Art. 2138 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Dirigenti e fattori di campagna

Articolo 2138 - codice civile

I poteri dei dirigenti preposti all’esercizio dell’impresa agricola e quelli dei fattori di campagna, se non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati [dalle norme corporative (1) e, in mancanza], dagli usi.

Articolo 2138 - Codice Civile

I poteri dei dirigenti preposti all’esercizio dell’impresa agricola e quelli dei fattori di campagna, se non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati [dalle norme corporative (1) e, in mancanza], dagli usi.

Note

(1) L’espressione «e dalle norme corporative» abrogata dal R.D.L. 9 agosto 1943, n. 721.

Massime

Anche nel campo del lavoro agricolo, come confermato dal richiamo ad essa, contenuto nell’art. 2138 c.c. in tema di determinazione dei poteri dei dirigenti e dei fattori di campagna, la disciplina collettiva, cui fa altresì riferimento la norma generale dell’art. 2095 c.c. costituisce la fonte primaria per la determinazione della qualifica e per l’inquadramento dei lavoratori nelle singole categorie. Cass. civ. sez. lav. 15 giugno 1984, n. 2594

Nel campo del lavoro agricolo, la figura del dirigente designa colui che è investito di tutti o  di una parte dei poteri del datore di lavoro su tutta l’azienda o su una parte importante di essa avente struttura e funzioni autonome, con poteri d’iniziativa ed ampie facoltà discrezionali nel campo tecnico e amministrativo, e risponde direttamente al datore di lavoro o a chi per lui dell’andamento dell’azienda. La figura del fattore di campagna designa l’impiegato di concetto, che collabora con il conduttore o chi per lui nell’organizzazione dell’azienda nel campo tecnico o amministrativo o in entrambi, con maggiore o minore autonomia di concessione ed apporto d’iniziativa nell’ambito delle facoltà affidategli e secondo le consuetudini locali; l’impiegato d’ordine o ausiliario e il salariato fisso o operaio, si distinguono dal fattore per la carenza di autonomia e di potere d’iniziativa e, tra di loro, a seconda che le mansioni esecutive (di custodia, sorveglianza, contabilità e guida di altri lavoratori) svolte implichino o meno attività di carattere intellettuale, per quanto limitate e modeste. Cass. civ. sez. lav. 15 giugno 1984, n. 3594

Il rapporto tra imprenditore agricolo e fattore di campagna – per la delimitazione dei cui poteri l’art. 2138 c.c. rinvia, ove gli stessi non siano determinati per iscritto dal preponente, alle norme corporative e, in mancanza, agli usi – non è da inquadrare nello schema del mandato, bensì in quello del contratto di impiego, al quale non è connaturale il conferimento di poteri rappresentativi nel campo negoziale, sicché il fattore, mancando nella contrattazione collettiva una disciplina dell’ambito delle sue funzioni e dei suoi poteri, può considerarsi munito degli indicati poteri di rappresentanza solo in quanto gli siano conferiti in virtù di procura o di consuetudine locale. Cass. civ. sez. III, 5 gennaio 1983, n. 20

 

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