Art. 2112 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda

Articolo 2112 - Codice Civile

(1) In caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.
Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.
Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del cessionario. L’effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.
Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all’articolo 2119, primo comma.
Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento (2).
Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (3) (4).

Articolo 2112 - Codice Civile

(1) In caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.
Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.
Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del cessionario. L’effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.
Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all’articolo 2119, primo comma.
Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento (2).
Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (3) (4).

Note

(1) articolo sostituito, a decorrere dal 1° luglio 2001, dall’art. 1 del D.L.vo 2 febbraio 2001, n. 18.
(2) comma sostituito dall’art. 32, comma 1, del D.L.vo 10 settembre 2003, n. 276.
(3) Le parole: «di cui all’articolo 1676» sono state sostituite dalle attuali: «di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276» dall’art. 9 del D.L.vo 6 ottobre 2004, n. 251.
(4) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 32, comma 2, del D.L.vo 10 settembre 2003, n. 276.

Massime

La validità della cessione dell’azienda non è condizionata alla prognosi della continuazione dell’attività produttiva e, di conseguenza, all’onere del cedente di verificare le capacità e potenzialità imprenditoriali del cessionario, poiché, se il legislatore ha predisposto, a garanzia dei lavoratori, una serie di cautele che vanno dalla previsione della responsabilità solidale del cedente e del concessionario in relazione ai crediti maturati dai dipendenti all’intervento delle organizzazioni sindacali, nondimeno, nessun limite, neppure implicito, sanzionato con l’invalidità e inefficacia dell’atto, è stato posto alla libertà dell’imprenditore di dismettere l’azienda, nel rispetto dell’art. 41 Cost. Cass. civ. sez. lav. 14 marzo 2018, n. 6184

Costituisce trasferimento d’azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c. anche in base al testo precedente le modificazioni introdotte dall’art. 1 del d.lgs. n. 18 del 2001, qualsiasi operazione che comporti il mutamento della titolarità di un’attività economica qualora l’entità oggetto del trasferimento conservi, successivamente allo stesso, la propria identità, da accertarsi in base al complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano la specifica operazione (tra cui il tipo d’impresa, la cessione o meno di elementi materiali, la riassunzione o meno del personale, il trasferimento della clientela, il grado di analogia tra le attività esercitate). Né osta, alla configurabilità del trasferimento, la mancanza di un fine di lucro, purché sussista un’organizzazione di mezzi produttivi idonei a fornire un prodotto o un servizio obiettivamente caratterizzati ed economicamente valutabili quanto meno sotto il profilo dei mezzi di produzione e delle prestazioni lavorative necessari per il loro conseguimento, dovendosi ritenere irrilevante, alla luce della giurisprudenza comunitaria (cfr. Corte di giustizia CE, sentenza 26 settembre 2000, C-175/99, Mayeur e con riferimento a vicende diverse dal trasferimento d’impresa, sentenza 16 ottobre 2003, Commissione c. Italia, C-32/02) che, ai fini dell’applicabilità della direttiva CE 77/187, l’attività sia esercitata non a fini di lucro e nell’interesse pubblico. Cass. civ. sez. L-, 7 dicembre 2017, n. 29422

Ai fini del trasferimento d’azienda, la disciplina di cui all’art. 2112 cod. civ. postula soltanto che il complesso organizzato dei beni dell’impresa – nella sua identità obiettiva sia passato ad un diverso titolare in forza di una vicenda giuridica riconducibile al fenomeno della successione in senso ampio, potendosi così prescindere da un rapporto contrattuale diretto tra l’imprenditore uscente e quello che subentra nella gestione. Tuttavia, non può ravvisarsi un trasferimento d’azienda in ipotesi di successione nell’appalto di un servizio, ove non sia dimostrato un passaggio di beni di non trascurabile entità, e tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa. Cass. civ. sez. lav. 16 maggio 2013, n. 11918

Il trasferimento del pacchetto azionario di maggioranza di una società di capitali non integra gli estremi del trasferimento di azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c. in quanto non determina la sostituzione di un soggetto giuridico ad un altro nella titolarità dei rapporti pregressi, ma solo modifica gli assetti azionari interni sotto il profilo della loro titolarità, ferma restando la soggettività giuridica di ogni società anche se totalmente eterodiretta. Cass. civ. sez. lav. 12 marzo 2013, n. 6131

In tema di diritti del lavoratore nel trasferimento d’azienda, perché possano ravvisarsi i presupposti per l’applicazione dell’art. 2112 c.c. che comporta la continuazione dei rapporti di lavoro tra la cedente e la subentrante, il giudice deve verificare, secondo la volontà dei contraenti, l’oggetto specifico del contratto ossia la funzione unitaria e strumentale dei beni ceduti, che permette di ravvisare il detto trasferimento, restando invece esclusa l’applicazione della norma, nel caso di esercizio successivo, da parte di due imprese, della medesima attività produttiva, senza alienazione del complesso dei beni. Cass. civ. sez. lav. 1 ottobre 2012, n. 16641

La fattispecie del trasferimento di azienda regolata dall’art. 2112 c.c. ricorre tutte le volte che, rimanendo immutata l’organizzazione aziendale, vi sia soltanto la sostituzione della persona del titolare, indipendentemente dallo strumento tecnico-giuridico adottato (nella specie, locazione e non affitto d’azienda) essendo sufficiente, ai fini dell’integrazione delle condizioni per l’operatività della tutela del lavoratore, il subentro nella gestione del complesso dei beni organizzati ai fini dell’esercizio dell’impresa, ossia la continuità nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, restando immutati il complesso di beni organizzati dell’impresa e l’oggetto di quest’ultima, costituendo un indice probatorio di tale continuità l’impiego del medesimo personale e l’utilizzo dei medesimi beni aziendali. Cass. civ. sez. lav. 23 luglio 2012, n. 12771

L’art. 2112 c.c. nel regolare i rapporti di lavoro in caso di trasferimento d’azienda, trova applicazione in tutte le ipotesi in cui il cedente sostituisca a sé il cessionario senza soluzione di continuità, anche nel caso di affitto d’azienda; fine deriva che l’obbligazione dell’azienda affittuaria, come avviene per gli altri casi di cessione, si risolve in un impegno “sine die” di mantenimento dell’occupazione dei dipendenti trasferiti, che, una volta assunto, non può essere eluso semplicemente con la formale restituzione dell’azienda, per cessazione del rapporto di affitto, quando risulti che invece l’attività della impresa cedente era definitivamente cessata, mentre quella dell’azienda affittuaria era continuata. Cass. civ. sez. lav. 26 luglio 2011, n. 16255

Gli effetti dell’art. 2112 c.c. che regola i rapporti di lavoro in caso di trasferimento d’azienda, si applicano anche nell’ipotesi di retrocessione dell’azienda afttata, nel senso che il cedente assume, a sua volta, gli obblighi di mantenimento dell’occupazione derivanti dalla predetta norma, ma ciò presuppone che l’impresa retrocessionaria (cioè originariamente cedente) prosegua, mediante la immutata organizzazione dei beni aziendali, l’attività già esercitata in precedenza, vanicandosi, altrimenti, l’intento perseguito dal legislatore. Cass. civ. sez. lav. 26 luglio 2011, n. 16255

L’art. 2112 c.c. nel regolare la sorte dei rapporti di lavoro in caso di trasferimento di azienda, trova applicazione in tutte le ipotesi in cui il cedente sostituisca a sè il cessionario senza soluzione di continuità e, pertanto, sia nel caso di restituzione dell’azienda da parte del cessionario all’originario cedente per cessazione del rapporto di affitto, sia nel caso di nuova azienda costituita dal conduttore di bene immobile con pertinenze, atteso che in ogni ipotesi di ritrasferimento, in applicazione del secondo comma della norma citata, il concedente è corresponsabile per tutti i debiti dell’affittuario verso i dipendenti correlati al rapporto di lavoro, ivi incluso quello attinente al regolare versamento dei contributi assicurativi o al risarcimento del danno conseguente all’omessa o irregolare contribuzione. Cass. civ. sez. III, 16 aprile 2009, n. 9012

Ai sensi dell’art. 2112 c.c. (nel testo modificato dall’art. 47 della legge n. 428 del 1990) per la configurabilità del trasferimento di azienda, che può aver luogo anche in riferimento agli studi professionali tutte le volte in cui al profilo professionale dell’attività svolta si affianchi una organizzazione di mezzi e di strutture, un numero di titolari e di dipendenti, una ampiezza di locali adibiti ad attività professionale tali che il rapporto organizzativo e l’entità dei mezzi impiegati sovrastino l’attività del titolare, – il cui accertamento compete al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità se fondato su una motivazione adeguata e immune da errori – è necessario il concorso di due requisiti: uno, obiettivo, rappresentato dalla continuità dell’azienda come entità economica organizzata dall’imprenditore e uno, soggettivo, consistente nella sostituzione dell’imprenditore. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 23 giugno 2006, n. 14642

Ai fini della configurabilità del trasferimento di azienda ex art. 2112 c.c. (nel testo modificato dall’art. 47 legge n. 428 del 1990, attuativo della direttiva del Consiglio CEE n. 187 del 1977), è necessario accertare, oltre che i dati effettuati (quali l’eventuale collegamento economico-funzionale fra le imprese e la continuità delle prestazioni di uno o più lavoratori alle dipendenze prima di una determinata impresa e successivamente di un’altra), anche la volontà dei contraenti, dovendosi indagare, in particolare, se i beni ceduti siano stati considerati nella loro autonoma individualità o non piuttosto nella loro funzione unitaria e strumentale. Cass. civ. sez. lav. 11 marzo 2002, n. 3469

Ai sensi dell’art. 2119, secondo comma, c.c. la cessazione del rapporto di lavoro non deriva automaticamente dal fallimento dell’imprenditore o dalla liquidazione coatta amministrativa dell’azienda, ma può aversi o per effetto del licenziamento operato dal curatore o dal liquidatore ovvero a causa della dissoluzione della realtà aziendale, la quale a sua volta non si riconnette necessariamente alla mancata continuazione temporanea dell’esercizio dell’impresa, ben potendo il bene giuridico aziendale sopravvivere alla mera cessazione dell’attività per un periodo pio meno lungo; fine consegue che, in caso di trasferimento dell’azienda insolvente, è applicabile l’art. 2112 c.c. che sancisce, imperativamente, la continuità dei rapporti di lavoro in corso con l’azienda ceduta, non ostandovi la circostanza che si sia in presenza di un trasferimento coattivo, atteso che la fattispecie «trasferimento» prescinde dall’esistenza di un rapporto contrattuale, assumendo esclusivo rilievo non il mezzo giuridico in concreto impiegato, ma soltanto il fatto che il nuovo imprenditore diventi titolare del complesso organizzativo e funzionale di beni. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 23 giugno 2001, n. 8617

L’istituto del trasferimento di azienda, cui consegue la tutela dei lavoratori, ai sensi dell’art. 2112 c.c. e secondo le finalità protettive indicate dalla Direttiva del Consiglio delle comunità europee 14 febbraio 1977, n. 187, presuppone che, a seguito di contratto fra le parti o per altra causa, diversa persona subentri alla precedente, senza soluzione di continuità, nella gestione della identifica azienda da quest’ultima condotta, identità che va riferita non solo all’oggetto dell’attività ma anche all’azienda intesa come complesso dei beni dell’impresa, venendo questa a diversificarsi per il solo mutamento soggettivo del titolare, ferma restando l’azienda e persistendo i rapporti di lavoro con i dipendenti; fine consegue che, in difetto di tali presupposti, la mera conservazione della denominazione aziendale non è idonea a configurare il detto trasferimento. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 9 marzo 2001, n. 3512

In tema di trasferimento d’azienda, il mantenimento formale – in capo all’impresa cedente – della titolarità dei rapporti di lavoro con i dipendenti, in esecuzione di una clausola contrattuale di gradualità dei trasferimenti (clausola invalida per violazione della norma inderogabile di cui all’art. 2112 c.c.), non vale ad escludere per l’impresa cessionaria la sussistenza degli obblighi retributivi derivanti dal trasferimento in base alla disciplina dello stesso art. 2112 c.c.; né può assumere il valore negoziale di una risoluzione tacita dei rapporti di lavoro con l’impresa cessionaria (o di una rinuncia ai relativi diritti) la circostanza che i lavoratori abbiano ratificato gli accordi sindacali stipulati con l’impresa cedente in ordine alla attuazione della predetta clausola di gradualità dei trasferimenti, trattandosi di comportamento tenuto esclusivamente nei confronti del datore di lavoro apparente e non di quello effettivo. Cass. civ. sez. lav. 12 aprile 2000, n. 4710

L’art. 2112 c.c. nel testo modificato dall’art. 47, legge 29 dicembre 1990, n. 428, che ha recepito la direttiva comunitaria 77/187/CE (successivamente modificato dall’art. 1, d.l.vo 2 febbraio 2001, n. 18, in applicazione del canone dell’interpretazione adeguatrice della norma di diritto nazionale alla norma di diritto comunitario ed in considerazione dell’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee con le sentenze 20 novembre 2003, C- 340-01, 25 gennaio 2001, C-172/99, 26 settembre 2000, C-175/99 e 14 settembre 2000, C-343/98), deve ritenersi applicabile anche nei casi in cui il trasferimento dell’azienda non derivi dall’esistenza di un contratto tra cedente e cessionario ma sia riconducibile ad un atto autoritativo della P.A. con conseguente diritto dei dipendenti dell’impresa cedente alla continuazione del rapporto di lavoro subordinato con l’impresa subentrante, purché si accerti l’esistenza di una cessione di elementi materiali significativi tra le due imprese. Cass. civ. sez. lav. 15 ottobre 2010, n. 21278

In presenza di un intervento legislativo volto a disciplinare cessioni di aziende o di loro rami (nella specie, il D.L.vo n. 79 del 1999, cosiddetto “decreto Bersani”) trovano applicazione, nel silenzio della legge, i principi informatori e la disciplina dettata dalla norma civilistica in tema di trasferimento d’azienda, salvo che l’inapplicabilità della norma codicistica sia espressamente prevista o dall’intero contesto dell’intervento normativo si evinca, con certezza, la volontà disapplicatrice, o inne, sia ravvisabile un’oggettiva e totale incompatibilità tra la nuova L. e la norma codicistica. Fine consegue che, avuto riguardo alla disciplina dettata con il D.L.vo n. 79 del 1999, va esclusa l’inapplicabilità dei generali principi in tema di trasferimento d’azienda o di un suo ramo, non potendosi considerare sufficiente il solo richiamo al disposto di cui all’art. 2112 c.c. contenuto nel D.P.C.M. 4 agosto 1999 (di approvazione del piano della cessione dell’ENEL ai sensi dell’art. 8, comma 1, del citato D.L.vo n. 79), al quale non può assegnarsi – al di là del suo contenuto – una generale forza disapplicativa della norma civilistica. Cass. civ. sez. lav. 10 luglio 2009, n. 16198

Le disposizioni contenute nell’art. 2112 c.c. relativo al trasferimento dell’azienda, costituiscono il frutto di un equilibrato bilanciamento tra contrapposti interessi a copertura costituzionale, ravvisabili da un lato nella libertà di iniziativa imprenditoriale, e dall’altro nel diritto dei lavoratori alla conservazione del posto di lavoro. Esse, pertanto, trovano applicazione anche in presenza di interventi legislativi diretti a disciplinare cessioni di aziende o di loro rami, a meno che la loro inapplicabilità sia espressamente prevista o dall’intero contesto dell’intervento legislativo si ricavi con certezza una volontà disapplicatrice, ovvero, inne, sia ravvisabile una oggettiva e totale incompatibilità tra la nuova L. e la disciplina codicistica. Cass. civ. sez. lav. 6 luglio 2009, n. 15820

La disciplina dell’art. 2112 c.c. si applica anche in caso di passaggio di personale da ente pubblico a società di diritto privato, alla quale è stato attribuito l’esercizio di funzioni o servizi in precedenza esercitati direttamente dall’ente, a prescindere dalla preesistenza di un’azienda in senso tecnico ex art. 2555 c.c. e dalle modalità con le quali il trasferimento d’azienda è stato attuato, essendo ininfluente che il trasferimento sia avvenuto per atto negoziale o a seguito di provvedimento autoritativo. Cass. civ. sez. lav. 28 settembre 2018, n. 23618

In tema di pubblico impiego privatizzato, il passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse, in mancanza di espresse disposizioni normative sul contenuto e sulle modalità del relativo trasferimento, è disciplinato dal principio, espresso dall’art. 2112 c.c. dell’inerenza del rapporto contrattuale al complesso aziendale (o all’attività di competenza di un soggetto pubblico), in tutti i casi in cui questo, pur cambiando la titolarità, resti immutato nella sua struttura organizzativa e nell’attitudine all’esercizio dell’impresa (o della funzione perseguita), in quanto i due termini utilizzati dall’art. 31 del d.lgs. n. 165 del 2001, ai fini dell’applicazione del suddetto articolo, cioè quelli di trasferimento o di conferimento di attività, esprimono la volontà del legislatore di comprendere nello spettro applicativo di tale disposizione ogni vicenda traslativa riguardante l’attività dell’ente cedente. Cass. civ. sez. L, 6 giugno 2017, n. 13994

In caso di successione di un imprenditore ad un altro in un appalto di servizi, non esiste un diritto dei lavoratori licenziati dall’appaltatore cessato al trasferimento automatico all’impresa subentrante, ma occorre accertare in concreto che vi sia stato un trasferimento di azienda, ai sensi dell’art. 2112 c.c. mediante il passaggio di beni di non trascurabile entità, nella loro funzione unitaria e strumentale all’attività di impresa, o almeno del “know how” o di altri caratteri idonei a conferire autonomia operativa ad un gruppo di dipendenti, altrimenti ostandovi il disposto dell’art. 29, comma 3, del d.lgs. n. 276 del 2003, non in contrasto, sul punto, con la giurisprudenza eurounitaria che consente, ma non impone, di estendere l’ambito di protezione dei lavoratori di cui alla direttiva n. 2001/23/CE ad ipotesi ulteriori rispetto a quella del trasferimento di azienda. Cass. civ. sez. lav. 29 marzo 2019, n. 8922

Nei settori in cui l’attività si fonda essenzialmente sulla mano d’opera, come nell’ipotesi di successione nell’appalto di un servizio, è configurabile un trasferimento d’azienda qualora il nuovo imprenditore non si limiti a proseguire l’attività, ma riassuma anche una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore a tali compiti, potendo corrispondere ad un’entità economica, idonea a conservare la sua identità al di là del trasferimento, un gruppo di lavoratori che assolva stabilmente un’attività comune. Cass. civ. sez. L, 19 maggio 2017, n. 12720

In presenza di una pluralità di contratti a termine, la ritenuta nullità dell’apposizione del termine, determina la conversione in un unico contratto a tempo indeterminato, con effetto retroattivo al momento della stipula del primo contratto a termine dichiarato illegittimo, sicché, anche ai fini dell’operatività del meccanismo di cui all’art. 2112 c.c. il rapporto rimane unico, senza soluzione di continuità, con conseguente legittimazione passiva del cessionario rispetto ai crediti retributivi derivanti dal riconoscimento della pregressa anzianità. Cass. civ. sez. lav. 8 marzo 2019, n. 6867

Ai fini dell’applicazione dell’art. 2112 c.c. anche nel testo modificato dall’art. 32 del d.lgs. n. 276 del 2003, applicabile “ratione temporis”, costituisce elemento costitutivo della cessione l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la sua capacità, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi funzionali ed organizzativi e quindi di svolgere, autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario, il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente, situazione ravvisabile (quando non occorrano particolari mezzi patrimoniali per l’esercizio dell’attività economica) anche rispetto ad un complesso stabile organizzato di persone, addirittura in via esclusiva, purché dotate di particolari competenze e stabilmente coordinate ed organizzate tra loro, così da rendere le loro attività interagenti e idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili. Cass. civ. sez. lav. 8 novembre 2018, n. 28593

In tema di trasferimento d’azienda, l’interpretazione dell’art. 2112 c.c. secondo la quale il “ramo d’azienda” presuppone una preesistente entità produttiva funzionalmente autonoma, trova conferma anche nella sentenza della Corte di Giustizia del 6 marzo 2014, in C-458/12, che ha ribadito, ai fini dell’applicazione della direttiva 2001/23/CE del 12 marzo 2001, la necessità, anteriormente al trasferimento, di una sufficiente autonomia funzionale della quota d’impresa ceduta, fermo restando che, in forza dell’art. 1, par. 1, lett. a) e b), della citata direttiva, la normativa nazionale può anche estendere l’obbligo di mantenimento dei diritti dei lavoratori trasferiti pure nell’ipotesi di non preesistenza del ramo d’azienda. Cass. civ. sez. L, 28 settembre 2015, n. 19141

In tema di trasferimento di azienda, il frazionamento e la cessione di parte di uno specifico settore aziendale, destinato a fornire il supporto logistico sia al ramo ceduto che all’attività della società cessionaria, rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 2112 cod. civ. purché presenti, all’interno della più ampia struttura aziendale oggetto della cessione, una propria organizzazione di beni e persone al fine della fornitura di particolari servizi per il conseguimento di obiettive finalità produttive. Cass. civ. sez. lav. 30 aprile 2014, n. 9461

Per “ramo d’azienda”, come tale suscettibile di autonomo trasferimento riconducibile alla disciplina dettata per la cessione di azienda, deve intendersi ogni entità economica organizzata in maniera stabile la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità e (come affermato anche dalla Corte di Giustizia, sentenza 24 gennaio 2002, in C51/00) consenta l’esercizio di una attività economica finalizzata al perseguimento di uno specifico obiettivo. Il relativo accertamento presuppone la valutazione complessiva di una pluralità di elementi, tra loro in rapporto di interdipendenza in relazione al tipo di impresa, consistenti nell’eventuale trasferimento di elementi materiali o immateriali e del loro valore, nell’avvenuta riassunzione in fatto della maggior parte del personale da parte della nuova impresa, dell’eventuale trasferimento della clientela, nonché del grado di analogia tra le attività esercitate prima o dopo la cessione, in ciò differenziandosi dalla cessione del contratto ex art. 1406 cod. civ. che attiene alla vicenda circolatoria del solo contratto e comporta la mera sostituzione di uno dei soggetti contraenti, nonché il consenso del lavoratore ceduto. Cass. civ. sez. lav. 28 aprile 2014, n. 9361

Per “ramo d’azienda”, ai sensi dell’art. 2112 cod. civ. (come sostituito dalla prima parte dell’art. 32 del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276), deve intendersi ogni entità economica organizzata in maniera stabile, la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità, il che presuppone, comunque, una preesistente entità produttiva funzionalmente autonoma (potendo conservarsi solo qualcosa che già esiste), e non anche una struttura produttiva creata “ad hoc” in occasione del trasferimento o come tale unicamente identificata dalle parti del negozio traslativo, dovendosi ritenere preclusa l’esternalizzazione come forma incontrollata di espulsione di frazioni non coordinate fra loro, di semplici reparti o uffici ovvero di articolazioni non autonome (nella specie, il servizio di manutenzione degli impianti ad uso ufficio e dei servizi ambientali da parte della Telecom), unificate soltanto dalla volontà dell’imprenditore e non dall’inerenza del rapporto ad una entità economica dotata di autonoma ed obiettiva funzionalità. Cass. civ. sez. lav. 15 aprile 2014, n. 8757

In tema di trasferimento di azienda, l’art. 2112 c.c. presuppone che il trasferimento dei beni, materiali ed immateriali, destinati all’esercizio dell’impresa, – nella loro funzione unitaria e strumentale e non nella loro autonoma individualità – sia effettivo e reale, sicché non vi è un legittimo trasferimento di ramo d’azienda ove vi sia la sua creazione ttizia proprio in vista della cessione. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 21 novembre 2012, n. 20422

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