Art. 1967 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Prova

Articolo 1967 - codice civile

La transazione deve essere provata per iscritto (2702 ss., 2725), fermo il disposto del n. 12 dell’articolo 1350 (2643).

Articolo 1967 - Codice Civile

La transazione deve essere provata per iscritto (2702 ss., 2725), fermo il disposto del n. 12 dell’articolo 1350 (2643).

Massime

La prova scritta della transazione, necessaria ai sensi dell’art. 1967 cod. civ., non può consistere nella trascrizione di colloqui telefonici, la quale non è “documento”, né la riproduzione meccanica di un documento. Cass. civ., sez. , II 31 marzo 2014, n. 7505

Nei contratti come la transazione, per i quali la forma scritta è richiesta soltanto “ad probationem”, poiché la legge non prescrive la contestuale sottoscrizione delle parti contraenti, l’eventuale mancanza di sottoscrizione di una di esse può essere sostituita dall’inequivocabile manifestazione della volontà di avvalersi del negozio documentato nella scrittura incompleta, in particolare mediante la produzione della stessa in giudizio o l’intervenuta accettazione della medesima fatta allo scopo di avvalersi dei suoi effetti negoziali. Cass. civ., sez. , II 3 gennaio 2011, n. 72 

L’esistenza del contratto di transazione, dovendo essere provata per iscritto, non può essere desunta da mere presunzioni semplici. Pertanto la sola circostanza che il locatore ed il conduttore, prima della scadenza della locazione, si siano accordati in merito alle modalità di riconsegna dell’immobile, non costituisce prova della risoluzione consensuale del contratto. Cass. civ. sez. III 30 maggio 2008, n. 14469 

La transazione richiede la forma scritta solo ad probationem (salvo quando riguardi uno dei rapporti di cui all’art. 1350 n. 12 c.c.), cosicché, qualora siano pacifici tra le parti la stipula di una transazione e il suo contenuto, il giudice deve tenerne conto ai fini della decisione, a nulla rilevando la mancata produzione di un atto sottoscritto dai contraenti idoneo a documentare la conclusione dell’accordo. La specificità dei termini di un accordo transattivo non costituisce, difatti, requisito essenziale per la validità della transazione, se dal contesto della convenzione sia dato desumere la sussistenza di dazioni e concessioni che le parti si siano reciprocamente fatte allo scopo di porre fine ad una lite già cominciata o di prevenire una lite che può sorgere fra loro. Cass. civ. sez. III 19 ottobre 2006, n. 22395 

In tema di interpretazione della volontà delle parti, all’accordo conciliativo di una controversia si applicano le norme sulla transazione, tra cui l’art. 1967 c.c., con la conseguenza che per l’individuazione dell’oggetto di essa, ed in particolare della prestazione cui si è obbligato uno dei contraenti, possono soccorrere soltanto le regole ermeneutiche stabilite dagli artt. 1362 e ss. c.c., con esclusione di dati interpretativi che non abbiano riferimento nel testo scritto, ivi compresi i fatti notori. (Omissis). Cass. civ. sez. III 22 luglio 2004, n. 13613

Tenuto conto che in tema di transazione la forma scritta è richiesta soltanto quando la stessa abbia ad oggetto controversie relative a rapporti giuridici concernenti beni immobili, diritti reali immobiliari o altri rapporti assimilati, l’esistenza del mandato a transigere e della ratifica di transazioni aventi ad oggetto controversie relative a rapporti obbligatori, per i quali non è richiesta la forma scritta, può essere desunta da elementi presuntivi e per quanto riguarda la ratifica anche da facta concludentia, quale il comportamento del dominus negotii, che dimostri l’approvazione dell’operato di chi abbia agito a suo nome pur in assenza di poteri rappresentativi. Cass. civ. sez. II 2 luglio 2003, n. 10456 

Poiché solo per i contratti per i quali è prescritta la forma scritta ad substantiam l’oggetto del contratto deve essere determinato o almeno determinabile in base ad elementi risultanti dall’atto stesso, e non acquisibili aliunde, laddove questo principio non è utilizzabile per i contratti ove la forma scritta è prescritta solo ad probationem, legittimamente nella transazione relativa ad un contratto di assicurazione si può far riferimento ad elementi esterni all’atto per individuare quali siano le rinunce reciproche scambiate dalle parti in sede di stipulazione del contratto di transazione. Cass. civ. sez. III 20 gennaio 2003, n. 729

Le transazioni concluse da un ente pubblico debbono, a pena di nullità, assumere forma scritta, in quanto prevale, sulla regola generale di cui all’art. 1967 c.c., che richiede, per tale tipo di contratto, detta forma solo ad probationem, il principio, avente carattere di specialità, secondo il quale i contratti della p.a. richiedono la forma scritta ad substantiam. Cass. civ. sez. I 6 giugno 2002, n. 8192

L’onere di provare la transazione incombe sulla parte che ne invoca gli effetti estintivi sul debito del giudizio; né rileva, in caso di obbligazione solidale, che detta parte non abbia partecipato all’accordo transattivo e non sia in grado di fornire la prova della transazione; infatti, la necessità della forma scritta ad probationem esclude la possibilità di fornire la prova per testimoni e presunzioni, ma non di avvalersi degli altri mezzi di prova ovvero di richiedere al giudice l’ordine di esibizione di cui all’articolo 210 c.p.c. Cass. civ. sez. III, 26 aprile 2000, n. 5344 

È ammissibile la prova testimoniale del contratto di transazione quando lo stesso non è invocato tra le parti quale fonte di reciproci diritti ed obblighi ma quale atto in senso stretto consistente nel riconoscimento dell’altrui diritto e produttivo di effetti interruttivi della prescrizione a norma dell’art. 2944 c.c. Cass. civ. sez. III 14 febbraio 2000, n. 1642 

… l’assoggettamento della transazione alla prova per iscritto, a norma dell’art. 1967 c.c., comporta che devono risultare documentalmente tutti gli elementi essenziali di tale negozio, ivi compreso quello della reciprocità delle concessioni. Pertanto, non può essere attribuito il valore di un negozio transattivo alla scrittura privata attestante l’avvenuta consegna di una somma di danaro, qualora dal documento, pur in presenza di espressioni verbali afferenti alla volontà di rilasciare ampia quietanza liberatoria, non risulti su quali contrapposte pretese e su quali diritti viene ad incidere l’effetto abdicativo del negozio, così da delineare l’ambito preclusivo di ulteriori pretese da parte del soggetto autore della quietanza. Cass. civ. sez. II 6 ottobre 1999, n. 11117 

La disposizione contenuta nell’art. 1967 c.c., per cui la transazione deve essere provata per iscritto, non consente che elementi costitutivi del contratto di transazione (fra i quali la reciprocità delle concessioni), siano desunti per presunzione. La quietanza sottoscritta dall’assicurato non può quindi essere considerata prova per la parziale desistenza dell’assicuratore da una posizione di maggior resistenza per il fatto che sia stata predisposta dallo stesso assicuratore e contenga l’offerta di un indennizzo parametrato ad invalidità inferiori per durata e gravità rispetto a quelli inizialmente affermati dall’assicurato. Cass. civ. sez. III 3 marzo 1999, n. 1787

In materia di transazione stragiudiziale, nei casi in cui l’atto scritto è richiesto ad probationem tantum, l’accettazione di essa può essere operata, dalla parte che non abbia sottoscritto il relativo contratto, anche per facta concludentia, purché essa manifesti – anche implicitamente – il consenso attuando integralmente i relativi patti. Cass. civ. sez. I 13 luglio 1998, n. 6825 

La transazione richiede la forma scritta (atto pubblico o scrittura privata) ad substantiam solo quando riguardi uno dei rapporti considerati dall’art. 1350 n. 12 c.c. Negli altri casi, in cui lo scritto è richiesto ad probationem, la prova del contratto può anche essere fornita da un documento sottoscritto da una sola parte, ove risulti il consenso anche solo tacito, purché univoco, dell’altra parte. Cass. civ. sez. lav. 16 maggio 1996, n. 4542 

Qualora la forma scritta sia richiesta ad probationem, come per la transazione (art. 1967 c.c.) che non riguardi gli specifici rapporti indicati dall’art. 1350, n. 12 c.c., e lo scritto sia, quindi, requisito di forma della prova, e non dell’atto, è necessario che dal documento risulti l’esistenza, e non anche il contenuto, del contratto, che, a differenza della ipotesi in cui la forma è richiesta ad substantiam, può essere accertato dal giudice attraverso la confessione o una quietanza (nella specie, «a saldo») contenente la indicazione della causale del versamento. Cass. civ. sez. III 12 agosto 1992, n. 9525

L’onere di provare per iscritto la transazione, ai sensi dell’art. 1967 c.c., riguarda l’esistenza ed il contenuto del rapporto transattivo e non si estende invece ai fatti attinenti alle modalità di esecuzione od attuazione della transazione medesima, dimostrabili anche per testi o per presunzioni; peraltro, anche nel processo interpretativo relativo all’atto transattivo, il giudice ben può attingere, da elementi anche non espressamente richiamati nella scrittura, fatti e circostanze idonee a convalidare il contenuto stesso dell’atto transattivo ed a precisarne i termini, senza con ciò violare la citata norma. Cass. civ. sez. III 4 settembre 1990, n. 9114

Dalla scrittura contenente la transazione – che, al di fuori dei rapporti considerati nell’art. 1350 n. 12 c.c., è richiesta solo ad probationem e non esige formule sacramentali – devono risultare gli elementi essenziali del negozio, e quindi, la comune volontà delle parti di comporre una controversia in atto o prevista, la res dubia, vale a dire la materia oggetto delle contrastanti pretese giuridiche delle parti, e il nuovo regolamento di interessi, che, mediante le reciproche concessioni, viene a sostituirsi a quello precedente cui si riconnetteva la lite o il pericolo di lite. Non è, invece, indispensabile che nella scrittura le parti enuncino le rispettive tesi contrapposte, né che delle rispettive concessioni sia fatta una precisa e dettagliata indicazione, essendo sufficiente che il complesso dei diritti abdicati dall’uno e dall’altro contraente possa essere desunto, sinteticamente ma con certezza e per via logica di consequenzialità, dal nuovo regolamento di interessi concordato in sostituzione di quello anteriore. Cass. civ. sez. III 4 settembre 1990, n. 9114

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