(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divisione degli utili e delle perdite

Articolo 2553 - Codice Civile

Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto (77, 150 l. fall.).

Articolo 2553 - Codice Civile

Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto (77, 150 l. fall.).

Note

Massime

Nel caso di contratto misto di associazione in partecipazione e collaborazione di lavoro è ammissibile che le parti assumano il reddito netto dell’associante quale parametro per determinare, in percentuale, la distribuzione degli utili. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello relativa a contratto concluso, e in essere, anteriormente alle modiche apportate dall’art. 53 del d.l.vo n. 81 del 2015). Cass. civ. sez. lav. 1 dicembre 2015, n. 24427

In tema di associazione in partecipazione, posto che lo schema legale tipico di tale contratto prevede la partecipazione dell’associato alle perdite, grava su quest’ultimo l’onere di dimostrare, nel rispetto dei limiti di ammissibilità della relativa prova stabiliti dall’art. 2721 c.c. di essere stato pattiziamente esentato dalla partecipazione alle perdite stesse. Cass. civ. sez. III, 15 luglio 2008, n. 19444

Nel contratto di associazione di cui all’art. 2549 c.c. non ostandovi alcuna incompatibilità con il suddetto tipo negoziale, la partecipazione agli utili ed alle perdite da parte dell’associato può tradursi, per quanto attiene ai primi, nella partecipazione ai globali introiti economici dell’impresa o a quelli di singoli affari, sicché sotto tale versante non assume alcun rilievo ai fini qualificatori il riferimento delle parti contrattuali agli utili dell’impresa o viceversa ai ricavi per singoli affari ; per quanto attiene alle seconde in ragione del rischio proprio della causale associativa del rapporto contrattuale in un corrispettivo volto a prevedere, oltre alla cointeressenza negli utili, anche una quota fissa (da riconoscersi in ogni caso all’associato ), di entità non compensativa della prestazione lavorativa e, comunque, non adeguata rispetto ai parametri di cui all’art. 36 della Costituzione. Cass. civ. sez. lav. 18 aprile 2007, n. 9264

Dalla coordinata lettura degli artt. 2553 e 2554 c.c. si ricava che l’unica regola inderogabile della disciplina dell’associazione in partecipazione (applicabile anche al contratto di cointeressenza) è quella del divieto di partecipazione dell’associato alle perdite in misura superiore al suo apporto, mentre le parti hanno facoltà di determinare la partecipazione alle perdite in misura diversa da quella della partecipazione agli utili ovvero di escludere del tutto la partecipazione alle perdite (cosiddetta cointeressenza impropria). Cass. civ. sez. I, 23 gennaio 1996, n. 503

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