Art. 1903 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Agenti di assicurazione

Articolo 1903 codice civile

Gli agenti autorizzati a concludere contratti di assicurazione (1752, 1753) possono compiere gli atti concernenti le modificazioni e la risoluzione dei contratti medesimi, salvi i limiti contenuti nella procura che sia pubblicata nelle forme richieste dalla legge.
Possono inoltre promuovere azioni ed essere convenuti in giudizio in nome dell’assicuratore, per le obbligazioni dipendenti dagli atti compiuti nell’esecuzione del loro mandato, davanti l’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede l’agenzia presso la quale è stato concluso il contratto (1326, 1932, 2204; 77 c.p.c.).

Gli agenti autorizzati a concludere contratti di assicurazione (1752, 1753) possono compiere gli atti concernenti le modificazioni e la risoluzione dei contratti medesimi, salvi i limiti contenuti nella procura che sia pubblicata nelle forme richieste dalla legge.
Possono inoltre promuovere azioni ed essere convenuti in giudizio in nome dell’assicuratore, per le obbligazioni dipendenti dagli atti compiuti nell’esecuzione del loro mandato, davanti l’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede l’agenzia presso la quale è stato concluso il contratto (1326, 1932, 2204; 77 c.p.c.).

Massime

In tema di assicurazione, ed alla stregua di quanto disposto dall’art. 1903, secondo comma, cod. civ., l’agente con rappresentanza non può promuovere, di sua iniziativa, la domanda di accertamento negativo dell’esistenza del contratto, sicchè qualunque sentenza pronunciata tra lo stesso e l’assicurato è inopponibile all’assicuratore e, in caso di accoglimento della suddetta domanda, l’assicurato non ha titolo esecutivo per chiedere la restituzione del premio all’assicuratore medesimo. Cass. civ., sez. , III 28 maggio 2015, n. 11108

Gli agenti generali di una compagnia di assicurazione stanno in giudizio non in proprio, ma in nome e per conto della compagnia stessa, come specificato dall’art. 1903, secondo comma, c.c., per le obbligazioni nascenti dai contratti conclusi in forza dei poteri di rappresentanza sostanziale di cui sono dotati; ne consegue che, ai fini del valido esercizio dei poteri rappresentativi, non è necessario che l’agente dichiari di agire in nome e per conto della società assicuratrice, essendo sufficiente, al contrario, che egli indichi la propria qualità, ricollegandosi automaticamente ad essa la sussistenza in capo all’agente di assicurazione del potere rappresentativo. Cass. civ. sez. III 6 maggio 2004, n. 8609

Atteso che, ai sensi dell’art. 1903 c.c., all’agente autorizzato a stipulare polizze è attribuita la rappresentanza sostanziale dell’assicuratore, con i conseguenti poteri di rappresentanza processuale rispetto alle controversie derivanti dai contratti stessi, ne consegue che allo stesso può essere indirizzato l’atto interruttivo della prescrizione del diritto dell’assicurato, con effetti incidenti nella sfera giuridica dell’assicuratore. Cass. civ. sez. III 28 novembre 2003, n. 18243

In tema di rappresentanza processuale dell’agente di assicurazioni deve distinguersi il caso in cui non vi è conferimento di potere rappresentativo da parte della società da quello opposto. Nel primo la rappresentanza è fondata sull’art. 1903 c.c. ed è limitata alle obbligazioni dipendenti dal contratto di assicurazione stipulato dall’agente; nel secondo deriva dall’atto di conferimento, ai sensi degli artt. 1744, 1752 e 1753 c.c. che non è necessario menzionare espressamente, essendo sufficiente che l’agente indichi la propria qualità – e può estendersi alla riscossione dei premi anche di contratti stipulati da un altro agente, ma appartenenti allo stesso portafoglio, indipendentemente dalla circostanza che l’agente sia a gestione libera o legato all’impresa da un rapporto di subordinazione. Cass. civ. sez. III 7 luglio 1999, n. 7033

L’agente generale di assicurazione che abbia richiesto decreto ingiuntivo per il pagamento del premio di una polizza assicurativa sta in giudizio, nel procedimento di opposizione al decreto, non in nome proprio, ma in nome e per conto della compagnia assicuratrice, come si ricava dall’art. 1903, secondo comma, c.c., che prevede la legittimazione attiva e passiva degli agenti espressamente «in nome» dell’assicuratore, per le obbligazioni nascenti dai contratti conclusi in forza dei poteri di rappresentanza sostanziale loro conferiti. Cass. civ. sez. I 5 dicembre 1995, n. 12506 

Con riguardo ad attività di impresa assicuratrice avente ad oggetto la promozione della stipulazione di contratti di assicurazione e la gestione del portafoglio acquisito, il decentramento della stessa presso apposite agenzie operanti localmente può avvenire o in economia, e cioè con personale dipendente dall’impresa medesima, o con affidamento dell’incarico a soggetti estranei operanti autonomamente, con propria organizzazione di mezzi materiali e personali, distinguendosi, poi, in concreto, le due modalità organizzative delle agenzie periferiche, in relazione alla diversa titolarità del rischio, che nel primo caso soltanto è, in tutto o in parte, attribuibile all’impresa assicuratrice, ed in relazione all’imputazione giuridica degli atti con i quali il preposto all’agenzia provvede ad organizzare attività personali e mezzi necessari al funzionamento dell’agenzia stessa, nel senso che se tali atti sono imputabili all’impresa si avrà un rapporto di lavoro subordinato fra questa ed il preposto all’agenzia, mentre, se essi sono imputabili allo stesso preposto, si avrà un rapporto di agenzia in senso tecnico. Cass. civ. sez. lav. 19 gennaio 1993, n. 612

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