Art. 2122 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Indennità in caso di morte

Articolo 2122 - codice civile

In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità indicate dagli articoli 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado (76) e agli affini (78) entro il secondo grado (1751).
La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno.
In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima (565 ss.) (1).
È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l’attribuzione e la ripartizione delle indennità (458).

Articolo 2122 - Codice Civile

In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità indicate dagli articoli 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado (76) e agli affini (78) entro il secondo grado (1751).
La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno.
In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima (565 ss.) (1).
È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l’attribuzione e la ripartizione delle indennità (458).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 8 del 19 gennaio 1972, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma terzo nella parte in cui esclude che il lavoratore subordinato, in mancanza delle persone indicate nel primo comma, possa disporre per testamento delle indennità di cui allo stesso articolo.

Massime

Ove, oltre al coniuge divorziato ed al coniuge superstite, esistano anche gli del lavoratore defunto (e/o altri parenti od affini a suo carico) aventi diritto alla indennità di buonuscita ai sensi dell’art. 2122 c.c. dal coordinamento di tale disposizione con l’art. 9 della legge 898/70 si estrae complessivamente la regola che al coniuge divorziato, nella fattispecie considerata (di concorso di plurimi aventi diritto), va attribuita una quota della quota del coniuge superstite; per cui, tra i due (od eventualmente pi coniugi, dovrà in pratica, suddividersi la quota di spettanza del coniuge superstite, come previamente determinata in ragione del concorso di questi con gli altri superstiti aventi diritto ex art. 2122, comma primo, c.c. Devesi, per altro, precisare, ai fini di tale preventiva determinazione, che dei due criteri all’uopo indicati dal predetto art. 2122 c.c. – secondo il quale «la ripartizione della indennità se non vi è accordo tra gli aventi diritto (primo), deve farsi secondo il bisogno di ciascuno (secondo)» – non risulta applicabile, giacché incompatibile, il primo, e rileva quindi unicamente il successivo (ripartizione «secondo il bisogno»). Cass. civ. sez. I, 4 febbraio 2000, n. 1222

In virtù della specifica disposizione del terzo comma dell’art. 2118 c.c. l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere, nel caso di morte del lavoratore, l’indennità sostitutiva del preavviso agli aventi diritto indicati dal primo comma dell’art. 2122 dello stesso codice – che l’acquisiscono iure proprio e non già iure successionis – è correlato alla prevalente funzione previdenziale o assistenziale di detta indennità, la quale, essendo collegata al solo fatto naturale del decesso del dipendente, è svincolata dai suoi ordinari presupposti ed è, pertanto, dovuta, indipendentemente dall’esistenza, nell’ambito del cessato rapporto di lavoro, di un potere di recesso del datore di lavoro con obbligo del preavviso e, in mancanza di questo, di un corrispondente diritto del lavoratore all’indennità sostitutiva. Cass. civ. sez. lav. 28 maggio 1981, n. 3515

 

Istituti giuridici

Novità giuridiche