Art. 2394 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Responsabilità verso i creditori sociali

Articolo 2394 - codice civile

Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.
L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.
La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali.
La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.

Articolo 2394 - Codice Civile

Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.
L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.
La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali.
La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.

Massime

L’azione di responsabilità promossa ai sensi dell’art. 2394, comma 2, c.c. dai creditori sociali (o anche solo da uno di essi in rappresentanza di tutti) nei confronti degli amministratori e/o dei sindaci prescinde dal mancato pagamento di un determinato credito e dall’escussione infruttuosa del patrimonio sociale e presuppone, invece, la dimostrazione che – in conseguenza dell’inadempimento delle obbligazioni ex artt. 2476, comma 1, e 2486 c.c. (incombenti anche sugli organi sociali di una società cooperativa ex art. 2519, comma 2, c.c.) – si sia perduta la garanzia patrimoniale generica e, cioè, che, per l’eccedenza delle passività sulle attività, il patrimonio sociale sia divenuto insufficiente a soddisfare le ragioni del ceto creditorio, situazione non necessariamente coincidente con lo stato di insolvenza o con la perdita integrale del capitale sociale. Cass. civ. sez. III, 7 novembre 2019, n. 28613

Nell’ipotesi di scissione societaria, la responsabilità degli amministratori ex art. 2394 cod. civ. nei confronti dei creditori sociali non è predicabile per il solo verificarsi della conseguente diminuzione patrimoniale della società scissa – in quanto la società beneciaria è solidalmente responsabile, ex art. 2504 decies, secondo comma, cod. civ. (ora art. 2506 quater, comma terzo – N.D.R.) – occorrendo, invece, dimostrare la sussistenza di un danno effettivamente subito dai creditori sociali per effetto di tale operazione. Cass. civ. sez. I, 17 aprile 2015, n. 7914

In tema di società cooperative, costituisce inosservanza dell’obbligo di conservazione dell’integrità del patrimonio sociale e genera, pertanto, responsabilità patrimoniale degli amministratori ex art. 2394 c.c. l’assegnazione in proprietà individuale degli alloggi realizzati, ai soci della cooperativa, quand’anche deliberata dall’assemblea, ove manchino o siano insufficienti altre risorse necessarie a fronteggiare le passività sociali. Cass. civ. sez. I, 5 maggio 2004, n. 8544

In tema di società, presupposti necessari e sufficienti per l’esperimento dell’azione di responsabilità verso gli amministratori, ex art. 2394 c.c. devono ritenersi l’esistenza di un pregiudizio patrimoniale per i creditori (costituito dall’insufficienza del patrimonio sociale a soddisfarne le rispettive ragioni di credito), la condotta illegittima degli amministratori, nonché un rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta, dovendosi, peraltro, commisurare l’entità del danno alla corrispondente riduzione della massa attiva disponibile in favore dei creditori stessi. Cass. civ. sez. I, 6 dicembre 2000, n. 15487

Nell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c. ai creditori sociali, l’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti, rilevante ai fini del decorso della prescrizione quinquennale, può risultare dal bilancio sociale che costituisce, per la sua specifica funzione, il documento informativo principale sulla situazione della società non solo nei riguardi dei soci, ma anche dei creditori e dei terzi in genere. Sicché spetta al giudice di merito, con un apprezzamento in fatto insindacabile in cassazione, accertare se la relazione dei sindaci al bilancio che abbia evidenziato l’inadeguatezza della valutazione di alcune voci – a fronte della quale l’assemblea abbia comunque deliberato la distribuzione di utili ai soci, senza rilievi da parte degli organi di controllo -, sia idonea ad integrare di per sé l’elemento della oggettiva percepibilità per i creditori circa la falsità dei risultati attestati dal bilancio sociale. Cass. civ. sez. I, 5 settembre 2018, n. 21662

L’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c. ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l. fall. è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall’assemblea. Fine consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l’omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società. Cass. civ. sez. I, 14 dicembre 2015, n. 25178

Il commissario liquidatore che, in rappresentanza del ceto creditorio, agisca ex art. 2394 c.c. esercita un’azione che, non nascendo dalla messa in liquidazione coatta amministrativa, è soggetta allo stesso termine di prescrizione quinquennale entro cui avrebbero potuto esperirla i creditori, la cui decorrenza anteriormente alla dichiarazione dello stato di insolvente è ammissibile ove preesistano elementi oggettivi – la cui allegazione e prova incombe sulla parte che eccepisca la prescrizione – che siano conoscibili dal ceto creditorio e dai quali emerga il “deficit” patrimoniale. Cass. civ. sez. I, 5 aprile 2013, n. 8426

Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c. pur essendo tra loro distinte, in caso di fallimento dell’ente confluiscono nell’unica azione di responsabilità, esercitabile da parte del curatore ai sensi dell’art. 146 legge fall. la quale, assumendo contenuto inscindibile e connotazione autonoma rispetto alle prime – attesa la “ratio” ad essa sottostante, identificabile nella destinazione, impressa all’azione, di strumento di reintegrazione del patrimonio sociale, unitariamente considerato a garanzia sia degli stessi soci che dei creditori sociali – implica una modifica della legittimazione attiva di quelle azioni, ma non fine immuta i presupposti. Fine consegue che i fatti addotti a fondamento della domanda identificano l’azione in concreto esercitata dal curatore, ed, in particolare, la disciplina in materia di prova e di prescrizione, quest’ultima in ogni caso quinquennale, ma, se fondata sulle circostanze idonee ad attivare l’azione sociale, con decorrenza non dal momento in cui l’insufficienza patrimoniale si è manifestata come rilevante per l’azione esperibile dai creditori, bensì dalla data del fatto dannoso e con applicazione della sospensione prevista dall’art. 2941, n. 7, c.c. in ragione del rapporto fiduciario intercorrente tra l’ente ed il suo organo gestorio. (Fattispecie anteriore all’entrata in vigore dei d.l.vo 17 gennaio 2003 n. 6, e 9 gennaio 2006, c. 5). Cass. civ. sez. I, 21 giugno 2012, n. 10378

L’azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti degli amministratori di società è soggetta a prescrizione quinquennale, decorrente dal momento in cui i creditori sono oggettivamente in grado di venire a conoscenza dell’insufficienza del patrimonio sociale ai fini della soddisfazione dei loro crediti; tale incapienza, consistente nell’eccedenza delle passività sulle attività, non corrisponde alla perdita integrale del capitale sociale, che può verificarsi anche in presenza di un pareggio tra attivo e passivo, né allo stato d’insolvenza di cui all’art. 5 della legge fall. trattandosi di una condizione di squilibrio patrimoniale più grave e definitiva, la cui emersione non coincide necessariamente con la dichiarazione di fallimento, potendo essere anteriore o posteriore. (Omissis). Cass. civ. sez. I, 22 aprile 2009, n. 9619

In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci, ai sensi degli artt. 2393 e 2394 c.c. la decorrenza del termine di prescrizione quinquennale (dal momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei crediti sociali) può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento o all’assoggettamento dell’impresa alla liquidazione coatta amministrativa e può non coincidere con la dichiarazione dello stato di insolvenza, ma presuppone che detta insufficienza – intesa come eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell’impresa o insufficienza dell’attivo sociale a soddisfare i debiti della società – sia oggettivamente conoscibile dai creditori. Ai fini dell’individuazione del momento di esteriorizzazione dell’insufficienza patrimoniale antecedente al fallimento o alla messa in liquidazione coatta amministrativa, è senz’altro idoneo il bilancio di esercizio, tenuto conto della sua opponibilità “erga omnes” e della sua leggibilità anche per operatori non particolarmente qualificati. (Omissis). Cass. civ. sez. I, 25 luglio 2008, n. 20476

I creditori sociali perdono, per effetto della dichiarazione di fallimento della società di capitali debitrice, la legittimazione spettante in via esclusiva al curatore durante il corso della procedura concorsuale ad esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società, ai sensi dell’art. 2394 c.c. e la riacquistano a seguito della chiusura del fallimento ; tuttavia essi sono soggetti agli effetti della prescrizione maturata medio tempore atteso che la perdita della legittimazione attiva non è causa di sospensione della prescrizione. Cass. civ. sez. I, 2 luglio 2007, n. 14961

In tema di decorrenza del termine di prescrizione per l’esercizio dell’azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ai sensi dell’art. 2394 c.c. l’azione di responsabilità relativa può essere proposta dai creditori sociali dal momento in cui l’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto anche senza verifica diretta della contabilità della società, non richiedendosi a tal fine che essa risulti da un bilancio approvato dall’assemblea dei soci. (Principio espresso in fattispecie di azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento, ex art. 146 legge fall. ). Cass. civ. sez. I, 22 ottobre 2004, n. 20637

Nel caso in cui venga proposta l’azione di responsabilità nei confronti di uno degli amministratori di una società e, successivamente, venga proposta la medesima azione nei confronti degli altri, il giudice, per affermare che la prima citazione ha avuto l’effetto di interrompere la prescrizione anche riguardo agli altri amministratori (ex art. 1310 c.c.) deve valutare se le violazioni a carico di questi ultimi accertate possano essere considerate alla stregua di concause distinte ma eziologicamente concorrente dei danni arrecati ex artt. 2392 e 2394 c.c. Cass. civ. sez. I, 23 giugno 1998, n. 6244

Le norme sulle azioni di responsabilità contro gli amministratori di s.p.a. e di s.r.l. di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, entrate in vigore il 1° gennaio 2004, hanno introdotto una nuova normativa di diritto sostanziale, la quale, non avendo natura interpretativa né processuale, è inapplicabile, in mancanza di una diversa disciplina sull’efficacia della legge nel tempo che deroghi all’art. 11 disp. prel. cod. civ. alle azioni di responsabilità già esercitate dal curatore, a norma degli artt. 146 legge fallim. e 2394 cod. civ. per fatti anteriormente commessi. Cass. civ. sez. I, 18 giugno 2014, n. 13907

 

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