Art. 2956 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato al D.Lgs. 26 ottobre 2020, n. 147)

Prescrizione di tre anni

Articolo 2956 - codice civile

Si prescrive in tre anni (2959, 2960) il diritto:
1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese (2099, 2955) (1);
2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative (2229 ss.);
3) dei notai, per gli atti del loro ministero;
4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più lungo di un mese (2955).

Articolo 2956 - Codice Civile

Si prescrive in tre anni (2959, 2960) il diritto:
1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese (2099, 2955) (1);
2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative (2229 ss.);
3) dei notai, per gli atti del loro ministero;
4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più lungo di un mese (2955).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 63 del 10 giugno 1966, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 2948, n. 4, 2955, n. 2 e 2956, n. 1, limitatamente alla parte in cui consentono che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro (3, 4 e 36 Cost.). Con successive sentenze n. 143 del 20 novembre 1969 e n. 174 del 12 dicembre 1972, la Corte costituzionale ha tuttavia precisato che tale principio non trova applicazione nei rapporti di pubblico impiego e in quelli garantiti dall’art. 1 della L. 15 luglio 1966, n. 604 e dall’art. 18 della L. 20 maggio 1970, n. 300, licenziamento per giusta causa.

Massime

Non è ammissibile l’eccezione di prescrizione presuntiva del credito al trattamento di fine rapporto di lavoro.  Cass. civ., sez. , VI, , 14 marzo 2017, n. 6522

Le prescrizioni brevi e presuntive, ex artt. 2955 n. 2 e 2956 n. 1, c.c., continuano ad operare anche in materia di rapporti di lavoro subordinato, salva la diversa decorrenza in funzione della stabilità del rapporto, senza che al riguardo si prospettino profili di incostituzionalità in riferimento agli articoli 3, 4 e 36 Cost.  Cass. civ., , sez. lav., , 3 ottobre 1998, n. 9825

Il credito del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non è assoggettato alla prescrizione prevista dall’art. 2956, comma 1, n. 2), c.c.; le prescrizioni presuntive, infatti, non operano quando il contratto, dal quale trae origine il credito, sia stipulato per iscritto e nel gratuito patrocinio il compenso viene liquidato solo in base ad un decreto emesso dal giudice compentente a seguito di presentazione di una richiesta scritta.  Cass. civ., sez. , VI, , 22 maggio 2019, n. 13707

La prescrizione presuntiva dei crediti dei professionisti, sancita dall’art. 2956, n. 2, cod. civ., si fonda sulla natura del contratto d’opera intellettuale, nel quale l’adempimento del cliente suole avvenire senza dilazione e senza quietanza scritta. Pertanto, essa non è opponibile alla società che abbia eseguito una prestazione professionale prima della legge 7 agosto 1997, n. 266, quando le società potevano ricevere incarichi professionali (estranei alle attività “protette”) solo con strumenti diversi dal contratto d’opera intellettuale, caratterizzato da personalità della prestazione.  Cass. civ., sez. , U, , 25 giugno 2015, n. 13144

Le prescrizioni presuntive, trovando ragione unicamente nei rapporti che si svolgono senza formalità, dove il pagamento suole avvenire senza dilazione, non operano se il credito trae origine da contratto stipulato in forma scritta. Tuttavia il contratto scritto che esclude l’operatività della prescrizione del credito dell’avvocato, ai sensi dell’art. 2956, n. 2, c.c., non può essere individuato nella procura “ad litem”, la quale, essendo negozio unilaterale di investimento della rappresentanza processuale, va tenuta distinta dal contratto di mandato attinente al rapporto interno tra cliente e professionista.  Cass. civ., sez. , I, , 4 luglio 2012, n. 11145

Nella categoria dei professionisti, i cui diritti per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative, sono assoggettati a prescrizione presuntiva triennale dall’art. 2956 n. 2 c.d., sono compresi soltanto coloro che esercitano una professione intellettuale di antica o di recente tradizione, nei cui confronti è ravvisabile il presupposto della prassi del pagamento senza dilazione per l’agevole determinabilità del credito ai sensi dell’art. 2233 c.c., sicché detta prescrizione non è applicabile al credito per il compenso nascente da un mero contratto d’opera. (Nella specie la S.C. ha confermato la statuizione di merito che, in applicazione del principio enunciato, aveva escluso l’applicabilità della prescrizione presuntiva al compenso preteso per lo svolgimento di un’attività promozionale svolta al fine di ottenere l’aggiudicazione di un importante contratto al committente).  Cass. civ., , sez. II, , 29 giugno 1985, n. 3886

L’eccezione di prescrizione presuntiva ex art. 2956 n. 3 c.c. del diritto al compenso spettante ad un notaio per le sue prestazioni professionali, essendo fondata su di una presunzione legale di pagamento, non può trovare accoglimento nel caso in cui il debitore ammetta di non avere corrisposto direttamente al professionista il compenso dovuto, ma di essersi affidato a terzi delegati per il pagamento; l’ammissione in giudizio della mancata estinzione dell’obbligazione, che a norma dell’art. 2959 c.c. impedisce l’accoglimento dell’eccezione di prescrizione presuntiva, è, infatti, ravvisabile anche nel caso in cui il debitore eccepisca che altri sia il soggetto tenuto all’adempimento.  Cass. civ., sez. , II, , 14 ottobre 2019, n. 25838

La prescrizione di cui all’art. 2956 n. 3 c.c. del diritto al compenso spettante ad un notaio per le sue prestazioni professionali, essendo fondata su di una presunzione legale di pagamento, non può trovare applicazione allorché il debitore abbia ammesso anche implicitamente di non avere corrisposto al professionista il compenso dovuto, come nel caso in cui il debitore eccepisca di non avere conferito al notaio l’incarico da cui dovrebbe discendere il controverso compenso.  Cass. civ., , sez. II, , 28 luglio 1992, n. 9042

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