Art. 2797 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Forme della vendita

Articolo 2797 - Codice Civile

Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L’intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno (602 c.p.c.).
Se entro cinque giorni dall’intimazione non è proposta opposizione, o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto (534 ss. c.p.c.), o, se la cosa ha un prezzo di mercato (1474), anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti (1515; 83 att.). Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è determinato a norma dell’art. 166 del codice di procedura civile.
Il giudice, sull’opposizione del costituente, può limitare la vendita a quella tra più cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito (2799).
Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse (2744; 53 l. fall.).

Articolo 2797 - Codice Civile

Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L’intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno (602 c.p.c.).
Se entro cinque giorni dall’intimazione non è proposta opposizione, o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto (534 ss. c.p.c.), o, se la cosa ha un prezzo di mercato (1474), anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti (1515; 83 att.). Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è determinato a norma dell’art. 166 del codice di procedura civile.
Il giudice, sull’opposizione del costituente, può limitare la vendita a quella tra più cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito (2799).
Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse (2744; 53 l. fall.).

Note

Massime

L’opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall’art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all’esecuzione, riconducibile all’art. 615 c. p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest’ultima, compresa quella dell’appellabilità della sentenza che la conclude in primo grado – ripristinata, per le sentenza pubblicate a partire dal 4 luglio 2009, dall’ulteriore riforma dell’art. 616 c.p.c., di cui all’art. 49 della l. n. 69 del 2009 -, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione proposto direttamente avverso la sentenza di primo grado.  Cass. civ., sez. , VI, , 2 luglio 2018, n. 17268

Attraverso l’opposizione alla vendita della cosa pignorata, prevista dall’art. 2797 c.c., il debitore od il terzo datore di pegno possono far valere non solo eventuali vizi procedurali, ma anche eccezioni di merito relative al rapporto obbligatorio a garanzia del quale fu concesso il pegno. La suddetta opposizione, pertanto, è soggetta al regime dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., e non al più restrittivo regime previsto per l’opposizione agli atti esecutivi dall’art. 617 c.p.c.  Cass. civ., , sez. III, , 14 novembre 2008, n. 27266

In tema di pegno, la possibile derogabilità consensuale della disciplina dettata dall’art. 2797 c.c. è applicabile sia al termine minimo di preavviso (ridotto nella specie ad un giorno) sia all’intimazione a mezzo dell’ufficiale giudiziario (sostituita con un preavviso al debitore dato in forma scritta); se poi la cosa ha “un prezzo di mercato”, nel significato desumibile per analogia dall’art. 1515 c.c. relativo all’esecuzione coattiva della vendita e dunque “un prezzo corrente stabilito per atto della pubblica autorità ovvero risultante da listini di borsa o mercuriali”, la vendita stessa può avvenire a mezzo delle persone autorizzate, ai sensi dell’art. 83 disp. att. c.c. o anche tramite commissionario, ciò implicando una “vendita a trattative private” ad un prezzo non inferiore al minimo del listino, così potendosi argomentare in via analogica dall’art. 532 c.p.c. (omissis).  Cass. civ., , sez. I, , 10 novembre 2008, n. 26898

In tema di pegno, la disciplina dettata dall’art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal secondo comma, ma anche mediante la dispensa dall’intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l’opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l’omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purchè essa sia il risultato dell’accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore. (Omissis ).  Cass. civ., , sez. I, , 28 maggio 2008, n. 13998

sostenersi la possibilità di ricorrere all’opposizione prevista dal secondo comma dell’art. 2797 c.c., posto che tale possibilità è stata impedita al proprietario proprio dalla mancata notifica dell’intimazione che ha determinato il vizio iniziale della procedura esecutiva.  Cass. civ., , sez. III, , 2 agosto 2000, n. 10111

Nell’ambito della speciale procedura ex art. 2756, 2797 c.c. (nella quale l’interessato agisce senza uno speciale titolo esecutivo), deve ritenersi legittima la proposizione, da parte del debitore, di questioni non soltanto di rito, ma anche di merito, con riferimento al diritto ex adverso azionato, con conseguente preclusione della ulteriore proseguibilità della procedura de qua nel caso di contestazione della esistenza stessa del diritto vantato dal creditore privilegiato. (Omissis).  Cass. civ., , sez. II, , 24 novembre 1998, n. 11893

Il risarcimento dei danni subiti a causa della vendita coattiva di un quantitativo di titoli, disposta dalla banca ai sensi dell’art. 2797 c.c., ancorché illegittima, non può essere invocato dal proprietario dei titoli stessi che assuma la nullità della vendita, atteso che, se per espresso riconoscimento della parte interessata la vendita è nulla, i titoli sono ancora nel suo portafoglio e questa non ha determinato alcun effetto pregiudizievole al suo patrimonio.  Cass. civ., , sez. I, , 28 aprile 1997, n. 3654

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