Art. 2933 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Esecuzione forzata degli obblighi di non fare

Articolo 2933 - Codice Civile

Se non è adempiuto un obbligo di non fare, l’avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese dell’obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell’obbligo (612 ss. c.p.c.).
Non può essere ordinata la distruzione della cosa e l’avente diritto può conseguire solo il risarcimento dei danni, se la distruzione della cosa è di pregiudizio all’economia nazionale.

Articolo 2933 - Codice Civile

Se non è adempiuto un obbligo di non fare, l’avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese dell’obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell’obbligo (612 ss. c.p.c.).
Non può essere ordinata la distruzione della cosa e l’avente diritto può conseguire solo il risarcimento dei danni, se la distruzione della cosa è di pregiudizio all’economia nazionale.

Note

Massime

L’art. 2933, comma 2, c.c., che limita l’esecuzione forzata degli obblighi di non fare, vietando la distruzione della cosa che sia di pregiudizio all’economia nazionale, va riferito alle sole fonti di produzione o distribuzione della ricchezza dell’intero paese e, pertanto, non è invocabile per evitare lo spostamento di una costruzione alla distanza prescritta dalle norme in materia, comportando la persistenza di detta costruzione, al contrario, una lesione di pur rilevanti interessi individuali.  Cass. civ., sez. , II, , 31 ottobre 2017, n. 25890, , C. c. A. Idem, Cass. II 25 maggio 2012 n. 8358. [RV64580302]

In tema di esecuzione coattiva di obblighi di non fare, l’art. 2933 c.c. consente di ottenere il ripristino della situazione precedente soltanto nei limiti delle statuizioni contenute nella sentenza di condanna al “non facere” e, in caso di non adempimento spontaneo, mediante il procedimento di esecuzione coattiva disciplinato nell’art. 612 c.p.c. Ne consegue che una pronuncia emessa in sede possessoria che abbia ad oggetto esclusivamente atti di molestia compiuti su una specifica porzione di terreno non può, nel procedimento instaurato ai sensi dell’art. 612 c.p.c., essere estesa ad ogni tipo di molestie realizzabili sui fondi, anche diversi da quello indicato nel ricorso possessorio, che si trovino nella disponibilità dei ricorrenti.  Cass. civ., sez. , III, , 23 marzo 2011, n. 6665

In tema di risarcimento del danno per lesione dei diritti reali – nella specie, del diritto di veduta – rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito (il cui mancato esercizio non è censurabile in sede di legittimità) attribuire al danneggiato il risarcimento per equivalente anziché quello in forma specifica, salvo il dovere, imposto dall’art.2933, secondo comma, c.c., di provvedere nel primo senso se la distruzione della cosa è di pregiudizio per l’economia nazionale.  Cass. civ., , sez. II, , 16 gennaio 2007, n. 866

Le norme del codice civile sulle distanze fra gli edifici e quelle, ivi richiamate, dei regolamenti edilizi locali, che disciplinano, eventualmente, la materia in modo diverso, fondano, nelle controversie fra privati, il diritto soggettivo di colui che si ritenga danneggiato dalla loro violazione al risarcimento del danno ed alla riduzione in pristino ovvero allo spostamento della costruzione alla distanza prescritta dalle dette fonti normative, senza che possa in contrario rilevare – almeno in via di principio – il disposto dell’art. 2933 c.c., e l’ivi previsto divieto di costruzioni pregiudizievoli per l’economia nazionale.  Cass. civ., , Sezioni Unite, , 14 luglio 1994, n. 6582

La sanzione, ai sensi dell’art. 872 c.c., dell’abbattimento di fabbricati costruiti in violazione delle norme sulle distanze legali è applicabile indipendentemente dallo stato di buona o di mala fede del possessore, ed altresì non trova ostacolo nella norma di cui al capoverso dell’art. 2933 c.c., che limita l’eseguibilità in forma specifica degli obblighi di non fare nel senso di vietare la distruzione che sia di pregiudizio all’economia nazionale, dovendo intendersi la norma con riferimento alle sole fonti di produzione e distribuzione della ricchezza.  Cass. civ., , sez. II, , 25 novembre 1992, n. 12557

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