Art. 2034 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Obbligazioni naturali

Articolo 2034 - codice civile

Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato (627, 799, 1185, 1933, 2035, 2126, 2321, 2433, 2940) in esecuzione di doveri morali o sociali (64 l. fall.), salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace (2, 591, 1191).
I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti.

Articolo 2034 - Codice Civile

Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato (627, 799, 1185, 1933, 2035, 2126, 2321, 2433, 2940) in esecuzione di doveri morali o sociali (64 l. fall.), salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace (2, 591, 1191).
I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti.

Massime

Ai fini dell’applicabilità della “soluti retentio” prevista dall’art. 2035 c.c. la nozione di buon costume non si identifica soltanto con le prestazioni contrarie alle regole della morale sessuale o della decenza, ma comprende anche quelle contrastanti con i principi e le esigenze etiche costituenti la morale sociale in un determinato ambiente e in un certo momento storico; pertanto, chi abbia versato una somma di denaro per l’ottenimento di un posto di lavoro (nella specie, presso un istituto bancario), a prescindere dall’esito della trattativa immorale, non è ammesso a ripetere la prestazione, perché tale finalità, certamente contraria a norme imperative, è da ritenere anche contraria al buon costume. Cass. civ., sez. , VI-III 3 aprile 2018, n. 8169

La nozione di prestazione non ripetibile di cui all’art. 2035 c.c., non si identifica con un dato materiale, qual è la ripetibilità in concreto della prestazione, bensì con un dato giuridico, nel senso che la prestazione fornita non può formare oggetto di obbligazione restitutoria, in favore di chi sia stato partecipe del negozio immorale, in quanto fondata su un contratto illecito, non corrispondente, di conseguenza, ad un interesse giuridicamente tutelabile del creditore. Cass. civ., sez. , I 27 ottobre 2017, n. 25631

Il contratto stipulato dal privato con la P.A., ma nullo per difetto di forma scritta, non può essere considerato contrario al buon costume ai sensi dell’art. 2035 c.c. Ne consegue che il privato, il quale abbia effettivamente eseguito la propria prestazione, può utilmente agire nei confronti della P.A. con l’azione di indebito arricchimento. Cass. civ. sez. III 2 settembre 1998, n. 8722

Il pagamento effettuato in base a contratto nullo per contrarietà a norme imperative configura un’ipotesi di indebito oggettivo cui consegue per il disposto dell’art. 2033 c.c. (diversamente dalla nullità per contrarietà al buon costume) la ripetibilità di quanto sia stato pagato. Cass. civ. sez. II 18 novembre 1995, n. 11973

L’accertamento che un contratto sia contrario a norme imperative e quindi nullo per tale ragione (art. 1343 c.c.) non impedisce una autonoma valutazione dell’atto dal punto di vista della sua eventuale immoralità al fine di negare l’azione di ripetizione (art. 2035 c.c.). Cass. civ. Sezioni Unite 17 luglio 1981, n. 4414

Sono irripetibili, a norma dell’art. 2035 c.c., i soli esborsi fatti per uno scopo contrario al buon costume, non pure le prestazioni fatte in esecuzione di un negozio illegale per contrarietà a norme imperative. (Nella specie è stato ritenuto contrario a norme imperative l’accordo con il quale si era pattuito che il preponente avrebbe omesso di iscrivere l’agente all’Enasarco e gli avrebbe corrisposto direttamente le somme che avrebbe dovuto versare a titolo di contributi al fondo di previdenza, in deroga alla disciplina previdenziale del settore). Cass. civ. sez. lav. 15 marzo 1977, n. 1035

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