Art. 2320 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Soci accomandanti

Articolo 2320 - codice civile

I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari (2252). Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali (2291, 2317) e può essere escluso a norma dell’art. 2286 (147 l. fall.).
I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza.
In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio (2423) e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l’esattezza, consultando i libri (2421) e gli altri documenti della società (2261, 2623).

Articolo 2320 - Codice Civile

I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari (2252). Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali (2291, 2317) e può essere escluso a norma dell’art. 2286 (147 l. fall.).
I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza.
In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio (2423) e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l’esattezza, consultando i libri (2421) e gli altri documenti della società (2261, 2623).

Massime

Per aversi ingerenza dell’accomandante nell’amministrazione della società in accomandita semplice – vietata dall’art. 2320 c.c. e idonea a giustificare l’esclusione del socio ex art. 2286 c.c. – è necessario che l’accomandante contravvenga al divieto di trattare o concludere affari in nome della società o di compiere atti di gestione aventi influenza rilevante sull’amministrazione della stessa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto che la mera “presa di contatto” del socio con un’altra società, tesa a sondarne le intenzioni “transattive”, non comportasse violazione del divieto di ingerenza). Cass. civ. sez. VI, 23 febbraio 2018, n. 4498

Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l’azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest’ultimo per gravi inadempienze, l’impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell’amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società. Cass. civ. sez. II, 7 settembre 2016, n. 17691

Il socio accomandante assume la responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, a norma dell’art. 2320 c.c. solo ove contravvenga al divieto di trattare o concludere affari in nome della società, o di compiere atti di gestione aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull’amministrazione della stessa. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto finalizzata alla cogestione dell’amministrazione sociale la mera presenza nella rivendita commerciale della socia accomandante, senza procedere all’ulteriore disamina della natura dell’attività esercitata). Cass. civ. sez. lav. 31 maggio 2016, n. 11250

La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice – la quale è caratterizzata dall’esistenza di due categorie di soci, che si diversificano a seconda del livello di responsabilità – non è idonea, anche qualora una tale società sia irregolare, a far presumere la qualità di accomandatario, essendo all’uopo necessario accertare, di volta in volta, la posizione in concreto assunta dal socio, il quale, pertanto, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell’art. 2320 c.c. solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione o di trattare o concludere affari in nome della società, dovendosi così escludere una responsabilità illimitata per un socio accomandante occulto di una siffatta società. Cass. civ. sez. I, 17 dicembre 2012, n. 23211

Nelle società in accomandita semplice il potere di rappresentanza spetta al socio accomandatario, mentre l’accomandante non può trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale relativa, volta a volta, alla singola operazione, venendo ad assumere, in caso di violazione del divieto – configurabile anche laddove egli agisca in base a procura generale o a procura asseritamente speciale, ma talmente ampia da consentire di fatto la sua sostituzione all’amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi – responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali: pertanto, incombe su chi sostiene di avere agito in nome e per conto della società non solo effettuare la “contemplatio domini”, ma, altresì, dimostrare di averla compiuta comunicando alla controparte la sua qualità. (Omissis). Cass. civ. sez. III, 17 maggio 2010, n. 11973

Nella società in accomandita semplice, l’art. 2320 c.c. il quale sanziona il comportamento del socio accomandante, che compia affari in nome delle società senza specifica procura, con la perdita del beneficio della responsabilità limitata verso i terzi, non introduce deroghe alla disciplina generale della rappresentanza senza potere, e, pertanto, se la società eccepisce l’inefficacia nei suoi confronti del negozio stipulato da quel falso procuratore, nessuna obbligazione sorge a suo carico, se il terzo non prova che la società medesima lo ha ratificato. Cass. civ. sez. II, 19 novembre 2004, n. 2189

È nulla la clausola dell’atto costitutivo di una società in accomandita semplice, la quale preveda la necessità del consenso scritto di tutti i soci per una determinata serie di atti, in violazione dell’articolo 2320 c.c. che istituisce una necessaria correlazione tra potere economico e rischio economico nell’interesse non solo dei soci e dei creditori ma, in generale, di un responsabile esercizio dell’attività d’impresa. Cass. civ. sez. I, 6 giugno 2000, n. 7554

Nella società in accomandita semplice, il compimento di atti della gestione sociale da parte del socio accomandante, se pure determina, a norma dell’art. 2320 c.c. la perdita della limitazione di responsabilità di detto socio, non comporta perla responsabilità della società per gli atti e i contratti posti in essere dal suddetto socio per conto (e in nome) di essa, salva l’ipotesi di successiva ratifica. Cass. civ. sez. II, 21 ottobre 1998, n. 10447

In tema di società in accomandita semplice, deve escludersi che il «singolo affare» (che, a norma dell’art. 2320, il socio accomandante può compiere in forza di procura speciale) possa consistere in una categoria di operazioni, così come i poteri autorizzati non devono, comunque, essere idonei, per la loro portata od estensione, a condizionare le scelte dell’accomandatario. (La S.C. ha così confermato la sentenza del merito che aveva qualificato come generale, sebbene formalmente definita come speciale, la procura concessa dall’accomandatario all’accomandante, in virtù della quale quest’ultimo era stato delegato per tutta la gestione bancaria della società). Cass. civ. sez. I, 17 marzo 1998, n. 2854

Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che pone in essere atti propri della gestione sociale incorre, a norma dell’articolo 2320 c.c. nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, sicché, ai sensi dell’articolo 147 l. fall. deve essergli esteso il fallimento. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione di merito, dichiarativa del fallimento in estensione di un socio accomandante, il quale aveva intrattenuto in via esclusiva i rapporti con un creditore sociale in relazione ai canoni di un contratto di leasing immobiliare). Cass. civ. sez. I, 27 giugno 2018, n. 16984

Il socio accomandante cui sia stata conferita una procura institoria e che abbia compiuto atti di gestione nell’esercizio della stessa assume responsabilità illimitata, ai sensi dell’art. 2320 c.c. per tutte le obbligazioni sociali, e, pertanto, in caso di fallimento della società, fallisce anch’egli in estensione ai sensi dell’art. 147 l.fall. Cass. civ. sez. I, 28 febbraio 2017, n. 5069

Il fallimento in estensione del socio accomandante di una società in accomandita semplice che, in quanto ingeritosi nella gestione, abbia assunto responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, è soggetto al termine di decadenza di un anno dall’iscrizione nel registro delle imprese di una vicenda, personale o societaria, che abbia determinato il venir meno della suddetta responsabilità. A tal fine non rileva la data della sentenza dichiarativa di fallimento della società perché non comporta il venir meno della responsabilità per estinzione della società o per scioglimento del singolo rapporto sociale. Cass. civ. sez. I, 28 febbraio 2017, n. 5069

Ai fini della dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone, l’accomandante che abbia violato il divieto previsto dall’art. 2320 c.c. assume uno “status” equiparabile a quello dell’accomandatario occulto. Fine consegue che, per il principio di certezza delle situazioni giuridiche, il termine annuale ex art. 147 l. fall. non decorre dalla data del recesso, né da quella della dichiarazione di fallimento della società, che non scioglie il vincolo tra i soci, ma dal giorno in cui lo scioglimento del rapporto sociale con il socio sia portato a conoscenza dei creditori con idonee forme di pubblicità. Cass. civ. sez. VI, 25 novembre 2015, n. 24112

Il socio accomandante che emetta assegni bancari tratti sul conto della società all’ordine di terzi, apponendovi la propria firma sotto il nome di quest’ultima e per conto della stessa, in difetto di prova della sussistenza di una mera delega di cassa, assume solidale ed illimitata responsabilità ai sensi dell’art. 2320 cod. civ. per tutte le obbligazioni sociali ed è, dunque, soggetto, in caso di fallimento della società, a fallimento in estensione ai sensi dell’art. 147 legge fall. Cass. civ. sez. I, 6 novembre 2014, n. 23651

La responsabilità illimitata del socio accomandante ingeritosi nell’amministrazione della società, sancita dall’art. 2320 c.c. che, a tal fine, lo equipara all’accomandatario, non è collegata a vicende personali o societarie suscettibili di pubblicizzazione nelle forme prescritte dalla legge, ma deriva dal dato meramente fattuale di tale ingerenza e non è destinata a venir meno per effetto della sola cessazione di quest’ultima, prescindendo la suddetta equiparazione da qualsiasi distinzione tra debiti sorti in epoca anteriore o successiva alla descritta ingerenza, ovvero dipendenti o meno da essa. Pertanto, l’estensione, in siffatte ipotesi ed alla stregua dell’art. 147 legge fallim. del fallimento della società in accomandita semplice al socio accomandante non è soggetta ad altro termine di decadenza che non sia l’anno dalla iscrizione nel registro delle imprese di una vicenda, personale (ad esempio il recesso) o societaria (ad esempio la trasformazione della società), che abbia comportato il venir meno della sua responsabilità illimitata, escludendosi, invece, la possibilità di ancorare la decorrenza di detto termine alla mera cessazione dell’ingerenza nell’amministrazione. Cass. civ. sez. I, 7 dicembre 2012, n. 22246

La prestazione di garanzia in favore di una società in accomandita semplice ed il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali (quand’anche indebito o addirittura illecito) non integrano l’ingerenza del socio accomandante nell’amministrazione della società in accomandita semplice – con l’assunzione della responsabilità illimitata, a norma dell’art. 2320 c.c. e la conseguente estensione al socio del fallimento della società, ai sensi dell’art. 147 della legge fall. – in quanto la prima attiene al momento esecutivo delle obbligazioni ed il secondo non costituisce un atto di gestione della società. Cass. civ. sez. I, 3 giugno 2010, n. 13468

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