(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divieto di concorrenza

Articolo 2557 - Codice Civile

Chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta (2301).
Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell’alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal trasferimento (2596).
Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento (1339, 2125).
Nel caso di usufrutto (978, 2561) o di affitto (2561, 2562) dell’azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei confronti del proprietario o del locatore per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.
Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse (2135), quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.

Articolo 2557 - Codice Civile

Chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta (2301).
Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell’alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal trasferimento (2596).
Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento (1339, 2125).
Nel caso di usufrutto (978, 2561) o di affitto (2561, 2562) dell’azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei confronti del proprietario o del locatore per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.
Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse (2135), quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.

Note

Massime

La richiesta di pubblicazione della sentenza che accerti gli atti concorrenziali in violazione dell’obbligo di non concorrenza derivante dalla cessione di azienda è riconducibile all’art. 2557 c.c. e non all’art. 2600 c.c. sicché il relativo provvedimento integra una forma di riparazione del pregiudizio subito dall’imprenditore – che, al pari del risarcimento, richiede la prova della diminuzione patrimoniale o del mancato guadagno cagionati dalla violazione del divieto – e non una sanzione autonoma, volta a portare a conoscenza del pubblico la reintegrazione del diritto leso, rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, nonché indipendente dalla prova di un danno attuale. Cass. civ. sez. I, 22 settembre 2015, n. 18692

In tema di divieto di concorrenza, l’art. 2557 cod. civ. non ha natura eccezionale poiché non è diretto a derogare al principio di libera concorrenza, ma solo a disciplinare, nel modo più congruo, la portata degli effetti connaturali al rapporto contrattuale intercorso tra le parti, sicchè fine è consentita l’estensione analogica all’ipotesi del cedente l’azienda che abbia poi intrapreso un’attività commerciale concorrente avvalendosi della partecipazione in un’impresa familiare per dissimulare la propria posizione. (Omissis). Cass. civ. sez. I, 25 giugno 2014, n. 14471

In tema di cessione d’azienda, il divieto di concorrenza, posto a carico dell’alienante dall’art. 2557, primo comma, c.c. non persegue un interesse pubblico, trattandosi di una norma di natura dispositiva che, prima dell’entrata in vigore della legge 12 agosto 1993, n. 310, con la quale è stato imposto l’obbligo della forma scritta ad probationem ai contratti di trasferimento della proprietà o del godimento dell’azienda, poteva essere derogata anche mediante un patto tacito, desumibile per facta concludentia dalla condotta delle parti. Cass. civ. sez. I, 16 aprile 2008, n. 10062

In tema di divieto di concorrenza, la disposizione contenuta nell’art. 2557 c.c. la quale stabilisce che chi aliena l’azienda deve astenersi, per un periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze, sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta, non ha il carattere dell’eccezionalità, in quanto essa non deroga ad un principio di libertà, esprimendo, al contrario, un principio generale di libertà giuridica. Pertanto, non è esclusa l’applicabilità in via analogica del citato art. 2557 c.c. all’ipotesi di cessione di quote di partecipazione societaria, ove detto trasferimento realizzi il presupposto di un pericolo concorrenziale analogo a quello conseguente alla cessione di azienda vera e propria, in quanto attraverso la forma della cessione di quote si pervenga, in realtà, a cedere una precipua attività di impresa. Spetta al giudice di merito di accertare, caso per caso, se il predetto pericolo concorrenziale si sia realizzato anche nel caso di cessione di quote di partecipazione. Cass. civ. sez. I, 24 luglio 2000, n. 9682

 

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