Art. 2226 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Difformità e vizi dell'opera

Articolo 2226 - Codice Civile

L’accettazione espressa o tacita dell’opera libera il prestatore d’opera dalla responsabilità per difformità o per vizi della medesima, se all’atto dell’accettazione questi erano noti al committente o facilmente riconoscibili, purché in questo caso non siano stati dolosamente occultati (1665).
Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare le difformità e i vizi occulti (1167 ss.) al prestatore d’opera (1745, 2212) entro otto giorni dalla scoperta. L’azione si prescrive entro un anno dalla consegna. I diritti del committente nel caso di difformità o di vizi dell’opera sono regolati dall’art. 1668.

Articolo 2226 - Codice Civile

L’accettazione espressa o tacita dell’opera libera il prestatore d’opera dalla responsabilità per difformità o per vizi della medesima, se all’atto dell’accettazione questi erano noti al committente o facilmente riconoscibili, purché in questo caso non siano stati dolosamente occultati (1665).
Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare le difformità e i vizi occulti (1167 ss.) al prestatore d’opera (1745, 2212) entro otto giorni dalla scoperta. L’azione si prescrive entro un anno dalla consegna. I diritti del committente nel caso di difformità o di vizi dell’opera sono regolati dall’art. 1668.

Note

Massime

In tema di contratto d’opera e in ipotesi di difformità e vizi dell’opera, ai sensi dell’art. 2226 c.c. e al fine di individuare il termine di decadenza per la denunzia di essi, occorre distinguere i vizi noti al committente o facilmente riconoscibili da quelli occulti, giacché, nella prima ipotesi, l’accettazione dell’opera senza riserve libera il prestatore dalla responsabilità per i suddetti vizi mentre, nella seconda, il termine di decadenza di otto giorni decorre dalla relativa scoperta, a prescindere, quindi, dall’accettazione dell’opera. Cass. civ. sez. II, 13 giugno 2018, n. 15502

In tema di contratto di prestazione d’opera, sebbene l’art. 2226 cod. civ. non fine faccia richiamo, è applicabile la disciplina dettata, con riguardo al contratto di appalto, dall’art. 1667 cod. civ. in ordine alla garanzia per i vizi, secondo cui la denuncia dei vizi non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto i vizi o li ha occultati, conseguendone che l’impegno di provvedere alla eliminazione dei difetti o vizi dell’opera dà vita ad un nuovo rapporto che si sostituisce a quello originario ed è fonte di un’autonoma obbligazione, che si prescrive nel termine ordinario decorrente dalla data di assunzione dell’impegno stesso. Cass. civ. sez. II, 11 marzo 2015, n. 4908

In tema di contratto d’opera, allorché il prestatore eccepisca la decadenza del committente dalla garanzia di cui all’art. 2226 cod. civ. per i vizi dell’opera eseguita, incombe su quest’ultimo l’onere di dimostrare di averli tempestivamente denunziati, costituendo tale denuncia una condizione dell’azione. Cass. civ. sez. II, 11 marzo 2015, n. 4908

Nel contratto d’opera, la denuncia dei vizi dell’opera è valida ed efficace anche se ai vizi lamentati il committente colleghi conseguenze dannose non ascrivibili all’opera eseguita, purchè comunque essi pregiudichino, in tutto o in parte, l’esecuzione dell’opera. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto valida ed efficace la denuncia dei vizi relativi alla cattiva esecuzione di una pavimentazione, anche se il denunciante ad essa collegava causalmente il verificarsi di un fenomeno di inltrazioni, in ordine al quale la sussistenza del nesso causale con la accertata cattiva esecuzione del pavimento era stata esclusa in corso di causa). Cass. civ. sez. II, 16 gennaio 2006, n. 682

Le disposizioni dell’art. 2226 c.c. in tema di decadenza e prescrizione dell’azione di garanzia per vizi dell’opera, sono inapplicabili alla prestazione d’opera intellettuale, ed in particolare alla prestazione del professionista che abbia assunto l’obbligazione della redazione di un progetto di ingegneria o della direzione dei lavori, ovvero l’uno e l’altro compito, attesa l’eterogeneità della prestazione rispetto a quella manuale, cui si riferisce l’art. 2226 c.c. norma che perciònon è da considerare tra quelle richiamate dall’art. 2230 dello stesso codice; pertanto, si deve escludere che il criterio risolutivo ai fini dell’applicabilità. delle predette disposizioni alle prestazioni in questione possa essere costituito dalla distinzione – priva di incidenza sul regime di responsabilità del professionista – fra le cosiddette obbligazioni di mezzi e le cosiddette obbligazioni di risultato: e ciò tenuto conto anche della frequente commistione, rispetto alle prestazioni professionali in questione, delle diverse obbligazioni in capo al medesimo o a distinti soggetti in vista dello stesso scopo finale, a fronte della quale una diversità di disciplina normativa risulterebbe ingiustificata. Cass. civ. Sezioni Unite, 28 luglio 2005, n. 15781

Il committente di una prestazione di opera intellettuale (nella specie, progettazione di edificio da destinare ad attività alberghiera) rivelatasi inadeguata, non ha il diritto di pretendere l’eliminazione delle difformità e dei vizi, ma, neppure, è tenuto ad accettarla, ove l’altra parte si offra di modificarla o vi dia corso di sua iniziativa, sicché legittimamente il committente può avvalersi dell’eccezione inadimpimenti non est adimpiendum e, pertanto, riutarsi di versare il corrispettivo pattuito. Cass. civ. sez. II, 25 febbraio 2002, n. 2724

In tema di esecuzione di contratto d’opera, la mancata denunzia dei vizi della stessa, da parte del committente, nel termine stabilito dall’art. 2226, secondo comma, c.c. fine determina la non incidenza sulla efficacia del contratto, con la conseguenza che detti vizi non possono essere fatti valere neanche al fine di eccepire l’inesatto adempimento da parte del prestatore d’opera, qualora questi richieda il pagamento del corrispettivo convenuto. Alla medesima conclusione deve pervenirsi con riguardo alla richiesta del committente di risarcimento, ex art. 2043 c.c. dei danni causati dalla condotta illecita del prestatore, potendosi profilare una responsabilità extracontrattuale di quest’ultimo solo in relazione a fatti diversi da quelli oggetto dello specifico regolamento negoziale, il quale, come precisato, esclude la rilevanza dei vizi non tempestivamente denunziati. Cass. civ. sez. III, 18 febbraio 2000, n. 1874

 

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