostenga di avere soddisfatto il creditore in riferimento ad un rapporto di contenuto diverso e ridotto rispetto a quello oggetto della controversia, con implicita negazione del credito, sia pure limitatamente ad una parte di esso, e non anche, nel caso di rapporti giuridici distinti, ancorché aventi ad oggetto analoghe prestazioni (nella specie: prestazioni professionali), per i quali la pluralità dei crediti fatti valere comporta, per l’autonomia dei rapporti stessi, la possibilità di riferire la prescrizione presuntiva anche soltanto ad alcuni di essi.  Cass. civ., , sez. II, , 19 ottobre 1993, n. 10332

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