Art. 2393 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato al D.Lgs. 26 ottobre 2020, n. 147)

Azione sociale di responsabilità

Articolo 2393 - codice civile

L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.
La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell’elenco delle materie da trattare, quando si tratta di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio.
L’azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti (1).
L’azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.
La deliberazione dell’azione di responsabilità importa la revoca dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso, l’assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori (2).
La società può rinunziare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura prevista nello statuto per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità ai sensi dei commi primo e secondo dell’articolo 2393 bis.

Articolo 2393 - Codice Civile

L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.
La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell’elenco delle materie da trattare, quando si tratta di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio.
L’azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti (1).
L’azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.
La deliberazione dell’azione di responsabilità importa la revoca dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso, l’assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori (2).
La società può rinunziare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura prevista nello statuto per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità ai sensi dei commi primo e secondo dell’articolo 2393 bis.

Note

(1) Questo comma è stato inserito dall’art. 3, comma 1, lett. a), numero 1, della L. 28 dicembre 2005, n. 262.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 3, comma 1, lett. a), numero 2, della L. 28 dicembre 2005, n. 262.

Massime

A norma dell’articolo 2393 c.c. compete esclusivamente all’assemblea dei soci il potere di deliberare sia il promovimento dell’azione sociale di responsabilità sia la rinuncia all’esercizio di tale azione, sia la transazione. Pertanto, la rinuncia o la transazione effettuata dal nuovo amministratore (o dal legale rappresentante della società) senza la preventiva delibera assembleare è affetta non da mera inefficacia, secondo la disciplina dell’atto posto in essere dal rappresentante senza poteri, ovvero da mera annullabilità, in base alle regole sul difetto di capacità a contrattare, ma da nullità assoluta e insanabile, deducibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d’ufficio, atteso che detta delibera assembleare costituisce modo formale e inderogabile di espressione della volontà della società di cui non sono ammessi equipollenti. Cass. civ. sez. lav. 7 luglio 2011, n. 14963

Anche nella società cooperativa a responsabilità limitata l’autorizzazione dell’assemblea al promovimento dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, richiesta dall’art. 2393 c.c. costituisce una condizione dell’azione, la cui esistenza va verificata d’ufficio dal giudice ; è sufficiente, peraltro, che tale autorizzazione sussista nel momento della pronuncia della sentenza che definisce il giudizio. Cass. civ. sez. I, 10 settembre 2007, n. 18939

A differenza che in altri casi di deliberazione societaria, la legge non richiede che la deliberazione con cui l’assemblea di una società per azioni autorizza l’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori a norma dell’art. 2393 c.c. rechi una specifica motivazione volta ad illustrare le ragioni di tale scelta, restando ovviamente affatto impregiudicata la fondatezza degli addebiti mossi all’amministratore, destinati ad essere vagliati solo nella causa contro di lui successivamente instaurata. Ciò non implica, peraltro, che detta deliberazione assembleare si sottragga a qualsiasi possibile censura di legittimità, non solo sotto il profilo della correttezza del procedimento con cui essa è stata adottata, ma anche per aspetti concernenti il suo contenuto, ed in particolare per eventuali vizi di eccesso di potere o per una situazione di conflitto d’interessi in cui eventualmente versi il socio che abbia espresso in quell’assemblea un voto determinante. Cass. civ. sez. I, 11 novembre 2005, n. 21858

La deliberazione assembleare richiesta dal primo comma dell’art. 2393 c.c. per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità è un elemento indispensabile al fine di integrare la legittimazione di colui che, in qualità di legale rappresentante della società, agisce nel processo ; in caso di contestazione tra le parti in ordine alla esistenza della predetta delibera, grava sul legale rappresentante della società attrice l’onere di dimostrare che l’azione di responsabilità è stata debitamente deliberata dall’assemblea, così da mettere il giudice in condizione di eseguire il necessario accertamento. Né, mancando l’assolvimento di tale onere, la prova dell’esistenza della delibera assembleare pudirsi raggiunta per effetto della menzione che di essa abbia fatto il consulente tecnico d’ufficio nella sua relazione, attraverso l’indicazione degli estremi di reperimento nel libro dei verbali delle adunanze della società, atteso che il fatto riferito dal consulente non solo non ha una valenza tecnica inerente, alla sfera di cognizione propria dell’indagine peritale, ma si risolve in un atto negoziale, il cui significato e la cui portata richiedono un’attività interpretativa che è quella specificamente propria del giudice ed in ordine alla quale le parti debbono essere poste in condizione di interloquire. Cass. civ. sez. I, 6 giugno 2003, n. 9090

In materia di azioni sociali di responsabilità, la delibera assembleare di esercitare l’azione si configura, sul piano del processo, quale presupposto processuale e, sul piano sostanziale, quale mandato, le cui cause di estinzione sono quelle indicate all’articolo 1722 c.c. tra le quali non rientra l’estinzione del processo; pertanto, interrotto e poi estinto il giudizio di responsabilità a seguito di fallimento e proposta dal curatore azione ex art. 146 L.  fall. nel corso della quale la società sia tornata in bonis, questa può agire nei confronti degli amministratori sulla base della originaria delibera. Cass. civ. sez. I, 28 luglio 2000, n. 9904

In ipotesi di società a responsabilità limitata composta da soli due soci (titolari ciascuno del 50% del capitale sociale) entrambi amministratori, è valida la deliberazione assembleare con la quale si decida l’azione di responsabilità nei confronti di uno di quei soci, il quale si sia astenuto dalla deliberazione, e con la quale il medesimo venga revocato dalla carica di amministratore. Infatti, relativamente all’azione di responsabilità, risulta raggiunta la maggioranza richiesta dall’art. 2393 c.c. e, quanto alla revoca dalla carica di amministratore, v’è stato il voto favorevole dell’altro socio-amministratore, titolare di una quota ben superiore al quinto del capitale sociale, come prescritto dal terzo comma della stessa norma. La validità di una siffatta deliberazione permane anche nel caso che lo statuto sociale prescriva la maggioranza assoluta dei voti per tutte le deliberazioni assembleari, posta l’illegittimità della norma statutaria che fissi maggioranze superiori a quella prevista dalla legge per la deliberazione dell’azione sociale di responsabilità. Cass. civ. sez. I, 2 settembre 1998, n. 8699

Il giudice innanzi al quale sia stata proposta un’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, ex art. 2393 c.c. deve verificare, anche d’ufficio, la sussistenza della deliberazione assembleare che, a norma del primo comma della menzionata disposizione, tale azione approva. La verifica deve essere svolta in via preliminare, costituendo quella deliberazione un presupposto (ancorché suscettibile di successiva regolarizzazione ex tunc) che attiene alla legittimazione di colui che ha agito nel processo, ossia alla stessa efficacia della costituzione in giudizio della società in nome e per conto della quale l’azione di responsabilità è stata esercitata. Cass. civ. sez. I, 11 novembre 1996, n. 9849

In tema di società, l’amministratore convenuto in giudizio, unitamente ad altri soggetti, con l’azione sociale di responsabilità, non può giovarsi, ai sensi dell’art. 1304 c.c. della transazione intervenuta tra la società ed i coobbligati solidali, qualora la transazione non sia stata autorizzata dall’assemblea con deliberazione adottata senza il voto contrario della minoranza qualificata prevista dall’art. 2393 c.c.: tale delibera costituisce infatti una forma tipica ed inderogabile di espressione della volontà sociale, il cui difetto è causa di nullità assoluta ed insanabile della transazione stipulata con l’amministratore, trattandosi di un requisito prescritto a garanzia dei soci di minoranza, la cui tutela risulterebbe pertanto svuotata di ogni contenuto qualora, essendo convenuti anche soggetti che non rivestono la predetta qualità, l’atto in questione potesse perfezionarsi senza l’espressa autorizzazione richiesta da tale disposizione. Cass. civ. sez. I, 24 aprile 2007, n. 9901

A norma dell’articolo 2393 c.c. compete esclusivamente all’assemblea dei soci il potere di deliberare sia il promovimento dell’azione sociale di responsabilità sia la rinuncia all’esercizio di tale azione, sia la transazione; pertanto, la rinuncia o la transazione effettuata dal nuovo amministratore (o dal legale rappresentante della società) senza la preventiva delibera assembleare è affetta non da mera inefficacia, secondo la disciplina dell’atto posto in essere dal rappresentante senza poteri, ovvero da mera annullabilità, in base alle regole sul difetto di capacità a contrattare, ma da nullità assoluta e insanabile, deducibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d’ufficio; la delibera assembleare costituisce modo formale e inderogabile di espressione della volontà della società di cui non sono ammessi equipollenti. Cass. civ. sez. I, 1 ottobre 1999, n. 10869

L’azione sociale di responsabilità, prevista dall’art. 2393 c.c. puà formare oggetto di rinuncia e transazione, sicché, per il combinato disposto dell’art. 806 c.p.c. essa è deferibile al giudizio arbitrale. Cass. civ. sez. I, 2 settembre 1998, n. 8699

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