Art. 1997 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Efficacia dei vincoli sul credito

Articolo 1997 - codice civile

Il pegno (2784), il sequestro (670 ss. c.p.c.), il pignoramento (451 ss. c.p.c.) e ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo (2786).

Articolo 1997 - Codice Civile

Il pegno (2784), il sequestro (670 ss. c.p.c.), il pignoramento (451 ss. c.p.c.) e ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo (2786).

Massime

In base al principio generale di incorporazione, di cui è espressione l’art. 1997 c.c., il pignoramento sul diritto menzionato in un titolo di credito (al pari del pegno, del sequestro e di ogni altro vincolo) non ha effetto nei confronti del giratario se non si attua mediante annotazione sul titolo, necessitando, altresì, della sua materiale apprensione, mentre nessuna rilevanza riveste la condizione soggettiva di buona o mala fede del portatore. Con specifico riferimento ai titoli nominativi, tale regime giuridico generale trova riscontro nella legislazione speciale in tema di vincoli reali sulle azioni, posto che l’art. 3, comma 3, del r.d. 239 del 1942 dispone che pignoramenti, sequestri ed altre opposizioni debbono essere eseguiti sul titolo, occorrendo, inoltre, la corrispondente annotazione sul registro dell’emittente (il cd. “libro soci”) ai sensi dell’art. 2024 c.c. Cass. civ., sez. , I 20 gennaio 2017, n. 1588

Il pegno di titoli di credito, quale vero e proprio diritto reale limitato sui titoli, si attua mediante spossessamento del debitore pignoratizio e deve, ai fini dell’efficacia erga omnes del vincolo sul diritto cartolare, essere attuato sul titolo (art. 1997 c.c.). Trattandosi di titoli all’ordine, la legittimazione del creditore pignoratizio all’esercizio del diritto cartolare trae fondamento da una serie continua di girate; onde è alla cosiddetta legge di circolazione del titolo che occorre far riferimento per valutare se il diritto di garanzia sia validamente sorto (da qui la sufficienza ex art. 2003 c.c. della consegna, per i titoli al portatore; la necessità che il possesso sia qualificato dalla girata, per i titoli all’ordine; l’indispensabile adempimento della duplice intestazione di cui all’art. 2021 c.c., per i titoli nominativi). Ciò significa che, ove siano stati costituiti in pegno dei titoli cambiari, la validità della girata dev’essere ragguagliata alla normativa degli artt. 15 e seguenti della legge sulla cambiale, ma non già anche che una valida costituzione del pegno richieda la specifica girata con clausola «valuta in garanzia», «valuta in pegno», od altra che al pegno faccia riferimento. Infatti il trasferimento del possesso del titolo al creditore pignoratizio, risultando dal documento, assolve pienamente alla funzione di palesare ai terzi l’indisponibilità del titolo, e, per converso, di impedire una circolazione abusiva di esso, senza che rilevi, rispetto ad essi, il carattere c.d. pieno della girata, e restando, nei rapporti interni, il diritto reale limitato del giratario-creditore pignoratizio, affidato ad un pactum fiduciae del tutto legittimo (cosiddetta girata fiduciariamente traslativa in bianco), mentre la posizione di quei particolari terzi che sono gli altri creditori del girante resterà tutelata dalla disciplina sulla «certezza» della data (art. 2787, comma terzo, c.c.) ai fini dell’opponibilità del vincolo. Cass. civ. sez. I 23 ottobre 1998, n. 10526

Nel caso di sequestro conservativo eseguito su titoli di credito, l’osservanza delle forme previste dall’art. 1997 c.c. per l’imposizione del vincolo non è richiesta per la validità del vincolo stesso tra le parti, ma al solo scopo di renderlo efficace rispetto ai terzi, affinché possa essere opposto ai nuovi possessori del titolo. Ne consegue che l’inosservanza delle forme richieste dal menzionato art. 1997 c.c. non può mai provocare l’invalidità del pignoramento e degli atti successivi, una volta verificatasi la conversione ai sensi dell’art. 686 c.p.c. Cass. civ. sez. I 4 settembre 1996, n. 8060 

Qualora il cliente della banca vincoli, a garanzia del proprio adempimento, un titolo di credito od un documento di legittimazione individuati, quale un libretto di deposito a risparmio (rispettivamente al portatore o nominativo), e non conferisca alla banca medesima la facoltà di disporre del relativo diritto, si esula dall’ipotesi del pegno irregolare, come delineata dall’art. 1851 c.c. (in riferimento all’art. 1846 c.c.), e si rientra nella disciplina del pegno regolare (artt. 1997 e 2784 ss. c.c.), in base alla quale la banca garantita non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l’obbligo di riversare o scomputare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo od il documento stesso. In tale caso, pertanto, difettano i presupposti per la compensazione dell’esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca. Cass. civ. sez. I 18 giugno 1996, n. 5592 

è un titolo di credito, in virtù della sua idoneità alla circolazione, per cui il mero possesso del titolo conferisce al portatore la legittimazione a riscuotere ed individua nello stesso il soggetto nei confronti del quale la banca può pagare, con effetto liberatorio, la somma disponibile sul libretto. Ne deriva che, qualora il credito del depositante verso la banca sia oggetto di sequestro conservativo, nelle forme del pignoramento presso terzi, il vincolo – che, per essere efficace, va attuato sul titolo di credito, a norma dell’art. 1997 c.c., – riguarda detto credito nella consistenza all’atto della notificazione del provvedimento di sequestro, non già nella misura sussistente all’instaurazione del contratto di deposito. Cass. civ. sez. I 12 gennaio 1995, n. 336

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