Art. 2016 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Procedura d'ammortamento

Articolo 2016 - codice civile

In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo (1889), il possessore può farne denunzia al debitore e chiedere l’ammortamento del titolo con ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui il titolo è pagabile.
Il ricorso deve indicare i requisiti essenziali del titolo e, se si tratta di titolo in bianco (2009, 2011), quelli sufficienti a identificarlo.
Il presidente del tribunale, premessi gli opportuni accertamenti sulla verità dei fatti e sul diritto del possessore, pronunzia con decreto l’ammortamento e autorizza il pagamento del titolo dopo trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, purché nel frattempo non sia fatta opposizione dal detentore. Se alla data della pubblicazione il titolo non è ancora scaduto, il termine per il pagamento decorre dalla data della scadenza.
Il decreto deve essere notificato (137 c.p.c.) al debitore e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica a cura del ricorrente.
Nonostante la denunzia, il pagamento fatto al detentore prima della notificazione del decreto libera il debitore (2006 , 2027; 89 l. camb.; 69 l. ass.).

Articolo 2016 - Codice Civile

In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo (1889), il possessore può farne denunzia al debitore e chiedere l’ammortamento del titolo con ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui il titolo è pagabile.
Il ricorso deve indicare i requisiti essenziali del titolo e, se si tratta di titolo in bianco (2009, 2011), quelli sufficienti a identificarlo.
Il presidente del tribunale, premessi gli opportuni accertamenti sulla verità dei fatti e sul diritto del possessore, pronunzia con decreto l’ammortamento e autorizza il pagamento del titolo dopo trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, purché nel frattempo non sia fatta opposizione dal detentore. Se alla data della pubblicazione il titolo non è ancora scaduto, il termine per il pagamento decorre dalla data della scadenza.
Il decreto deve essere notificato (137 c.p.c.) al debitore e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica a cura del ricorrente.
Nonostante la denunzia, il pagamento fatto al detentore prima della notificazione del decreto libera il debitore (2006 , 2027; 89 l. camb.; 69 l. ass.).

Massime

La procedura di ammortamento del libretto di deposito bancario ha, come unica funzione, quella di individuare la persona legittimata a riscuotere e non quella di accertare la titolarità del credito, come è reso esplicito da quanto dispongono gli artt. 1836 c.c. e, per i libretti al portatore, gli artt. 7 ss. della legge 30 luglio 1951, n. 948. Ne consegue che la richiesta di ammortamento presentata congiuntamente da due soggetti, con la quale gli stessi si siano dichiarati comproprietari del libretto, non ha il valore probatorio di confessione nel giudizio successivamente intentato da uno dei due soggetti nei confronti dell’altro al fine dell’accertamento della proprietà della somma depositata, ma rappresenta un semplice indizio, che può essere superato dalla prova che detta somma proveniva esclusivamente dal patrimonio dell’attore. Cass. civ., sez. , I 7 marzo 2006, n. 4870

Ai sensi degli artt. 2016 c.c., 89 e 102 del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, legittimato a promuovere la procedura di ammortamento di una cambiale, o di un vaglia cambiario, è il titolare del credito cartolare, che abbia perso il possesso del titolo a seguito di smarrimento, sottrazione o distruzione. Pertanto, il trattario della cambiale e l’emittente del vaglia cambiario sono privi di legittimazione a richiedere il decreto di ammortamento, ancorché abbiano perso il titolo dopo esserne venuti in possesso a seguito di pagamento del debito. Cass. civ. sez. II 16 settembre 2002, n. 13513

In tema di assegno circolare, il girante, in forza della girata per l’incasso, non si spoglia della titolarità dell’effetto; tuttavia, con detta girata egli conferisce all’istituto giratario il mandato di agire per la riscossione in suo nome e conto. Sicché, solo al giratario (non al girante, neanche in via concorrente) spetta la legittimazione a promuovere l’ammortamento, poiché, esperendo detta azione, il giratario esercita un diritto proprio (non del girante), in quanto la legittimazione cartolare gli compete al momento della perdita del titolo, senza che al predetto fine rilevi il potere del girante (quale mandante) di influire sulle azioni spettanti al giratario per l’incasso, ove detto potere sia stato esercitato prima dello smarrimento, della sottrazione o della distruzione del titolo. Cass. civ., sez. , I 21 febbraio 2002, n. 2490

In caso di smarrimento di un assegno bancario dopo la girata per l’incasso fatta ad una banca dall’intestatario dell’assegno, grava su quest’ultimo, e non sul traente, l’onere di richiedere l’ammortamento del titolo, che costituisce l’unico strumento che garantisce il traente dal non restare esposto ad una richiesta di pagamento a seguito della presentazione, sia pure tardiva, dell’assegno da parte di un terzo in buona fede. Cass. civ. sez. III 15 marzo 1995, n. 3027

La legittimazione all’opposizione al decreto di ammortamento compete unicamente al detentore del titolo, non già a tutti gli obbligati risultanti dallo stesso, i quali, dopo la pronunzia del decreto, possono proporre le ordinarie azioni di impugnazione e, in particolare, quella di accertamento negativo per far riconoscere l’inesistenza del titolo ammortizzato. In quest’ultima azione, la difficoltà dell’onere probatorio – consistente nella dimostrazione dell’inesistenza del titolo – non deriva da una particolare efficacia del decreto di ammortamento e non determina, quindi, un’ingiustificata limitazione della tutela degli emittenti-debitori dell’assegno. Cass. civ. sez. I 20 maggio 1993, n. 5744

La legittimazione a proporre opposizione al decreto di ammortamento non compete a tutti gli obbligati cambiari, ma unicamente al detentore del titolo. Dopo la pronuncia del decreto di ammortamento il debitore cambiario ha il potere di proporre non solo l’azione di opposizione, purché ne ricorrano le condizioni di legittimazione, ma anche le ordinarie azioni di impugnativa cambiaria e, in particolare, le azioni di accertamento negativo dirette a far riconoscere l’inesistenza o la falsità del titolo ammortizzato. Poiché, al fine di individuare l’azione in concreto proposta, onde applicare le corrispondenti norme di legge, occorre aver riguardo alla sostanza del petitum, in relazione alla causa petendi, nonché a tutte le particolarità della fattispecie, e non limitarsi alle qualificazioni date dalle parti, o alle formulazioni letterali delle loro conclusioni, allorquando manchi la legittimazione per l’opposizione dell’ammortamento, devesi in linea di massima ritenere che l’azione proposta, ancorché qualificata come opposizione a decreto di ammortamento, sia in realtà un’azione di accertamento negativo, perché è questa l’unica azione esperibile da parte di chi non sia detentore del titolo ammortizzato. Cass. civ. sez. I 10 giugno 1968, n. 1782

In tema di ammortamento di un assegno bancario, l’opposizione al relativo decreto pronunciato dal pretore (competente ratione temporis) va proposta nel termine di quindici giorni dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’art. 69 del R.D. n. 1736 del 1933 e non nei trenta giorni di cui all’art. 2016 c.c., disposizione invece riferita alla generalità dei titoli di credito e, in quanto lex posterior generalis, non in grado di derogare alla norma anteriore speciale, in difetto di espressa indicazione normativa. Cass. civ. sez. I 25 luglio 2008, n. 20469 

Il termine di quindici giorni – indicato nell’art. 69 (secondo capoverso) del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 per l’opposizione del detentore dell’assegno bancario alla richiesta di ammortamento – è perentorio e, come tale, non è suscettibile di proroga da parte del giudice. Un termine può essere dichiarato perentorio anche senza l’uso di formule sacramentali, qualora la dichiarazione di perentorietà possa essere univocamente dedotta dalla natura del termine stesso posta in relazione con lo scopo che tale termine persegue, con la funzione che esso è destinato ad assolvere e con gli effetti collegati alla sua osservanza. E quando tali statuizioni non siano state rettificate o riformate nei modi ammessi dalla legge. In applicazione di tale principio, resta valida l’opposizione all’ammortamento di un assegno bancario, proposta dopo la scadenza del termine perentorio di quindici giorni, previsto dall’art. 69 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, qualora il pretore, nell’emettere il relativo decreto, abbia erroneamente fissato il termine di trenta giorni, uniformandosi alle indicazioni contenute nel ricorso introduttivo della procedura di ammortamento. Cass. civ. sez. I 23 aprile 1952, n. 1115

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