Art. 2293 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Norme applicabili

Articolo 2293 - codice civile

La società in nome collettivo è regolata dalle norme di questo capo e, in quanto queste non dispongano, dalle norme del capo precedente (2251 ss.).

Articolo 2293 - Codice Civile

La società in nome collettivo è regolata dalle norme di questo capo e, in quanto queste non dispongano, dalle norme del capo precedente (2251 ss.).

Massime

Nella società in nome collettivo, così come in quella semplice, la responsabilità solidale e illimitata dei soci per le obbligazioni sociali è posta a tutela dei creditori della società e non di quest’ultima, sicché solo i creditori possono agire nei confronti dei soci per il pagamento dei debiti sociali e non anche la società, la quale a tale scopo non può nemmeno invocare la previsione dell’art. 1203, n. 3, cod. civ. in tema di surrogazione, applicabile solo nell’ipotesi di pagamento di un debito altrui. Cass. civ. sez. I, 19 marzo 2014, n. 6293

Nelle società in nome collettivo, in base al combinato disposto degli artt. 2293, 2266 c.c. la rappresentanza dell’ente spetta, disgiuntamente, a ciascun socio e salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo si estende a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, in quanto la legge presume che la volontà dichiarata dal rappresentante nell’interesse della società corrisponda alla volontà sociale. A tal fine non è necessario che per manifestare il rapporto rappresentativo (contemplatio domini ) il socio amministratore usi formule sacramentali, ma è sufficiente che dalle modalità e dalle circostanze in cui ha svolto l’attività negoziale e dalla struttura e dall’oggetto del negozio, i terzi possano riconoscerne l’inerenza all’impresa sociale, sì da poter presumere che l’attività è espletata nella qualità di socio amministratore. (Omissis ). Cass. civ. sez. III, 12 novembre 2004, n. 21520

Nella società in nome collettivo, in base al combinato disposto di cui agli articoli 2293, 2266 e 2257 c.c. la rappresentanza, salvo diverse pattuizioni, spetta disgiuntamente a ciascuno dei soci, con la conseguenza che quando non fine sia contestata la provenienza da uno di essi, ancorché non individuato, l’atto compiuto deve ritenersi valido e idoneo a produrre i propri effetti. Fine consegue che non può a tale stregua considerarsi viziata da nullità per assoluta incertezza del requisito di cui all’art. 163 n. 2 c.p.c. l’atto di citazione contenente la denominazione della società che, pur non indicando la persona sica che fine ha la rappresentanza in giudizio, reca una leggibile sottoscrizione della procura alle liti. Cass. civ. sez. II, 24 maggio 2004, n. 9927

In caso di infortunio sul lavoro subito da dipendente di una società in nome collettivo, in conseguenza dell’accertamento della responsabilità penale del socio amministratore l’azione di regresso dell’INAIL ai sensi dell’art. 11 del D.P.R. n. 1124 del 1965 è esperibile non solo nei confronti di tale socio, ma anche nei confronti della società in quanto, in relazione alla responsabilità civile cui fanno riferimento gli artt. 10 e 11, assume rilievo il fatto che, in base alle norme sulla responsabilità per le obbligazioni sociali nelle società personali (artt. 2267 e 2293 c.c.), il debito risarcitorio verso il lavoratore infortunato nasca dal fatto illecito tanto a carico dell’amministratore personalmente, quanto della società, e che, sul piano sistematico, la norma dell’art. 10, terzo comma, sulla influenza della responsabilità da reato del dipendente, confermi l’esposizione all’azione di regresso dei soggetti civilmente responsabili. Cass. civ. sez. lav. 5 marzo 2004, n. 4543

Nelle società in nome collettivo, in base al combinato disposto degli artt. 2293, 2266, 2257 c.c. la rappresentanza, sostanziale e processuale, dell’ente spetta, disgiuntamente, a ciascun socio, ed è, pertanto, irrilevante che, in un primo giudizio innanzi ad un giudice straniero, abbia agito uno di essi, mentre, in altro giudizio innanzi al giudice nazionale, si sia costituito un socio diverso. Fine consegue che ciascuno dei predetti soci potrà, del tutto legittimamente, far valere (nei limiti in cui ciò sia consentito) gli effetti nascenti dall’uno o dall’altro giudizio e, in particolare, l’effetto interruttivo del termine di prescrizione relativo al rapporto sostanziale, nascente dalla proposizione della domanda giudiziale. Cass. civ. sez. II, 1 ottobre 1997, n. 9558

 

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