Art. 2600 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato al D.Lgs. 26 ottobre 2020, n. 147)

Risarcimento del danno

Articolo 2600 - codice civile

Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l’autore è tenuto al risarcimento dei danni (2043).
In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza (120 c.p.c.).
Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume (2727 ss.).

Articolo 2600 - Codice Civile

Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l’autore è tenuto al risarcimento dei danni (2043).
In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza (120 c.p.c.).
Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume (2727 ss.).

Massime

Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza sleale non è “in re ipsa” ma, essendo conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza, richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito. Fine consegue che solo la dimostrazione dell’esistenza del danno consente il ricorso al criterio equitativo ai fini della liquidazione. Cass. civ. sez. I, 26 marzo 2009, n. 7306

Il lucro cessante per effetto della concorrenza sleale per imitazione servile della forma del prodotto dell’impresa concorrente può essere determinato attraverso l’analisi dei bilanci, ovvero dei conti economici del danneggiato, purché si identifichi lo spazio di mercato dentro il quale la confondibilità, che costituisce l’essenza dell’illecito summenzionato, è stata realizzata. Cass. civ. sez. I, 22 agosto 1997, n. 7869

In tema di repressione degli atti di confusione posti in essere mediante fatti specifici di concorrenza sleale (art. 2598 n. 1 c.c.), ai fini della pronuncia di condanna generica al risarcimento dei danni, non si richiede che un danno sia stato già prodotto in relazione ad un’attività concorrenziale in atto, essendo invece sufficiente una situazione di concorrenza potenziale, ravvisabile sia in relazione ad una possibile estensione o espansione nel futuro dell’attività imprenditoriale concorrente (purché nei termini di rilevante probabilità), sia nell’ipotesi di attività preparatorie all’esercizio dell’impresa, quando si pongano in essere fatti diretti a dare inizio all’attività produttiva. Cass. civ. sez. I, 15 dicembre 1994, n. 10728

L’azione di risarcimento del danno, per concorrenza sleale consistente in reiterata contraffazione di brevetto, si collega ad una pluralità di fatti illeciti, atteso che, indipendentemente dal carattere permanente del comportamento concorrenziale in sé considerato e del relativo illecito, i pregiudizi patrimoniali dal medesimo dipendenti si traducono in autonomi eventi, collegati a ciascun episodio di contraffazione. Detta azione, pertanto, in applicazione della prescrizione di cui all’art. 2947 comma 1 c.c. è riferibile soltanto ai danni verificatisi nei cinque anni anteriori alla domanda (o ad altro atto idoneo ad interrompere la prescrizione). Cass. civ. sez. I, 20 ottobre 1994, n. 8559

L’ordine di pubblicazione del dispositivo della sentenza che accerti atti di concorrenza sleale e le modalità in cui esso deve essere eseguito costituiscono esercizio di un potere discrezionale ed insindacabile del giudice del merito, che prescinde dalla stessa individuazione del danno e della sua riparabilità mediante la pubblicazione dell’indicato dispositivo, trattandosi di sanzione autonoma, diretta a portare a conoscenza del pubblico la reintegrazione del diritto offeso. Cass. civ. sez. I, 13 marzo 2013, n. 6226

La pubblicazione della sentenza – prevista dall’art. 2600, comma 2, c.c. in caso di atti di concorrenza sleale compiuti con dolo o colpa – è un provvedimento autonomo che può essere disposto indipendentemente dall’esistenza (o dalla prova) di un danno attuale generico, trattandosi di rimedio che assolve ad una funzione riparatoria con riguardo a situazioni di pregiudizio specifico già verificatosi (quali il discredito), ovvero ad una funzione preventiva rispetto a quelle che potrebbero verificarsi in futuro. Cass. civ. Sezioni Unite, 23 novembre 1995, n. 12103

 

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