Art. 2286 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Esclusione

Articolo 2286 - Codice Civile

L’esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze (24, 1455) delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale (2253), nonché per l’interdizione (414), l’inabilitazione (415) del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici (32 c.p.).
Il socio che ha conferito nella società la propria opera (2263) o il godimento di una cosa (2254) può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.
Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società (1455, 1465 , 2254).

Articolo 2286 - Codice Civile

L’esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze (24, 1455) delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale (2253), nonché per l’interdizione (414), l’inabilitazione (415) del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici (32 c.p.).
Il socio che ha conferito nella società la propria opera (2263) o il godimento di una cosa (2254) può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.
Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società (1455, 1465 , 2254).

Note

Massime

L’assunzione della qualità di socio e l’obbligo di buona fede nell’adempimento delle obbligazioni, che discendono dal contratto di società, non comportano la rinuncia del medesimo ad avvalersi dei suoi diritti e facoltà, anche derivanti da rapporti estranei al contratto sociale e se pure essi possano, in ipotesi, rivelarsi lesivi dell’interesse della società; pertanto, l’esercizio di tali facoltà e diritti, ove non sia allegato l’abuso del diritto, non può giustificare l’esclusione del socio stesso della società. (Così statuendo, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, negando la sussistenza di un divieto di concorrenza ex art. 2301 cod. civ e di un divieto statutario di sostituzione del socio d’opera, aveva giudicato nulla la deliberazione di esclusione del resistente, cui era stato ascritto di aver reiteratamente lavorato al di fuori della società e di essersi fatto sostituire dal padre, remunerandolo, per l’attività manuale rientrante tra i suoi compiti, rendendosi, altresì irreperibile per dodici giorni consecutivi. Cass. civ. sez. I, 30 maggio 2013, n. 13642

La messa in liquidazione della società di persone non osta all’applicazione dell’art. 2286 cod. civ. atteso che lo scioglimento della società determina soltanto il passaggio ad una nuova fase, nella quale la società permane come gruppo organizzato e i soci continuano ad essere titolari di diritti e obblighi sicché i comportamenti di un socio in danno degli altri o della società nel suo complesso non possono restare, neppure in questa fase, privi di effetti giuridici, ai sensi e per gli effetti della citata disposizione codicistica. Fine consegue che il socio, colpevole di gravi inadempienze delle obbligazioni derivanti dalla legge o dal contratto sociale, può anche durante lo stato di liquidazione, essere escluso dalla compagine, non rilevando, in senso contrario la disposizione dell’art. 2270, secondo comma, cod. civ. che unicamente sancisce l’impossibilità per il creditore particolare del socio di ottenere la liquidazione della quota del suo debitore una volta deliberato lo scioglimento della società. Cass. civ. sez. I, 1 giugno 2012, n. 8860

Il principio secondo il quale i rimedi generali dettati in tema di inadempimento contrattuale (risoluzione del contratto, exceptio inadimpleti contractus ecc.) non sono utilizzabili nel diverso ambito dei contratti societari (per essere questi ultimi caratterizzati non già dalla corrispettività delle prestazioni dei soci, bensì dalla comunione di scopo, sì che i rimedi invocabili sono quelli del recesso e dell’esclusione del socio), non si applica alle società cooperative, nelle quali il rapporto (ulteriore rispetto a quello relativo alla partecipazione all’organizzazione della vita sociale) attinenti al conseguimento dei servizi o dei beni prodotti dalla società ed aventi ad oggetto prestazioni (di collaborazione o) di scambio tra socio e società è indiscutibilmente caratterizzato non dalla comunione di scopo, bensì dalla contrapposizione tra quelle prestazioni e (la retribuzione o) il prezzo corrispettivo. In particolare, con riguardo alle cooperative edilizie, un tale rapporto economico-giuridico, distinto da quello sociale, instaurandosi (tra società e socio prenotatario) nella fase della successiva attribuzione dell’unità immobiliare costruita, caratterizza tale attribuzione come vero e proprio atto traslativo della proprietà a titolo oneroso, sicché riprendono vigore i rimedi generali volti a mantenere o ristabilire l’equilibrio sinallagmatico tra la prestazione traslativa e la controprestazione economica. Cass. civ. sez. I, 18 gennaio 2001, n. 694

Per il socio di una società in nome collettivo il pagamento pro quota delle rate di un mutuo contratto da quest’ultima è oggetto di una obbligazione che discende direttamente dallo status di partecipante all’organismo societario, che, se gli dà diritto alla partecipazione agli utili in proporzione ai conferimenti, lo obbliga anche a partecipare nella stessa misura ad oneri e passività e lo rende (salvo il beneficium excussionis) solidalmente ed illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali. Di conseguenza l’inadempimento dell’obbligazione suddetta ben può giustificare una deliberazione di esclusione del socio inadempiente dalla società, ai sensi dell’art. 2286 c.c. Cass. civ. sez. I, 7 dicembre 1995, n. 12628

Nelle società di persone, le norme sull’esclusione del socio «per gravi inadempienze», di cui agli artt. 2286 e 2287 c.c. hanno carattere speciale e sostituiscono quelle generali sulla risoluzione per inadempimento dei contratti con prestazioni corrispettive, di cui agli artt. 1453 ss. c.c. le quali ultime non sono applicabili al contratto di società sia per la mancanza di interessi contrapposti tra il socio e l’ente sociale, sia per le diverse finalità cui esse sono preposte. Infatti, la risoluzione mette nel nulla il rapporto contrattuale nei confronti della parte inadempiente, con gli effetti restitutori di cui all’art. 1458 c.c. e, nel caso le parti in contratto siano soltanto due, elimina del tutto il rapporto con i reciproci obblighi restitutori delle parti di cui alla citata disposizione di legge; l’esclusione del socio comporta, invece, soltanto lo scioglimento del vincolo sociale limitatamente al socio inadempiente, con il diritto di quest’ultimo esclusivamente ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota, ma non anche, di per sé, lo scioglimento della società, neppure nel caso in cui i soci siano soltanto due, perché, in tale ipotesi, la società si scioglie solo se, nel termine di sei mesi, non venga ripristinata la pluralità di soci. Cass. civ. sez. II, 4 dicembre 1995, n. 12487

Nel giudizio promosso dal socio in opposizione alla delibera di esclusione, la società, avendo la veste sostanziale di parte istante per la risoluzione del rapporto, è tenuta a provare il fatto in base al quale è stata adottata quella delibera (nella specie, inadempimento del socio), mentre non può invocare a sostegno di essa fatti distinti, ancorché potenzialmente idonei a giustificare la rescissione del rapporto sociale. Cass. civ. sez. I, 8 luglio 1994, n. 6452

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