Art. 1892 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave

Articolo 1892 - codice civile

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso (1439) o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose (1440), sono causa di annullamento (1441) del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave (1338, 1894, 1898, 1906).
L’assicuratore decade (2964 ss.) dal diritto d’impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l’impugnazione (1893, 1898).
L’assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l’annullamento (1890, 1896, 1897, 1898, 1901, 1909, 1918, 1926) e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata (1893, 1898).
Se l’assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza (1932, 2964).

Articolo 1892 - Codice Civile

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso (1439) o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose (1440), sono causa di annullamento (1441) del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave (1338, 1894, 1898, 1906).
L’assicuratore decade (2964 ss.) dal diritto d’impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l’impugnazione (1893, 1898).
L’assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l’annullamento (1890, 1896, 1897, 1898, 1901, 1909, 1918, 1926) e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata (1893, 1898).
Se l’assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza (1932, 2964).

Massime

In tema di assicurazione sulla vita, non può ritenersi reticente, per i fini di cui all’art. 1892 c.c., la condotta dell’assicurato che al momento della stipula del contratto sottaccia all’assicuratore l’esistenza di sintomi ritenuti dai medici, in quel momento, ambigui, aspecifici e comunque non allarmanti, a nulla rilevando che in prosieguo di tempo emerga che quei sintomi erano provocati da una grave malattia, non accertabile al momento della stipula del contratto se non attraverso specifici e particolari esami. Cass. civ., sez. , III, 21 giugno 2011, n. 13604

Le dichiarazioni inesatte o reticenti di cui agli artt. 1892 e 1893 c.c. sono le dichiarazioni rese al momento del contratto di assicurazione che impediscono all’assicuratore di valutare le circostanze influenti sul verificarsi dell’evento dannoso assicurato, aumentandone o riducendone l’alea, con conseguente riflesso sul consenso dell’assicuratore o sulle condizioni contrattuali: in quanto tali, esse non incidono sull’oggetto del rischio assicurato, che rimane tale anche in presenza di dichiarazioni inesatte o reticenti, ma toccano il quadro circostanziale nel quale l’assicuratore ha assunto a suo carico il rischio stesso. Ne consegue che, allorché si controverta se l’infortunio professionale (nella specie verificatosi nel corso di lavori manuali) sia o meno indennizzabile in relazione al tipo di attività (dirigente di azienda agricola) che l’assicurato, al momento della stipulazione del contratto, aveva dichiarato di svolgere, si è fuori dall’ambito di applicabilità degli artt. 1892 e 1893 c.c., discutendosi non di un vizio nella formazione del consenso dell’assicuratore determinato da dichiarazioni inesatte o reticenti, ma dell’individuazione del rischio assicurato (ossia, nella specie, se l’attività, assicurata contro gli infortuni, comprenda o meno anche i lavori manuali), problema quest’ultimo, da risolversi attraverso l’interpretazione delle clausole di polizza, secondo i criteri ermeneutici posti dagli artt. 1362 ss. c.c. Cass. civ. sez. III 27 luglio 2001, n. 10292

Il contratto di assicurazione è annullabile, ai sensi dell’art. 1892 c.c., quando l’assicurato abbia con coscienza e volontà omesso di riferire all’assicuratore, nonostante gli sia stata rivolta apposita domanda, circostanze suscettibili di esercitare una effettiva influenza sul rischio assicurato. (Nella specie, l’assicurato con polizza sanitaria aveva richiesto all’assicuratore il pagamento del costo di una operazione di protesizzazione al ginocchio, pagamento rifiutato dall’assicuratore per avere l’assicurato sottaciuto, al momento della stipula, di soffrire di gonalgia; la Suprema Corte ha ritenuto correttamente motivata la decisione di merito, con cui era stata rigettata la pretesa dell’assicurato). Cass. civ. sez. III 19 gennaio 2001, n. 784 

La causa di annullamento del contratto di assicurazione, prevista dall’art. 1892 c.c., esige il simultaneo concorso di tre elementi essenziali: a) una dichiarazione inesatta o una reticenza dell’assicurato; b) l’influenza di tale dichiarazione o reticenza ai fini della reale rappresentazione del rischio; c) che la reticenza o la dichiarazione inesatta siano frutto del dolo o della colpa grave dell’assicurato. Pertanto, non qualunque reticenza di circostanze conosciute dall’assicurato è causa di annullamento del contratto di assicurazione, ma l’annullamento è invocabile solo quando la dichiarazione falsa o reticente sia di tale natura che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non l’avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto l’esatta o completa verità. Cass. civ. sez. I 25 maggio 1994, n. 5115

L’ipotesi di annullamento prevista dall’art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti fatte dall’assicurato all’assicuratore, non costituisce una applicazione generale sull’errore, ma dà luogo ad un autonomo rimedio sia per il fondamento normativo (che va individuato nella violazione dell’obbligo precontrattuale dell’assicurato, di descrizione del rischio oggetto del negozio) e sia per la disciplina degli elementi e delle conseguenze della fattispecie che diverge radicalmente da quella del comune errore-vizio (per la più ampia portata dell’errore essenziale e per la rilevanza dell’errore incidentale). Pertanto per l’annullamento del contratto di assicurazione ex art. 1892 c.c., non sono utilizzabili i criteri sull’essenzialità dell’errore ai fini dell’ordinaria annullabilità del contratto per vizio del consenso (Omissis). Cass. civ. sez. I 26 luglio 1978, n. 3751

L’assicuratore il quale, prima della stipula di un’assicurazione sulla vita, sottoponga al contraente un questionario anamnestico per la valutazione del rischio, non ha alcun onere di indicare analiticamente tutti gli stati morbosi che ritiene influenti sul rischio, ma è sufficiente che ponga all’assicurato la generica richiesta di dichiarare ogni stato morboso in atto al momento della stipula o ne raggruppi le specie per tipologie (nella specie: patologie metaboliche) né tale formulazione del questionario può essere interpretata come disinteresse dell’assicuratore alla conoscenza di malattie non espressamente indicate. Ne consegue che, per escludere la reticenza di cui agli artt. 1892 e 1893 c.c., non può essere dall’assicurato sottaciuta l’esistenza di una patologia preesistente come il diabete anche se non singolarmente indicata nel questionario anamnestico. Cass. civ., sez. , III 20 dicembre 2011, n. 27578

In tema di assicurazione contro i danni, qualora l’impresa assicuratrice abbia chiesto ed ottenuto dall’assicurato, con apposito questionario, specifiche informazioni sulle circostanze afferenti il rischio dedotto in contratto, la mancata inclusione, fra i quesiti così formulati, di determinati profili di fatto evidenzia un atteggiamento di indifferenza dell’assicuratore medesimo, nel senso di estraneità dei profili stessi all’ambito del proprio interesse di conoscenza, valutabile al fine dell’esclusione a carico dell’assicurato che li abbia taciuti di un comportamento reticente, secondo la previsione degli artt. 1892 e 1893 c.c.* , Cass. civ. sez. III 24 novembre 2003, n. 17840

La predisposizione di un questionario da parte dell’assicuratore, benché non abbia la funzione di ?tipizzare? le possibili cause di annullamento del contratto di assicurazione per dichiarazioni inesatte o reticenti, evidenzia tuttavia l’intenzione dell’assicurato di annettere particolare importanza a determinati requisiti e richiama l’attenzione del contraente a fornire risposte complete e veritiere sui quesiti medesimi e, quindi, dev’essere valutata dal giudice in sede di indagine sul carattere determinante, per la formazione del consenso, dell’inesattezza o della reticenza. Cass. civ. sez. III 12 maggio 1999, n. 4682

In tema di annullamento del contratto di assicurazione per reticenza o dichiarazioni inesatte ex art. 1892 c.c., non è necessario, al fine di integrare l’elemento soggettivo del dolo, che l’assicurato ponga in essere artifici o altri mezzi fraudolenti, essendo sufficiente la sua coscienza e volontà di rendere una dichiarazione inesatta o reticente; quanto alla colpa grave, occorre invece che la dichiarazione inesatta o reticente sia frutto di una grave negligenza che presupponga la coscienza dell’inesattezza della dichiarazione o della reticenza in uno con la consapevolezza dell’importanza dell’informazione, inesatta o mancata, rispetto alla conclusione del contratto ed alle sue condizioni. Cass. civ., sez. , III 10 giugno 2015, n. 12086

In tema di contratto di assicurazione che copra le spese per ricoveri da malattia, l’inesattezza delle dichiarazioni o le reticenze cui fanno riferimento gli artt. 1892 e 1893 c.c. non necessariamente presuppongono la consapevolezza da parte del contraente di essere affetto dalla specifica malattia che abbia poi dato luogo al sinistro, ma possono essere integrate da qualsiasi circostanza sintomatica del suo stato di salute che l’assicuratore abbia considerato potenzialmente rilevante ai fini della valutazione del rischio, domandandone di esserne informato dal contraente tramite la compilazione di un questionario. Cass. civ., sez. , III 11 giugno 2010, n. 14069

Con riguardo all’ipotesi di annullamento del contratto di assicurazione, prevista dall’art. 1892 c.c., la configurabilità del dolo o della colpa grave del contraente implica che il dichiarante non solo fosse (o dovesse essere) a conoscenza delle circostanze taciute o inesattamente espresse, ma che fosse (o dovesse essere), inoltre, consapevole del loro valore determinante sul consenso dell’altra parte. A tal fine, per delimitare l’estensione del suddetto obbligo dell’assicurando, l’assicuratore, in ossequio alle regole di correttezza, è tenuto ad apprestare un quadro di riferimento delle circostanze che intende conoscere, tale da ridurre congruamente gli spazi di indeterminatezza circa i fatti, riguardanti persone o cose, alla conoscenza dei quali abbia interesse, con la conseguenza, in mancanza, che gli eventuali dubbi sulla rilevanza delle circostanze non (o inesattamente) dichiarate, ovvero sulla relativa colpevolezza, restano a carico dell’assicuratore, che vi ha dato causa. Cass. civ. sez. I 20 novembre 1990, n. 11206

La conoscenza delle concrete circostanze del rischio, da parte di agenti, incaricati o dipendenti della società assicuratrice, comporta la conoscenza legale delle suddette circostanze anche da parte della società, a condizione che i soggetti suddetti siano forniti del potere di rappresentanza dell’ente. Anche in assenza del potere di rappresentanza, tuttavia, non può escludersi che l’incaricato della compagnia di assicurazioni abbia trasferito alla propria mandante le conoscenze acquisite in relazione al rischio assicurato, ma è necessario che tale effettiva trasmissione di conoscenza sia concretamente provata dall’assicurato, anche per mezzo di presunzioni. Cass. civ. sez. III 21 aprile 1999, n. 3962 

In tema di dichiarazioni inesatte o di reticenze dell’assicurato, quest’ultimo può evitare l’annullamento del contratto d’assicurazione provando che l’assicuratore conosceva, prima della conclusione del contratto, le circostanze relative alla dichiarazione inesatta od alla reticenza; tuttavia, la conoscenza da parte dell’impresa assicurativa non può essere confusa con quella dei soggetti che non hanno il potere di rappresentarla, il cui stato soggettivo è irrilevante, come può desumersi dall’art. 1391 c.c., che attribuisce rilevanza nei confronti del dominus del negozio allo stato soggettivo del rappresentante, ma non anche di chi abbia svolto una qualunque attività nel suo interesse, quali il procacciatore d’affari o l’agente privo di rappresentanza. Peraltro, può essere provato che i soggetti indicati abbiano trasferito la loro conoscenza all’assicuratore. Cass. civ. sez. III 25 marzo 1999, n. 2815

Le inesattezze e le reticenze dell’assicurato su circostanze che l’assicuratore conosce o avrebbe dovuto conoscere, perché notorie, non comportano una violazione dell’obbligo di collaborazione previsto dagli artt. 1892 e 1893 c.c. a carico dell’assicurato bensì vanno imputate all’assicuratore con la conseguenza che non possono giustificare la riduzione dell’indennizzo in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si fosse conosciuto il vero stato delle cose. (Nella specie, si trattava della portata dell’autocarro assicurato, elevata, durante il rapporto di assicurazione, di sei quintali, senza alcuna modifica del veicolo, in forza del D.M. 28 aprile 1977 e non comunicata all’assicuratore in occasione della rinnovazione del contratto). Cass. civ. sez. III 11 luglio 1991, n. 7697

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze dell’assicurato non costituiscono causa di annullamento del contratto, ai sensi dell’art. 1892 c.c., se risulti che l’assicuratore era ugualmente a conoscenza della reale situazione di fatto. Tale conoscenza, acquisita direttamente o a mezzo di rappresentante, al fine di valutare il rischio nella sua effettività da parte dell’assicuratore, ha per oggetto una circostanza di fatto e non un patto del contratto di assicurazione e, pertanto, non è soggetta ai limiti di prova di cui agli artt. 2721 ss. c.c. e può essere dimostrata con ogni mezzo di prova, compresa quella per testi. Cass. civ. sez. III 13 novembre 1987, n. 8352

In tema di assicurazione contro gli infortuni, l’onere imposto dall’art. 1892, cod. civ., all’assicuratore, di manifestare, allo scopo di evitare la decadenza, la propria volontà di esercitare l’azione di annullamento del contratto, per le dichiarazioni inesatte o reticenti dell’assicurato, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto la causa dell’annullamento, non sussiste quando il sinistro si verifichi prima che sia decorso il termine suddetto ed ancora più quando il sinistro si verifichi prima che l’assicuratore sia venuto a conoscenza dell’inesattezza o reticenza della dichiarazione, essendo sufficiente, in tali casi, per sottrarsi al pagamento dell’indennizzo, che l’assicuratore stesso invochi, anche mediante eccezione, la violazione dolosa o colposa dell’obbligo posto a carico dell’assicurato di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresentazione del rischio. Cass. civ., sez. , III 13 luglio 2010, n. 16406

In tema di assicurazione, a norma dell’art. 1892, secondo e terzo comma, c.c., se l’assicuratore viene a conoscenza di dichiarazioni inesatte dell’assicurato – ascrivibili a sua dolosa preordinazione o a grave errore di valutazione e tali da influire sulla valutazione del rischio – solo a seguito del verificarsi dell’evento oggetto di assicurazione, egli può limitarsi a rifiutare il pagamento dell’indennità, eccependo la violazione di un onere cha la legge pone a carico dell’assicurato; nel caso in cui, invece, l’assicurazione abbia ad oggetto un rischio continuato, l’assicuratore, venuto a conoscenza della colpevole reticenza dell’assicurato, ha l’onere di rendere noto, nel termine di tre mesi indicato dall’art. 1892, secondo comma, c.c., se intenda impugnare o meno il contratto, e ciò allo scopo di evitare il pagamento dell’indennità per i rischi futuri. Cass. civ., sez. , III 4 gennaio 2010, n. 11 

In tema di contratto di assicurazione, a fronte di dichiarazioni inesatte o reticenti dell’assicurato su circostanze relative alla valutazione del rischio, che siano ascrivibili a dolo o colpa grave di quest’ultimo, la norma dell’articolo 1892 c.c. da ritenersi applicabile al caso di polizza infortuni ed anche, come nella specie, di «prima salute» – conferisce all’assicuratore, nel concorso dell’ulteriore requisito della rilevanza delle dichiarazioni sulla formazione del consenso dell’assicuratore medesimo, sia il rimedio della impugnazione del contratto, previa manifestazione di una volontà in tal senso nel termine di decadenza di tre mesi dalla conoscenza di quel comportamento doloso o gravemente colposo, sia la facoltà – qualora l’evento si verifichi prima della scadenza di detto trimestrale ed a maggior ragione prima dell’inizio del suo decorso – di rifiutare il pagamento dell’indennizzo eccependo la causa di annullamento del contratto. Cass. III 13 marzo 2007, n. 5849

L’art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti dell’assicurato, prevede un’ipotesi di annullamento del contratto sempreché al riguardo venga proposta apposita domanda, in difetto della quale alla violazione della norma non può ricollegarsi l’effetto – non previsto dalla norma in esame – della inoperatività del contratto assicurativo. Cass. civ. sez. III 15 giugno 2001, n. 8139

Se l’assicuratore è venuto a conoscenza dell’inesattezza delle dichiarazioni e delle reticenze dell’assicurato (art. 1892 c.c.) soltanto dopo il verificarsi del sinistro, può sia rifiutare il pagamento della somma assicurata in via di eccezione inadimplenti non est adimplendum sia agire per l’accertamento di tale inadempimento dell’assicurato, senza bisogno di impugnare il contratto di assicurazione. Cass. civ. sez. III 24 marzo 1997, n. 2576 

La decadenza comminata dall’art. 1892 c.c. a carico dell’assicuratore, che non dichiari all’altra parte la volontà di impugnare il contratto entro tre mesi dal giorno in cui ha avuto conoscenza dell’inesattezza o della reticenza delle dichiarazioni dell’assicurato, non è rilevabile di ufficio dal giudice, ma deve essere eccepita dalla parte. Tale eccezione deve essere proposta, al più tardi, nel giudizio di appello, non potendo essere prospettata in cassazione, stante il divieto di sollevare in tale sede questioni nuove che implichino indagini di fatto. Cass. civ. sez. I 26 luglio 1978, n. 3751

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