Art. 2953 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Effetti del giudizio sulle prescrizioni brevi

Articolo 2953 - Codice Civile

I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato (324 c.p.c.), si prescrivono con il decorso di dieci anni (2946).

Articolo 2953 - Codice Civile

I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato (324 c.p.c.), si prescrivono con il decorso di dieci anni (2946).

Note

Massime

La prescrizione decennale da “actio iudicati” ex art. 2953 c.c. decorre dal passaggio in giudicato della sentenza e, se appellata, dalla declaratoria giudiziale che rende definitiva la decisione, effetto questo che, rispetto al giudizio di ottemperanza ex art. 70 d.lgs. n. 546 del 1992, si produce anche con riguardo ad una pronuncia di rito, in quanto idonea a chiudere il processo in senso sfavorevole a una parte, fondando la definitività della pretesa avanzata dall’altra.  Cass. civ., sez. , V, , 16 dicembre 2019, n. 33039

La sentenza passata in giudicato, per poter determinare la conversione del termine di prescrizione, deve essere “di condanna”, come esplicitamente sancito dall’art. 2953 c.c., e cioè consistere in un provvedimento giudiziale definitivo che imponga, a chi vi è obbligato, l’esecuzione della prestazione dovuta per il soddisfacimento del diritto altrui fatto valere, con conseguente esclusione, dall’ambito di applicabilità della norma, delle sentenze di mero accertamento.  Cass. civ., sez. , lav., , 26 gennaio 2017, n. 2003

La prescrizione decennale da “actio iudicati”, prevista dall’art. 2953 cod. civ., decorre non dal giorno in cui sia possibile l’esecuzione della sentenza né da quello della sua pubblicazione, ma dal momento del suo passaggio in giudicato.  Cass. civ., sez. , III, , 10 luglio 2014, n. 15765

In materia di prescrizione, la conversione della prescrizione breve in quella decennale per effetto della formazione del titolo giudiziale “ex” art. 2953 c.c. ha il proprio fondamento esclusivo nel titolo medesimo, sicché non incide sui diritti non riconducibili a questo e, dunque, non opera per i diritti maturati in periodi successivi a quelli oggetto del giudicato di condanna (nella specie, per differenze retributive maturate nel corso del rapporto di lavoro). Cass, civ., sez. , lav., , 20 marzo 2013, n. 6967

In tutti i casi in cui la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, una volta formatosi il giudicato proprio perché non ha più giuridico rilievo il titolo originario del credito riconosciuto, i relativi diritti si prescrivono con il decorso di dieci anni; al suddetto termine prescrizionale, in ragione della sua autonomia, non sono applicabili le norme sulla sospensione riguardanti il termine prescrizionale del diritto originario. (Fattispecie relativa alla mancata applicabilità al credito nascente dal giudicato della sospensione ope legis della prescrizione stabilita per i crediti contributivi dell’Inps e dell’Inail dall’art. 2, comma diciannovesimo, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito nella legge 11 novembre 1983, n. 638).  Cass. civ., , sez. lav., , 3 dicembre 1999, n. 33544

Poiché la ratio dell’art. 2953 c.c. si fonda sull’autonomia del titolo giudiziale che, formatosi, vive di vita propria e autonoma, non è possibile operare modificazioni al regime prescrizionale a diritti non riconducibili al titolo giudiziale; pertanto non è applicabile la prescrizione decennale ma quella breve annuale (vigente per il diritto alla sorte capitale ex art. 6 legge 11 gennaio 1943, n. 138) ove si richieda la rivalutazione monetaria e gli interessi sulla indennità di maternità che era stata riconosciuta con un precedente giudicato. Cass, civ., , sez. lav., , 10 giugno 1999, n. 5710

alle sole sentenze di condanna e quindi non è applicabile alle sentenze di risoluzione dei contratti, che sono, invece, dichiarative o costitutive, a seconda che ricorrano le ipotesi di cui agli artt. 1454, 1456 e 1457 c.c. ovvero quelle di cui agli artt. 1453 e 1467, con la conseguenza che ai diritti oggetto del contratto dichiarato risolto si applica il regime prescrizionale proprio di essi e, trattandosi del diritto di proprietà, il regime dell’imprescrittibilità, tranne che si sia verificata l’usucapione in favore di terzi. (Nella specie trattavasi di risoluzione di un contratto oneroso di rendita vitalizia mediante alienazione di un immobile).  Cass. civ., , sez. II, , 31 maggio 1990, n. 5121

Il diritto dell’assicuratore che si surroga nei diritti del proprio assicurato verso il terzo responsabile del danno dal predetto assicurato subito per effetto di un sinistro derivante dalla circolazione stradale, in relazione al quale l’assicuratore ha pagato l’indennità, si prescrive, come quello del danneggiato, non più nel termine biennale a norma dell’art. 2947 secondo comma c.c. bensì ai sensi dell’art. 2953 c.c. nel termine di dieci anni ove, nei confronti del detto responsabile sia stata pronunciata (anche dal giudice penale) sentenza di condanna generica al risarcimento del danno passata in giudicato, la cui data ne segna la decorrenza.  Cass. civ., , sez. III, , 14 marzo 2006, n. 5441

Il passaggio in giudicato della sentenza, che, riconoscendo la pari responsabilità dei conducenti di due veicoli coinvolti in un incidente stradale, abbia accolto la domanda di risarcimento proposta dal terzo danneggiato nei confronti di uno solo di detti conducenti, condannando questo, in forza della previsione di solidarietà di cui al primo comma dell’art. 2055 c.c., a risarcire per l’intero il danno subito dal terzo, comporta che l’azione della società assicuratrice del danneggiante condannato all’integrale risarcimento, volta a conseguire in via di regresso la metà di quanto erogato al danneggiato ai sensi della sentenza stessa, soggiace non alla prescrizione biennale prevista dal secondo comma dell’art. 2947 c.c., ma alla prescrizione decennale ai sensi dell’art. 2953 dello stesso codice.  Cass. civ., , sez. III, , 9 aprile 1988, n. 2799

In materia di risarcimento di danni dipendenti dalla circolazione stradale, qualora la sentenza penale divenuta irrevocabile abbia pronunciato anche condanna generica dell’imputato al risarcimento in favore del danneggiato, l’azione diretta alla liquidazione del quantum è soggetta non alla prescrizione biennale prevista dall’art. 2947 c.c., bensì a quella decennale prevista dall’art. 2953 dello stesso codice, in quanto detta pronuncia, pur mancando dell’attitudine all’esecuzione forzata, contiene tuttavia la statuizione della responsabilità del debitore, rispetto alla quale la successiva sentenza di liquidazione non ha altra funzione se non di determinare la prestazione sostitutiva dovuta per riparare al pregiudizio economico subito dal danneggiato.  Cass. civ., , sez. III, , 24 aprile 1981, n. 2465

Nel caso in cui la sentenza penale di condanna generica al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituitasi parte civile, sia passata in giudicato, la successiva azione volta alla quantificazione del danno non è soggetta al termine di prescrizione breve ex art. 2947 c.c., ma a quello decennale ex art. 2953 c.c. decorrente dalla data in cui la sentenza stessa è divenuta irrevocabile, atteso che la pronuncia di condanna generica, pur difettando dell’attitudine all’esecuzione forzata, costituisce una statuizione autonoma contenente l’accertamento dell’obbligo risarcitorio in via strumentale rispetto alla successiva determinazione del “quantum”; la conversione del termine di prescrizione, da breve a decennale, per effetto del passaggio in giudicato della sentenza di condanna, è invocabile anche nei confronti di un soggetto rimasto estraneo al processo nel quale è stata pronunciata la stessa sentenza (nella specie, del coobbligato in solido), a meno che non si tratti di diritti che non furono oggetto di valutazione o di decisione.  Cass. civ., sez. , III, , 18 giugno 2019, n. 16289

L’”actio iudicati” di cui all’art. 2953 c.c. opera anche con riferimento ad una pronuncia definitiva di condanna generica emessa in sede penale e, in difetto di espressa limitazione contenuta in tale pronuncia, si estende a tutte le pretese risarcitorie comunque correlate al reato, senza possibilità di ritenere soggette al termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2947 c.c. pretese relative a danni che, sebbene non specificamente dedotti nell’atto di costituzione di parte civile, siano comunque conseguenti al reato.  Cass. civ., sez. , III, , 14 febbraio 2019, n. 4318

Il principio per cui in ipotesi di condanna generica al risarcimento del danno – la quale pur difettando dell’attitudine all’esecuzione forzata costituisce una statuizione autoritativa contenente l’accertamento dell’obbligo in via strumentale rispetto alla successiva determinazione del quantum – l’azione diretta alla determinazione del danno resta assoggettata alla prescrizione decennale di cui all’art. 2953 c.c. con decorrenza dalla data in cui la sentenza di condanna sia divenuta irrevocabile ha carattere generale e trova applicazione anche nelle ipotesi in cui la sentenza di condanna generica sia emessa nel corso di procedimento penale, in favore del danneggiato costituitosi parte civile.  Cass. civ., , sez. lav., , 26 luglio 1996, n. 6757

Il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.  Cass. civ., , Sezioni Unite, , 17 novembre 2016, n. 23397

In tema di riscossione delle imposte e delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie, non si applica il termine di prescrizione di dieci anni di cui all’art. 2953 cod. civ. ove la definitività dell’accertamento derivi non da una sentenza passata in giudicato, ma dalla dichiarazione di estinzione del processo tributario per inattività delle parti.  Cass. civ., sez. , V, , 6 marzo 2015, n. 4574

La sentenza penale, con la quale è stata dichiarata la prescrizione dei reati in materia di evasione di accisa sul consumo di gas metano per uso domestico, destinato, invece, ad autotrazione (e soggetto, quindi, ad un’aliquota di imposta più elevata), da un lato, non incide sul potere impositivo dell’Amministrazione finanziaria, che viene meno solo per effetto di una pronuncia assolutoria e, dall’altro, non concretandosi in un accertamento del credito erariale o in una condanna dell’imputato al pagamento dell’imposta evasa, non comporta nemmeno l’applicabilità del termine di prescrizione decennale, secondo la disciplina dell’”actio iudicati” dettata dall’art. 2953 cod. civ., al posto di quello trentennale previsto dall’art. 19 del r.d.l. 28 febbraio 1939, n. 334, convertito nella legge 2 giugno 1939, 739 (applicabile “ratione temporis”). Cass. civ., sez. , V, , 11 dicembre 2013, n. 27674

In tema di riscossione delle imposte sul reddito, l’art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 602 del 1973, applicabile “ratione temporis”, nel prevedere che le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate in base agli accertamenti degli uffici devono essere iscritte in ruoli formati e consegnati all’Intendenza di Finanza, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, non si riferisce soltanto agli avvisi di accertamento non impugnati dal contribuente, ma riguarda anche la riscossione conseguente a decisioni delle commissioni tributarie sull’impugnazione dell’avviso di accertamento divenute definitive, con la conseguente inapplicabilità del termine decennale di prescrizione previsto dall’art. 2946 c.c., riferibile all’”actio indicati”. Cass. civ., sez. , V, , 10 giugno 2009, n. 13333

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