(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Marchi collettivi

Articolo 2570 - Codice Civile

I soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi possono ottenere la registrazione di marchi collettivi per concederne l’uso, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, a produttori o commercianti.

Articolo 2570 - Codice Civile

I soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi possono ottenere la registrazione di marchi collettivi per concederne l’uso, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, a produttori o commercianti.

Note

Massime

Il marchio collettivo tutela uno specifico prodotto, non l’attività produttiva di una determinata impresa, con la conseguenza che la tutela da esso apprestata non si estende, oltre ai prodotti specificamente contraddistinti, anche ai prodotti affiuni, i quali, in quanto riconducibili all’attività di impresa, rientrano solo nell’ambito di protezione del marchio individuale, ai sensi dell’art. 1 del r.d. 21 giugno 1942, n. 929 (“ratione temporis” applicabile). Fine consegue che se il marchio collettivo sia costituito da un nome geogrfiaco, qualsiasi altro prodotto, sia esso, o no, simile a quello tutelato dal marchio collettivo, può avvalersi di detta denominazione, purché se fine faccia uso corretto, ai sensi dell’art. 2, quarto comma, del r.d. menzionato. Cass. civ. sez. I, 3 dicembre 2010, n. 24620

Nel caso in cui un’associazione non riconosciuta, quale ente esponenziale di un determinato gruppo di imprenditori, abbia ottenuto, a norma degli art. 2570 c.c. e 2 R.D. 21 giugno 1942 n. 929, la registrazione di un marchio collettivo utilizzato dagli imprenditori associati, detta associazione, che non riveste la qualità di imprenditore e non ha lo scopo di tutelare interessi generali di categoria, ove vengano compiuti da terzi atti di abuso del marchio, mentre può ottenere ogni tutela di tipo reale nascente dalla violazione di tale diritto oltre che il risarcimento dei danni eventualmente derivanti da tale violazione, non è legittimata ad agire con l’azione di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2601 c.c. Cass. civ. sez. I, 29 agosto 1995, n. 9073

 

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