Art. 1902 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Fusione, concentrazione e liquidazione coatta amministrativa

Articolo 1902 - codice civile

La fusione (2501 ss.) e la concentrazione di aziende tra più imprese assicuratrici non sono cause di scioglimento del contratto di assicurazione. Il contratto continua con l’impresa assicuratrice che risulta dalla fusione o che incorpora le imprese preesistenti (2504). Per i trasferimenti di portafoglio si osservano le leggi speciali (2558).
Nel caso di liquidazione coatta amministrativa (194 ss. l. fall.) dell’impresa assicuratrice, il contratto di assicurazione si scioglie nei modi e con gli effetti stabiliti dalle leggi speciali anche per ciò che riguarda il privilegio a favore della massa degli assicurati (1932).

Articolo 1902 - Codice Civile

La fusione (2501 ss.) e la concentrazione di aziende tra più imprese assicuratrici non sono cause di scioglimento del contratto di assicurazione. Il contratto continua con l’impresa assicuratrice che risulta dalla fusione o che incorpora le imprese preesistenti (2504). Per i trasferimenti di portafoglio si osservano le leggi speciali (2558).
Nel caso di liquidazione coatta amministrativa (194 ss. l. fall.) dell’impresa assicuratrice, il contratto di assicurazione si scioglie nei modi e con gli effetti stabiliti dalle leggi speciali anche per ciò che riguarda il privilegio a favore della massa degli assicurati (1932).

Massime

Il mancato pagamento alla scadenza, da parte dell’assicurato, di un premio successivo al primo determina, ai sensi dell’art 1901, comma 2, c.c., la sospensione della garanzia assicurativa non immediatamente, ma solo dopo il decorso del periodo di tolleranza di quindici giorni; nè la legge subordina questa ulteriore efficacia del contratto al fatto che il premio sia pagato entro il termine medesimo, onde, in caso di protrazione dell’inadempienza dell’assicurato e di successiva risoluzione del contratto a norma del comma 3 del citato art. 1901, l’effetto retroattivo della risoluzione si produrrà non dalla scadenza del premio, ma dallo spirare del periodo di tolleranza. Cass. civ., sez. , III 19 dicembre 2016, n. 26104

In tema di contratto di assicurazione, nel caso di risoluzione di diritto ai sensi dell’art. 1901, terzo comma, c.c., il periodo di assicurazione in corso – relativamente al quale è dovuto il pagamento del premio, nonostante l’avvenuta risoluzione del contratto – è soltanto quello che sarebbe stato coperto dalla garanzia assicurativa se il premio non assolto fosse stato corrisposto. Ne consegue che, ove il contratto abbia durata annuale ed il pagamento del premio sia stato rateizzato in periodi più brevi, il periodo in corso è quello più breve coperto dalla singola rata. Cass. civ., sez. , III 18 novembre 2010, n. 23264

Nel contratto di assicurazione, il mancato pagamento dell’intero premio comporta in ogni caso la sospensione della copertura assicurativa ai sensi dell’art. 1901 c.c., non operando come momento perfezionativo del contratto il criterio dell’incontro delle volontà di entrambi i contraenti stabilito negli art. 1326 e 1335 c.c. ma, esclusivamente l’esatto adempimento all’obbligo di versamento del premio. (Nella specie la S.C. non ha ritenuto operante la copertura assicurativa in caso di versamento di una parte del premio seguita dalla stipula del contratto, in mancanza del saldo alla scadenza prevista). Cass. civ. sez. III 31 gennaio 2008, n. 2390

La clausola del contratto assicurativo che contempli, in caso di mancato pagamento dei premi assicurativi, la loro persistente esigibilità e la decadenza dell’assicurato dal diritto di pretendere l’indennizzo, espone l’assicurato al pagamento del corrispettivo per un periodo in cui manca la prestazione dell’assicuratore, così derogando, in senso a lui sfavorevole, all’art. 1901 c.c., per il quale il mancato pagamento dei premi successivi al primo comporta la sospensione della garanzia assicurativa per il periodo cui si riferisce il premio, fermo restando l’obbligo dell’assicuratore di indennizzare i sinistri verificatisi precedentemente, ne consegue che detta clausola, in base all’art. 1932 c.c., è nulla ed è sostituita di diritto dalle disposizioni di cui all’art. 1901 c.c. Cass. civ. sez. III 3 settembre 2007, n. 18525

In tema di assicurazione, l’art. 1901, secondo comma, c.c. – il quale prevede la sospensione della garanzia per effetto del mancato pagamento del premio alle scadenze convenute – costituisce applicazione dell’istituto generale dell’eccezione di inadempimento, di cui all’art. 1460 c.c. In applicazione al secondo comma di tale ultima disposizione deve, pertanto, negarsi all’assicuratore la facoltà di rifiutare la garanzia assicurativa ove ciò sia contrario alla buona fede, come nel caso in cui, l’assicuratore medesimo abbia, sia pur tacitamente, manifestato la volontà di rinunciare alla sospensione, ad esempio tramite ricognizione del diritto all’indennizzo ovvero accettazione del versamento tardivo del premio senza effettuazione di riserve, nonostante la conoscenza del pregresso verificarsi del sinistro. Cass. civ. sez. lav. 2 dicembre 2000, n. 15407 

L’art. 1901, comma 3, c.c., il quale dispone che in caso di mancato pagamento del premio o di una rata di esso il contratto di assicurazione si risolve di diritto qualora l’assicuratore entro sei mesi dalla scadenza non agisca per la riscossione del proprio credito, va interpretata nel senso che entro tale termine deve essere iniziato il giudizio, mediante notifica dell’atto di citazione all’assicurato. Pertanto, qualora la società assicuratrice agisca con il procedimento monitorio, non è sufficiente che nel termine di sei mesi sia presentato il ricorso per il decreto ingiuntivo o questo sia concesso, bensì è necessario che entro tale termine l’ingiunzione venga notificata al destinatario, verificandosi in caso contrario la decadenza prevista dalla norma suddetta e la conseguente risoluzione di diritto del contratto di assicurazione. Cass. civ. sez. I 11 ottobre 1994, n. 8293

Nel caso in cui il contratto di assicurazione è risolto di diritto, a norma dell’art. 1901 c.c., per l’inerzia dell’assicuratore – che nel termine di sei mesi dal giorno in cui la rata è scaduta non agisce per la riscossione – questi conserva comunque il diritto al pagamento del premio per il periodo di assicurazione in corso, poiché detto diritto non soggiace a termine di decadenza, ma al termine di prescrizione breve sancito dall’art. 2952 c.c. Cass. civ. sez. I 26 agosto 1994, n. 7518

In tema di assicurazione contro i danni, il patto di «proroga» del rapporto, che intervenga dopo il decorso di oltre sei mesi senza che l’assicuratore si sia attivato per la riscossione di premi dovutigli in base a precedente polizza, e che, oltre a fissare le condizioni della nuova copertura assicurativa, contempli anche la persistente esigibilità di detti premi anteriori, si traduce, rispetto alla risoluzione ope legis contemplata dall’art. 1901, terzo comma, c.c., in una deroga sfavorevole all’assicurato, in quanto lo espone al pagamento del corrispettivo per un periodo in cui la prestazione dell’assicuratore è mancata, e, pertanto, per tale seconda parte, è invalido ed inoperante, ai sensi dell’art. 1932 c.c. Cass. civ. sez. I 29 settembre 1993, n. 9758 

Nel contratto di assicurazione, il mancato pagamento del premio, o della prima rata di esso, determina, a norma del primo comma, dell’art. 1901, c.c., la sospensione immediata dell’efficacia del contratto, mentre, ove il pagamento sia effettuato e l’assicurazione, secondo le intese contrattuali, abbia avuto regolare corso per un certo periodo di tempo, il mancato pagamento delle rate successive costituisce inadempimento sopravvenuto e comporta l’applicabilità del secondo comma del citato art. 1901, per il quale l’assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza. La protrazione dell’inadempienza dell’assicurato e la mancata proposizione da parte dell’assicuratore dell’azione giudiziaria per la riscossione, a norma del terzo comma dello stesso articolo, determinano ope legis la risoluzione del contratto, indipendentemente da iniziative od attività di parte. Cass. civ. sez. I 22 maggio 1992, n. 6157

Il termine di sei mesi previsto dall’art. 1901 c.c., ai fini della risoluzione di diritto del contratto di assicurazione nel caso di mancata azione dell’assicuratore per il pagamento del premio non avvenuto alla scadenza inizia a decorrere dal giorno della scadenza stessa e non da quello in cui inizia la sospensione dell’efficacia del rapporto assicurativo a norma del secondo comma dell’art. 1901, con la conseguenza che il pagamento del premio eseguito dopo l’inutile decorso del detto termine e, quindi, dopo la risoluzione, non comporta la reviviscenza del rapporto, ma vale soltanto ad estinguere il relativo credito dell’assicuratore. Cass. civ. sez. I 10 luglio 1991, n. 7647

Nei contratti di assicurazione contro i danni che prevedano la determinazione del premio in base ad elementi variabili (cosiddetta assicurazione con la clausola di regolazione del premio), l’obbligo dell’assicurato di comunicare periodicamente all’assicuratore gli elementi variabili costituisce oggetto di un’obbligazione diversa da quelle indicate nell’art. 1901 cod. civ., il cui inadempimento non comporta l’automatica sospensione della garanzia, ma può giustificare un tale effetto, così come la risoluzione del contratto, solo in base ai principi generali in tema di importanza dell’inadempimento e di buona fede nell’esecuzione del contratto, senza che assuma rilievo il richiamo, operato con apposita clausola contrattuale, all’art. 1901 cod. civ. con riguardo alla mancata comunicazione delle variazioni, trattandosi di clausola nulla ai sensi dell’art. 1932 cod. civ. in quanto derogatoria della disciplina legale in senso meno favorevole all’assicurato. Cass. civ., sez. , III 19 dicembre 2013, n. 28472

Nell’assicurazione contro i danni con clausola di regolazione del premio (in virtù della quale quest’ultimo viene determinato in parte in misura fissa, ed in parte in misura variabile, dipendente dal volume d’affari dell’assicurato o da altri elementi fluttuanti concernenti la sua attività) l’omessa comunicazione, da parte dell’assicurato, dei dati necessari per la determinazione della parte variabile del premio non comporta la sospensione della garanzia assicurativa, ai sensi dell’art. 1901 c.c., a meno che tale effetto non sia espressamente previsto nel contratto, e la relativa clausola non sia debitamente approvata per iscritto ai sensi dell’art. 1341 c.c. Cass. civ., sez. , III 14 luglio 2009, n. 16394

In materia di contratto di assicurazione con clausola di regolazione del premio, l’obbligo dell’assicurato di pagare il maggior premio, determinato in base ai dati successivamente comunicati, sorge nel momento in cui interviene l’indicazione degli elementi di variabilità, ed è, perciò, da tale momento che l’assicuratore può chiederne il pagamento, salvo l’effetto risolutivo del contratto dipendente dalla sua inerzia. Cass. civ. sez. III 30 gennaio 2009, n. 2488 

La cosiddetta clausola di «regolazione del premio » inserita in un contratto di assicurazione si palesa, sul piano funzionale, inidonea a riprodurre ipso facto lo schema dell’art. 1901 c.c. (che prevede la sospensione della garanzia assicurativa in caso di inadempimento dell’assicurato all’obbligazione di pagamento del premio ), non rappresentandone invero un’automatica applicazione, con la conseguenza che non può ritenersi sufficiente, ai fini della sospensione della garanzia assicurativa, la mera omissione della comunicazione dei dati variabili entro il termine contrattuale previsto, integrando tale condotta omissiva, piuttosto, la violazione di un diverso obbligo pattizio, estraneo al modello prefigurato dal citato art. 1901. Cass. civ., sez. , III 28 febbraio 2007, n. 4661,

, Passamonte c. La Fondiaria Assicurazione Spa. [RV596673]

La determinazione del premio nei contratti di assicurazione contro i danni, fissata convenzionalmente in base ad elementi variabili (cosiddetta assicurazione con clausola di regolazione del premio assicurativo), comporta che l’adempimento dell’assicurato è adempimento di un’obbligazione civile diversa dalle obbligazioni indicate nell’art. 1901 c.c., tenendo conto del comportamento di buona fede tenuta dalle parti nell’esecuzione del contratto, del tempo in cui la prestazione è effettuata e dell’importanza dell’inadempimento. (Omissis). Cass. civ. Sezioni Unite 28 febbraio 2007, n. 4631

Nei contratti di assicurazione in cui il premio per una parte è definito e per un’altra parte dipende da elementi variabili, in funzione di dati da trasmettersi periodicamente dall’assicurato all’assicuratore (nella specie, ammontare delle retribuzioni corrisposte ai dipendenti al termine del periodo assicurativo ), la suddetta comunicazione configura un’obbligazione accessoria rispetto a quella di pagamento del premio, la cui mancanza o anche solo tardività, ponendo l’assicuratore nell’impossibilità di determinare l’importo definitivo del premio, equivale al mancato pagamento del premio. In tal caso, in base al combinato disposto di cui agli artt. 1460, secondo comma, e 1901 c.c., quest’ultimo non può peraltro fare ricorso alla sospensione dell’assicurazione quando tale rimedio, in relazione alle circostanze concrete del caso, si profili contrario a buona fede. (Nell’affermare il suindicato principio la S.C. ha cassato la sentenza osservando che, nel caso, pur dando atto della prassi dall’assicuratore seguita per tre anni e non anche nel quarto di trasmettere all’assicurato un modulo da restituire riempito con i dati necessari, il giudice del merito si fosse limitato a sostenere che tale prassi non esonerava quest’ultimo dall’obbligo contrattuale della comunicazione tempestiva, e non avesse accertato se, avuto riguardo alla condotta complessiva delle parti e segnatamente all’affidamento del contraente e all’inopinata ed immotivata interruzione della prassi, l’eccezione di sospensione fosse o meno conforme a buona fede ; ed altresì non avesse valutato se il fatto stesso di aver spedito, malgrado la tardiva comunicazione dei dati retributivi, l’ordinaria appendice contrattuale con l’importo dell’integrazione, e ancor di piú il fatto di aver ricevuto il pagamento senza riserve, fosse comportamento conciliabile, sempre sul piano della buona fede, con la successiva eccezione di sospensione della garanzia assicurativa ). Cass. civ., sez. , III 19 luglio 2004, n. 13344

Qualora, in un contratto di assicurazione, venga inserita una clausola di cosiddetta «regolazione del premio» (in virtù della quale l’assicurato è tenuto, oltre che al pagamento di un premio minimo da versarsi in via provvisoria ed anticipata, alla corresponsione di un maggior premio definitivo, alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, in funzione di elementi variabili, da trasmettersi periodicamente all’assicuratore), la comunicazione degli elementi variabili in essa prevista integra una vera e propria obbligazione accessoria, rispetto a quella del pagamento del premio, derivando, da ciò, a carico dell’assicurato che invochi la copertura assicurativa, l’onere di fornire la prova di aver adempiuto anche alla detta obbligazione e, in difetto, la sospensione della garanzia assicurativa nonché la successiva, eventuale risoluzione del contratto. Non può, ex adverso rilevare, neppure sotto il profilo dell’esecuzione delle prestazioni contrattuali secondo buona fede, il mancato esercizio, da parte dell’assicuratore, della facoltà di sollecitare, all’assicurato, la trasmissione dei dati, concedendogli un ulteriore termine per tale comunicazione. Cass. civ. sez. III, 23 maggio 1997, n. 4612

In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, per le scadenze successive al pagamento del primo premio (o della relativa prima rata) di cui all’articolo 1901, secondo comma, cod. civ., l’effetto sospensivo dell’assicurazione per l’ipotesi di pagamento effettuato dopo il quindicesimo giorno dalla scadenza della rata precedente cessa a partire dalle ore 24.00 della data del pagamento, e non comporta l’immediata riattivazione del rapporto assicurativo dal momento in cui il pagamento è stato effettuato, trovando applicazione analogica la disposizione del primo comma del medesimo articolo – dettata per l’ipotesi del mancato pagamento del primo premio o della prima rata – secondo cui l’assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto. Ne consegue che ove il premio successivo al primo sia stato pagato dopo la scadenza del periodo di tolleranza di giorni quindici di cui all’articolo 1901 cod. civ. (espressamente richiamato nell’articolo 7 della legge 24 dicembre 1969, n.990), la garanzia assicurativa non è operante per il sinistro verificatosi il giorno stesso del pagamento. Cass. civ., sez. , III 31 ottobre 2014, n. 23149

In forza del combinato disposto dell’art. 7 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (attuale art. 127 del D.L.vo 7 settembre 2005, n. 209) e dell’art. 1901 c. c., il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore della r.c.a. vincola quest’ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand’anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacché, nei confronti del danneggiato, ai fini della promovibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile, rileva l’autenticità del contrassegno e non la validità del rapporto assicurativo. Tuttavia, posto che la disciplina del citato art. 7 mira alla tutela dell’affidamento del danneggiato e copre, pertanto, anche l’ipotesi dell’apparenza del diritto, per escludere la responsabilità dell’assicuratore in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsificato occorre che risulti esclusa l’apparenza del diritto, e cioè che l’assicuratore non abbia tenuto alcun comportamento colposo idoneo ad ingenerare l’affidamento in ordine alla sussistenza della copertura assicurativa. Cass. civ., sez. , III 27 agosto 2014, n. 18307

Nei contratti di assicurazione della r.c.a. con rateizzazione del premio, una volta scaduto il termine di pagamento della seconda rata, l’efficacia del contratto resta sospesa a partire dal quindicesimo giorno successivo alla scadenza, e tale sospensione è opponibile anche ai terzi danneggiati, ai sensi dell’art. 1901 c. c., dovendosi ritenere il veicolo sprovvisto di assicurazione, senza che rilevi l’accettazione, da parte dell’assicuratore, di un pagamento tardivo, che non costituisce rinunzia alla sospensione della garanzia assicurativa, ma impedisce solo la risoluzione di diritto del contratto. Cass. civ., sez. , III 14 marzo 2014, n. 5944

In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli, l’assicuratore è tenuto a risarcire il terzo danneggiato quando il sinistro si sia verificato entro il quindicesimo giorno dalla scadenza del periodo indicato sul contrassegno, sebbene non sia stato pagato il premio per il periodo successivo, e ciò anche nell’ipotesi in cui la suddetta scadenza coincida non con lo spirare del periodo per il quale è stato pagato un premio rateizzato, ma con la scadenza dell’intero contratto assicurativo. Cass. civ., sez. , III 6 luglio 2009, n. 15801

In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, se l’assicurato non paga il premio (pattuito in un’unica soluzione) o la prima rata di esso, la sospensione della copertura assicurativa che si produce tra le parti del rapporto negoziale ai sensi del primo comma dell’art. 1901 c.c. non è opponibile al terzo danneggiato e la copertura assicurativa rimane operante per tutto il periodo di tempo indicato nel certificato o contrassegno assicurativo mentre nel caso in cui non sia pagata la seconda o non siano state corrisposte le rate successive di premio, così come previsto dall’art. 1901, comma secondo, c.c., la sospensione della copertura assicurativa è opponibile al terzo danneggiato come espressamente previsto dall’art. 7 legge n. 990 del 1969. Cass. civ. sez. III 8 novembre 2007, n. 23313

La sospensione dell’assicurazione – come effetto giuridico previsto dall’articolo 1901 c.c. – a decorrere dalle ventiquattro ore del quindicesimo giorno dalla scadenza dei premi successivi al primo, comporta, ex articolo 7 comma secondo legge n. 990/69, il venir meno dell’obbligo dell’assicuratore di risarcire i danni al terzo danneggiato per i sinistri verificatisi nel predetto periodo di sospensione, se i relativi premi non risultano pagati in precedenza, e ciò in virtù del principio secondo cui non vi è copertura del rischio senza un precedente pagamento del premio nei modi e nei termini previsti dalla legge e dal contratto. Tale ipotesi non rientra, infatti, nella previsione del comma secondo dell’art. 18 legge n. 990/69, come sostituito ad opera dell’art. 1 D.L. n. 857 del 23 dicembre 1976, convertito in legge n. 39 del 26 febbraio 1977, che presuppone che il contratto sia operante a seguito di regolare pagamento del premio, non rilevando, d’altro canto, in contrario, con riferimento al sinistro accaduto nel periodo in cui la garanzia assicurativa sia sospesa, il pagamento del premio successivamente effettuato, stante che la mancanza della copertura assicurativa al momento del verificarsi del sinistro ha irrevocabilmente prodotto la irrisarcibilità dello stesso da parte dell’assicuratore. Nei rapporti fra assicuratore e assicurato, il primo non ha l’onere di provare il fatto su cui si basa la sua contestazione relativa alla tempestività del pagamento del rateo di premio. Si tratta infatti di una contestazione afferente al diritto dell’assicurato, cui incombe provare la sussistenza dei presupposti per farlo valere. Cass. civ. sez. III 22 maggio 2006, n. 11946

Nel caso in cui un agente o un subagente di assicurazione stipulino un contratto di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile dipendente dalla circolazione dei veicoli avente decorrenza dalle ore ventiquattro del giorno della stipula e rilascino il relativo regolare contrassegno, la compagnia assicuratrice rimane esposta nei confronti dei terzi danneggiati per gli incidenti successivamente verificatisi anche se, in relazione al ritardo con cui il contratto sia stato comunicato e alle relative prescrizioni del contratto di agenzia, il contratto stesso non possa ritenersi opponibile alla compagnia (ed eventualmente all’agente, nel caso di contratto stipulato dal subagente), in applicazione di principio analogo a quello di cui all’art. 1901, comma 1, c.c.; ne consegue che la Compagnia può rivalersi sull’agente – e quest’ultimo sul subagente – per gli indennizzi che la prima sia stata tenuta a corrispondere per incidenti verificatisi nel periodo di efficacia del contratto nei confronti del terzo ma non nei confronti della compagnia. (Nella specie, sulla base del riportato principio, la S.C. ha confermato sull’an la sentenza impugnata, che aveva condannato il subagente a rivalere l’agente – nei cui confronti si era rivalsa la Compagnia). Cass. civ. sez. lav. 28 settembre 1998, n. 9693

L’innalzamento del massimale garantito, con conseguente aumento del premio, compiuto in pendenza del contratto dell’assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, costituisce un mero adeguamento e non una novazione del contratto assicurativo. Ne consegue che, qualora l’assicurato corrisponda il maggior premio successivamente all’adeguamento, ma entro il termine di tolleranza previsto dall’art. 1901 c.c., l’assicuratore sarà tenuto sia nei confronti del terzo, sia nei confronti dell’assicurato, nei limiti del nuovo massimale. Cass. civ. sez. III 27 marzo 1996, n. 2724 

Istituti giuridici

Novità giuridiche