Art. 2739 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato al D.Lgs. 26 ottobre 2020, n. 147)

Oggetto

Articolo 2739 - codice civile

Il giuramento non può essere deferito o riferito (2737; 233, 234 c.p.c.) per la decisione di cause relative a diritti di cui le parti non possono disporre (1966), né sopra un fatto illecito (2043 ss.) o sopra un contratto per la validità del quale sia richiesta la forma scritta (1350), né per negare un fatto che da un atto pubblico (2699) risulti avvenuto alla presenza del pubblico ufficiale che ha formato l’atto stesso (2700).
Il giuramento non può essere deferito che sopra un fatto proprio della parte a cui si deferisce o sulla conoscenza che essa ha di un fatto altrui e non può essere riferito qualora il fatto che ne è l’oggetto non sia comune a entrambe le parti (2960).

Articolo 2739 - Codice Civile

Il giuramento non può essere deferito o riferito (2737; 233, 234 c.p.c.) per la decisione di cause relative a diritti di cui le parti non possono disporre (1966), né sopra un fatto illecito (2043 ss.) o sopra un contratto per la validità del quale sia richiesta la forma scritta (1350), né per negare un fatto che da un atto pubblico (2699) risulti avvenuto alla presenza del pubblico ufficiale che ha formato l’atto stesso (2700).
Il giuramento non può essere deferito che sopra un fatto proprio della parte a cui si deferisce o sulla conoscenza che essa ha di un fatto altrui e non può essere riferito qualora il fatto che ne è l’oggetto non sia comune a entrambe le parti (2960).

Massime

Il giuramento è ammissibile per dimostrare l’esistenza e il contenuto dell’atto scritto richiesto a pena di nullità nell’ipotesi in cui il documento sia andato smarrito o distrutto senza colpa del contraente che se ne voglia avvalere, se di tale circostanza si offra prova e si faccia menzione nella formula del giuramento ovvero allorché il giudice di merito abbia ritenuto, con incensurabile accertamento di fatto sorretto da congrua motivazione, che risulti già dimostrato questo presupposto di ammissibilità del giuramento.  Cass. civ., sez. , lav., , 29 ottobre 2015, n. 22127

L’art. 2739 c.c. vieta la prova per giuramento sull’esistenza di un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam, perché nessuna prova potrebbe supplire al documento mancante, mentre il giuramento decisorio può essere deferito nel caso in cui l’atto scritto è sussistente e la prova tende a dimostrare non l’esistenza del contratto, ma soltanto il suo carattere simulatorio.  Cass. civ., , sez. II, , 28 ottobre 2002, n. 15160

Il divieto di deferire giuramento sopra un contratto per la validità del quale sia richiesta la forma scritta, poiché mira ad evitare che il contraente possa in tal via superare la nullità derivante dall’inosservanza della forma prescritta ad substantiam, opera solo tra le parti del contratto e non anche nei confronti del terzo che invochi il contratto inter alios semplicemente come fatto storico. (Omissis).  Cass. civ., , sez. lav., , 24 marzo 2001, n. 4308

Con riguardo alla domanda diretta a far valere la simulazione relativa di una vendita immobiliare, dissimulante una donazione, asseritamente nulla per difetto di forma ovvero revocabile per ingratitudine, mentre la prova testimoniale inter partes è ammissibile per il combinato disposto degli artt. 1417 e 2725 c.c. soltanto se è intesa a dimostrare la perdita incolpevole della eventuale controdichiarazione attestante l’esistenza dell’asserito contratto di donazione dissimulato, è inammissibile il deferimento sul punto del giuramento decisorio, dato che questo, essendo diretto a far dipendere la decisione della lite dalla coscienza della parte, non è un mezzo di prova documentale e non può quindi sostituire l’atto scritto richiesto ad substantiam dall’art. 1350 c.c. per ogni convenzione riguardante diritti reali immobiliari.  Cass. civ., , sez. II, , 4 agosto 1990, n. 7861

Il divieto di deferire giuramento su fatti illeciti, previsto dall’art. 2739 cod. civ., trova la sua “ratio” nell’esigenza di impedire che il giurante sia costretto a scegliere tra l’ammettere circostanze lesive della sua dignità e del suo decoro ed il giurare il falso; ne consegue che non può deferirsi giuramento in ordine all’esistenza di un patto commissorio imposto al debitore dal creditore per l’esclusiva realizzazione dei propri interessi, integrando esso pur sempre un atto illecito o comunque un atto con causa illecita.  Cass. civ., sez. , II, , 29 novembre 2013, n. 26851

Il divieto di deferire il giuramento su fatti illeciti, posto dall’art. 2739 c.c., trovando il suo fondamento nell’opportunità di non obbligare il giurante a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo anche di responsabilità civile, si riferisce sia al giuramento decisorio che a quello suppletorio, e non è limitato agli atti contrastanti con norme imperative, di ordine pubblico o di buon costume, o comunque turpi o riprovevoli secondo la coscienza collettiva, ma si estende a qualunque ipotesi di illiceità; esso, peraltro, riguarda le sole circostanze specificamente capitolate, trovando applicazione soltanto quando oggetto del giuramento sia un comportamento illecito del giurante, ovvero un comportamento illecito della controparte che possa desumersi automaticamente da quello del giurante, e non anche quando si tratti di un fatto materiale in sé neutro, perché non attributivo di comportamento illecito a nessuna delle parti, la cui responsabilità va invece desunta da altri fatti per via di inferenze e correlazioni.  Cass. civ., sez. , III, , 4 giugno 2009, n. 12866

La disposizione dell’articolo 2739 c.c. vieta di deferire o riferire il giuramento sopra un fatto illecito quando questo riguardi la persona del giurante, sicchè essa non opera quando il fatto illecito riguardi la parte avversa. Deve inoltre intendersi per fatto illecito non solo quello penale o quello civile «turpe» ma anche ogni azione contrastante con norme imperative, d’ordine pubblico o di buon costume. (Omissis).  Cass. civ., , sez. III, 15 marzo 2007, n. 5994

In tema di giuramento, la norma di cui all’art. 2739 c.c. (divieto di deferimento del giuramento su fatti illeciti) trova il suo fondamento nell’opportunità di non obbligare il giurante a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo di responsabilità non soltanto penale, ma anche civile od amministrativa, sì che la locuzione «fatto illecito» (che ha sostituito quella di «fatto delittuoso» contenuta nell’art. 1364 del codice previgente) va intesa nella sua (più ampia) portata di atto contrastante con norme imperative, di ordine pubblico, di buon costume o, comunque, turpe o riprovevole secondo la coscienza collettiva del tempo. (omissis).  Cass. civ., , sez. I, , 25 agosto 1998, n. 8423

Il divieto contenuto nell’art. 2739 c.c. di deferire il giuramento sopra un fatto illecito opera nei confronti dell’autore del fatto illecito e non anche del soggetto leso, dal momento per cui, qualora sia tale ultimo soggetto a prestare giuramento, non si pone il problema (per scongiurare il quale il legislatore ha posto il divieto in questione) di evitare al giurante il dilemma di confessarsi autore di un fatto illecito, o di giurare il falso. In ogni caso, inoltre, il divieto va riguardato con riferimento alle circostanze specificamente capitolate, sussistendo il divieto suddetto solo quando a rivestire il carattere di illiceità sia il fatto oggetto del giuramento, e non un fatto diverso che possa eventualmente essere desunto a carico del giurante, per via di illazioni e della correlazione del fatto medesimo con elementi intrinseci ed affermazioni di parte.  Cass. civ., , sez. III, , 15 luglio 1998, n. 6911

Il giuramento può essere deferito con formula “de veritate” non solo quando abbia ad oggetto un fatto proprio del giurante, ma anche ove il fatto, pur essendo posto in essere da altri, sia caduto sotto l’esperienza diretta dei suoi sensi e della sua intelligenza; in caso contrario, qualora il fatto sia stato esclusivamente conosciuto in via indiretta dal giurante medesimo, il giuramento va deferito con formula “de scientia”. La valutazione del fatto e, quindi, della formula del giuramento è rimessa all’apprezzamento del giudice di merito ed è, perciò, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.  Cass. civ., sez. , II, , 4 giugno 2018, n. 14300

In tema di giuramento, qualora trattisi di giuramento de scientia, la formula deve essere redatta, a pena di inammissibilità, in modo che, ripetendola, il giurante affermi o neghi non già un fatto, bensì la conoscenza che egli ne abbia, poiché soltanto questa costituisce l’oggetto del giuramento.  Cass. civ., , sez. II, , 4 maggio 1993, n. 5163

Il giuramento può essere deferito con una formula de veritate anche nel caso in cui un fatto, non proprio della parte che è chiamata a giurare, debba essere necessariamente caduto sotto l’esperienza diretta dei suoi sensi o della sua intelligenza; viceversa, il giuramento non può essere formulato se non con riferimento alla conoscenza che la parte chiamata a giurare abbia o non abbia di un fatto che non gli è proprio o che non sia necessariamente caduto sotto l’esperienza diretta dei suoi sensi o della sua intelligenza, e cioè con una formula de scientia.  Cass. civ., , sez. II, , 2 agosto 1990, n. 7713

La parte che abbia deferito al legale rappresentante di una società il giuramento decisorio nella forma de veritate, invece che de scientia, con riferimento a fatti di cui lo stesso non sia stato autore o partecipe, non può dolersi del mancato adattamento di ufficio della formula del giuramento da parte del giudice, poiché le modificazioni sostanziali della formula del giuramento decisorio possono essere apportate soltanto dalla parte personalmente o da un suo procuratore munito di mandato speciale.  Cass. civ., sez. , lav., , 10 giugno 1998, n. 5789

Il giuramento decisorio deferito al legale rappresentante di una persona giuridica su fatti inerenti all’attività della stessa non può configurarsi come giuramento de veritate se non quando verta su fatti propri della persona fisica che nella detta qualità è chiamato a prestarlo.  Cass. civ., , sez. II, , 19 aprile 1995, n. 4365

A norma dell’art. 2739, secondo comma, c.c., il riferimento del giuramento decisorio “de veritate” diviene inefficace qualora la parte destinataria sia deceduta e i fatti oggetto dello stesso non risultino comuni al deferito e ai successori del riferito. (omissis).  Cass. civ., sez. , lav., , 22 novembre 2011, n. 24609

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