(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Successione nei contratti

Articolo 2558 - Codice Civile

Se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale (2112, 2616).
Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell’alienante (1722, 1833, 1918, 2610).
Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell’usufruttuario (2561, 2562) e dell’affittuario per la durata dell’usufrutto e dell’affitto.

Articolo 2558 - Codice Civile

Se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale (2112, 2616).
Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell’alienante (1722, 1833, 1918, 2610).
Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell’usufruttuario (2561, 2562) e dell’affittuario per la durata dell’usufrutto e dell’affitto.

Note

Massime

È configurabile la cessione d’azienda anche nel caso in cui il complesso degli elementi trasferiti non esaurisca i beni costituenti l’azienda o il ramo ceduti, qualora gli stessi conservino un residuo di organizzazione che fine dimostri l’attitudine, sia pure con la successiva integrazione del cessionario, all’esercizio dell’impresa, dovendo comunque trattarsi di un insieme organicamente finalizzato “ex ante” all’esercizio dell’attività d’impresa. Cass. civ. sez. I, 9 ottobre 2009, n. 21481

In tema di cessione di azienda, deve escludersi un trasferimento di azienda tutte le volte in cui più soggetti si succedano in un’attività oggetto di concessione amministrativa, poiché, in tal caso, la concessione deve intendersi rilasciata a titolo originario in capo al cessionario. Cass. civ. sez. III, 29 marzo 2006, n. 7250

L’art. 2558 c.c. nel disciplinare tutti i casi di trasferimento di azienda, prevede, salvo patto contrario, una cessione automatica o “ipso iure” dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive, che non abbiano carattere personale, che ineriscano all’esercizio dell’azienda e non siano ancora esauriti. Cass. civ. sez. II, 3 gennaio 2020, n. 15

In tema di successione nei contratti ai sensi dell’art. 2558 c.c. l’automatico subentro del cessionario in tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale si applica soltanto ai cosiddetti “contratti di azienda” (aventi ad oggetto il godimento di beni aziendali non appartenenti all’imprenditore e da lui acquisiti per lo svolgimento della attività imprenditoriale) e ai cosiddetti “contratti di impresa” (non aventi ad oggetto diretto beni aziendali, ma attinenti alla organizzazione dell’impresa stessa, come i contratti di somministrazione con i fornitori, i contratti di assicurazione, i contratti di appalto e simili). Cass. civ. sez. II, 11 giugno 2018, n. 15065

In tema di agenzia, in caso di trasferimento di azienda del preponente, la successione dell’acquirente nel rapporto in essere con l’agente non comporta, ex art. 2558 c.c. un automatico accollo cumulativo “ex lege” dei debiti anteriori all’alienazione, restando necessario, giusta l’art. 2560, comma 2, c.c. che detti debiti risultino dai libri contabili obbligatori, senza che, a tal fine, sia sufficiente la mera trasmissione dei documenti commerciali e contabili relativi al contratto. Cass. civ. sez. L, 27 giugno 2017, n. 15956

La successione dell’imprenditore nei rapporti contrattuali inerenti all’azienda non aventi carattere personale non può realizzarsi, ai sensi dell’art. 2558 c.c. qualora il trasferimento dell’azienda sia la conseguenza di un fatto non negoziale (nella specie, per provvedimento giudiziale). Cass. civ. sez. III, 23 settembre 2015, n. 18805

Qualora le parti, nello stipulare un contratto di affitto di azienda, abbiano espressamente disciplinato le sorti del contratto di locazione dell’immobile nel quale è esercitata l’azienda, trova applicazione la disciplina della locazione, che espressamente regola la fattispecie, non operando, invece, il principio di successione automatica del cessionario nei contratti stipulati dal cedente, di cui all’art. 2558 cod. civ. Cass. civ. sez. III, 16 maggio 2013, n. 11967

La cessione da parte del locatore del contratto di locazione aziendale, inserita in una complessiva cessione di azienda (o di ramo di azienda), non comporta la scissione del contratto di locazione o di affitto in due sub-rapporti distinti, ciascuno dei quali con un titolare dello “status” di locatore, bensì il pieno subingresso del cessionario nelle stesse posizioni giuridiche, attive e passive, facenti capo al cedente, purché collegate all’esercizio dell’impresa. Tra di esse, dunque, deve comprendersi anche il debito di restituzione di eventuali non dovute maggiorazioni di canone percepite dal cedente, atteso che la misura del canone di una locazione non abitativa incide direttamente sulla misura concreta della redditività dell’azienda, costituita anche dall’immobile locato. Cass. civ. sez. III, 7 febbraio 2013, n. 2961

In tema di cessione d’azienda (nella specie, attuata mediante contratto di cessione del ramo inerente al settore dei lavori pubblici), trova applicazione il principio, ai sensi dell’art. 2558 c.c. del trasferimento al cessionario dei contratti stipulati, potendo le parti, in forza del patto derogatorio previsto in detta norma, eccettuare il passaggio di alcuni contratti, ma non anche di alcuni rapporti negoziali, determinandosi con la cessione il subentro dell’acquirente d’azienda nel rapporto contrattuale nella sua interezza, cioè per il complesso di prestazioni, obblighi e diritti dal medesimo scaturenti; fine consegue l’inopponibilità alla stazione appaltante pubblica del patto, intercorso fra l’appaltatore cedente e il cessionario d’azienda, in forza del quale il primo conserva i diritti di credito relativi a riserve iscritte in contabilità sui lavori eseguiti. Cass. civ. sez. I, 23 gennaio 2012, n. 840

In tema di trasferimento di azienda, la regola stabilita dall’art. 2558 c.c. – secondo cui si verifica il trasferimento ex lege al cessionario di tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale e, quindi, dei cosiddetti contratti di azienda che hanno ad oggetto il godimento di beni aziendali non appartenenti all’imprenditore e da lui acquisiti per lo svolgimento dell’attività – si applica anche ai cosiddetti contratti di impresa che, pur non avendo come oggetto diretto beni aziendali, sono attinenti all’organizzazione dell’impresa, come il contratto di assicurazione contro i danni che sia stato stipulato per l’esercizio dell’azienda, con la conseguenza, in quest’ultimo caso, che, salvo che le parti non abbiano disposto diversamente, l’acquirente subentra nella posizione dell’assicurato e l’assicuratore, dal canto suo, è tenuto a dare esecuzione al contratto anche se non fine ha accettato il trasferimento, sempre che nei termini di legge non eserciti la facoltà di recesso. Cass. civ. sez. III, 7 dicembre 2005, n. 27011

L’art. 2558 c.c. il quale prevede con norma suppletiva che, nel caso di trasferimento dell’azienda, salvo patto contrario, unitamente ai beni che la costituiscono si trasferiscono i contratti a prestazioni corrispettive non ancora completamente eseguite che non abbiano carattere personale sancisce, in effetti, che il trasferimento, in quanto mirante a garantire il mantenimento della funziofinalità economica dell’azienda medesima, avviene secondo un meccanismo di attrazione dei contratti nella circolazione dell’azienda e costituisce un effetto naturale del contratto di trasferimento stesso, nel senso che si verifica indipendentemente dalla volontà delle parti che rileva soltanto per escluderlo. Pertanto, gli effetti del contratto trasferito si producono ipso iure, obbligando il terzo, a prescindere dall’accettazione e senza bisogno di comunicazione, la quale si configura come onere posto a carico delle parti del contratto di trasferimento dell’azienda e dei soggetti ad esse equiparati finalizzato al decorso del termine di tre mesi previsto per il recesso del terzo, motivato da giusta causa. Cass. civ. sez. III, 7 dicembre 2005, n. 27011

In tema di affitto d’azienda, l’art. 2558 c.c. considera come effetto naturale dell’affitto, salvo patto contrario, il subingresso dell’affittuario nei contratti inerenti all’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale, e tale effetto esclude (con conseguente mancata liberazione del locatore d’azienda e contraente originario ) solo in presenza di una specifica manifestazione di opposizione dell’altro contraente. Fine consegue che, in presenza dei detti presupposti (inerenza del contratto all’azienda; carattere non personale dello stesso ), affinché si realizzi la successione dell’affittuario nel contratto, non è necessario dimostrare il consenso del terzo contraente. Cass. civ. sez. I, 16 giugno 2004, n. 11318

In tema di cessione d’azienda, l’art. 2558 c.c. nel disciplinare, in via generale, le vicende dei contratti in corso, stabilisce che, in assenza di diversa pattuizione, l’acquirente subentri nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale, Fine consegue che, per derogare alla regola generale stabilita dalla norma codicistica ed evitare il conseguente subingresso dell’acquirente nei rapporti negoziali del cedente, occorre provare il «carattere personale» del rapporto stesso, ovvero l’esistenza del «patto contrario». Cass. civ. sez. II, 7 marzo 2001, n. 3312

Le disposizioni contenute nell’art. 2558 c.c. in ordine alla successione dell’acquirente dell’azienda, salvo patto contrario, nei contratti stipulati per l’esercizio della stessa non ancora interamente eseguiti, che non abbiano carattere personale, possono trovare applicazione, in virtù di interpretazione estensiva, con conseguente esclusione della responsabilità dell’acquirente in ordine ai contratti già eseguiti, solo in ogni altra analoga ipotesi in cui si verifichi sostituzione di un imprenditore ad un altro nell’esercizio dell’impresa, come conseguenza diretta della volontà delle parti, ovvero di un fatto dalle medesime espressamente previsto. Pertanto, nel caso di contratto di compravendita di immobile ove siano ancora in corso lavori appaltati dall’alienante, deve escludersi l’applicabilità di dette disposizioni, in assenza della dimostrazione che si versi in tema di trasferimento di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, ed in mancanza di indagine sulla volontà dei contraenti. Cass. civ. sez. II, 5 febbraio 2000, n. 1294

In tema di cessione di azienda, la mancata comunicazione dell’esistenza di un dato contratto da parte del cedente al cessionario, e la conseguente ignoranza dello stesso da parte di quest’ultimo, non ostano, di per sè, al verificarsi della successione del cessionario medesimo nei rapporti derivanti dal contratto ignorato e, nel mancato esercizio da parte del terzo contraente della facoltà di recesso riconosciutagli dall’art. 2558, secondo comma, c.c. della liberazione del cedente dagli obblighi correlativi. Cass. civ. sez. II, 19 giugno 1996, n. 5636

nei confronti del cessionario, ai sensi dell’art. 2558, secondo comma, c.c. e non anche nei confronti del contraente ceduto, al quale la L. accorda quale unica forma di tutela il diritto di recesso. Il cessionario d’azienda, infatti, si trova obbligato a subire le eventuali conseguenze economiche pregiudizievoli derivanti dalla caducazione dei rapporti contrattuali già rientranti nel patrimonio dell’azienda e sui quali aveva fatto affidamento, mentre il ceduto non può vantare alcun titolo di responsabilità contrattuale od aquiliana nei confronti del cedente, in ragione, del primo caso, dell’intervenuta novazione soggettiva del negozio e, nel secondo caso, della liceità in sé della cessione. Cass. civ. sez. II, 15 settembre 2009, n. 19870,

In caso di trasferimento d’azienda, si verifica il trasferimento al soggetto acquirente di tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale, a norma dell’art. 2558 c.c. con conseguente responsabilità dell’acquirente dell’azienda per l’inadempimento dei relativi contratti, a prescindere alla riscontrabilità delle relative poste passive nelle scritture contabili. (Omissis). Cass. civ. sez. I, 29 aprile 1999, n. 4301

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati