Art. 1872 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Modi di costituzione

Articolo 1872 - codice civile

La rendita vitalizia può essere costituita (1350) a titolo oneroso, mediante alienazione di un bene mobile o immobile o mediante cessione di capitale (1861, 2057).
La rendita vitalizia può essere costituita anche per donazione (769, 782) o per testamento (587, 698), e in questo caso si osservano le norme stabilite dalla legge per tali atti (2948).

Articolo 1872 - Codice Civile

La rendita vitalizia può essere costituita (1350) a titolo oneroso, mediante alienazione di un bene mobile o immobile o mediante cessione di capitale (1861, 2057).
La rendita vitalizia può essere costituita anche per donazione (769, 782) o per testamento (587, 698), e in questo caso si osservano le norme stabilite dalla legge per tali atti (2948).

Massime

Il cosiddetto contratto atipico di mantenimento è caratterizzato dall’aleatorietà, la cui individuazione postula la comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei – quali la capitalizzazione della rendita reale del bene-capitale trasferito e la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche dovute nel complesso dal vitaliziante -, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione da impostarsi con riferimento al momento di conclusione del contratto ed al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza, sussistenti a detta epoca, in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente il requisito dell’alea in quanto le condizioni del vitaliziato, benché precarie anche per l’età avanzata, non consentivano di prevederne la morte nel volgere di pochi mesi). Cass. civ., sez. , II 19 luglio 2011, n. 15848

La costituzione di una rendita vitalizia, realizzata mediante il trasferimento di un bene immobile in favore dell’obbligato al versamento periodico, è nulla quando non sia riscontrabile l’aleatorietà del contratto perché il valore della rendita ricavabile dall’immobile e quello della prestazione assicurata sono sostanzialmente equivalenti, anche in considerazione dell’età avanzata del beneficiario del vitalizio, non essendo ravvisabile alcun rischio, ma esclusivamente una sproporzionata posizione di vantaggio, nel contraente che ha acquistato la proprietà dell’immobile. Cass. civ. sez. II 28 aprile 2008, n. 10798

In tema di accertamento dell’alea nella rendita vitalizia, la cui mancanza, trattandosi di elemento essenziale del contratto, ne determina la nullità, è necessario verificare, sulla base delle pattuizioni negoziali, se sussisteva o meno tra le parti il requisito della «equivalenza del rischio», cioè se al momento della conclusione del contratto era configurabile per il vitaliziato ed il vitaliziante una uguale probabilità di guadagno o di perdita, dovendosi tenere conto, a tal fine, con riferimento alle prestazioni delle parti, sia dell’entità della rendita che della presumibile durata della stessa, in relazione alla possibilità di sopravvivenza del beneficiario. Ne consegue che l’alea deve ritenersi mancante e, per l’effetto, nullo il contratto se, per l’età e le condizioni di salute del vitaliziato, già al momento del contratto era prefigurabile, con ragionevole certezza, il tempo del suo decesso e quindi possibile calcolare, per entrambe le parti, guadagni e perdite. Cass. civ. sez. II, 12 ottobre 2005, n. 19763 

Requisito essenziale del contratto di costituzione di rendita vitalizia a titolo oneroso (rendita prevista in corrispettivo dell’alienazione di un bene o della cessione di un capitale, ai sensi dell’art. 1872, primo comma, c.c.) è costituito dall’alea, la quale presuppone che il vitaliziato non sia affetto da una malattia che, per natura e gravità, renda certa o estremamente probabile la sua prossima morte, e deve obiettivamente sussistere al momento della conclusione del contratto, che è affetto da nullità anche quando è in buona fede che le parti al momento della sua sottoscrizione abbiano, erroneamente, ritenuto la sussistenza dell’alea. Cass. civ. sez. II 19 febbraio 1997, n. 1516L’aleatorietà costituisce elemento essenziale del contratto di vitalizio oneroso configurato dall’art. 1872 c.c., che va accertato con riguardo al momento della conclusione del contratto, caratterizzato dall’incertezza obiettiva iniziale circa la durata di vita del vitaliziato e dalla correlativa eguale incertezza in ordine al rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante ed il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio. L’indagine circa l’esistenza dell’incertezza, sotto il duplice profilo considerato, costituisce un giudizio di fatto incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato. Cass. civ. sez. II 29 agosto 1992, n. 9998 

Il contratto atipico di cd. “vitalizio alimentare” differisce da quello, nominato, di rendita vitalizia, ex art. 1872 c.c., per l’accentuata spiritualità delle prestazioni assistenziali che ne costituiscono il contenuto, come tali eseguibili solo da un vitaliziante specificamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali, e per il carattere più marcato dell’alea che lo riguarda, correlata non solo alla durata della vita del beneficiario ma anche alla variabilità e discontinuità delle prestazioni suddette, suscettibili di modificarsi secondo i bisogni (anche in relazione all’età ed alla salute del beneficiario). Pertanto, l’individuazione dell’aleatorietà del citato vitalizio postula la comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione, che il giudice del merito deve compiere con riferimento al momento di conclusione del contratto nonchè al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza all’epoca esistenti in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato. Cass. civ., sez. , II 31 ottobre 2016, n. 22009

Il contratto di vitalizio alimentare è nullo per mancanza di alea se, al momento della sua conclusione, il beneficiario sia affetto da malattia che, per natura e gravità, renda estremamente probabile un esito letale e ne provochi la morte dopo breve tempo o abbia un’età talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere oltre un arco di tempo determinabile. Cass. civ., sez. , II 28 settembre 2016, n. 19214

Il contratto atipico di vitalizio improprio o assistenziale si differenzia dalla donazione per l’elemento dell’aleatorietà, essendo caratterizzato dall’incertezza obiettiva iniziale circa la durata di vita del beneficiario e il conseguente rapporto tra valore complessivo delle prestazioni dovute dall’obbligato e valore del cespite patrimoniale cedutogli in corrispettivo. Ne consegue che l’originaria macroscopica sproporzione del valore del cespite rispetto al minor valore delle prestazioni fa presumere lo spirito di liberalità tipico della donazione, eventualmente gravata da “modus”. Cass. civ., sez. , II 29 luglio 2016, n. 15904

L’alea del contratto atipico di vitalizio alimentare comprende anche l’aggravamento delle condizioni del vitaliziante, per cui il trasferimento all’onerato di un ulteriore bene, mediante la conclusione di un successivo contratto cd. di mantenimento, quale compenso della maggiore gravosità sopravvenuta dell’assistenza materiale e morale da prestare, è privo di causa, giacché tale ulteriore attribuzione patrimoniale elimina il rischio, connaturale al precedente contratto, di sproporzione tra le due prestazioni e, dunque, non essendo giustificata da un diverso corrispettivo, la causa di scambio dissimula quella di liberalità. Cass. civ., sez. , II 22 aprile 2016, n. 8209

Ai fini della configurabilità del contratto atipico di “vitalizio alimentare”, il quale si differenzia dalla rendita vitalizia, di cui all’art. 1872 c.c., per il fatto di avere ad oggetto prestazioni basate sull’ “intuitus personae”, non è d’ostacolo la previsione che l’assistenza possa essere fornita dagli eredi o aventi causa del contraente, atteso che l’infungibilità della prestazione, che caratterizza il detto contratto, va riferita alla sua insostituibilità con una prestazione in denaro ed alla correlata incoercibilità. (Omissis). Cass. civ., sez. , VI 14 giugno 2012, n. 9764

Il contratto con il quale una parte si obbliga a prestare ad un’altra, per tutta la durata della vita, servizi, assistenza e cure personali in corrispettivo della cessione di un bene immobile, va qualificato come negozio atipico, il quale, pur essendo affine a quello di rendita vitalizia, se ne differenzia per lo intuitus personae che determina la scelta dell’obbligato, nonché per il carattere non meramente patrimoniale e per l’infungibilità delle prestazioni, consistenti in un facere, invece che in un dare, come nel vitalizio tipico, e cioè in una serie di prestazioni di carattere essenzialmente morale e spirituale, quali la compagnia, l’accompagnamento ed il sostegno morale in favore dell’anziano. (Omissis). Cass. civ. sez. II 11 dicembre 1995, n. 12650

Nel caso in cui, successivamente alla stipulazione di un contratto preliminare di costituzione di vitalizio alimentare mediante il trasferimento della proprietà di un immobile del vitaliziando, questi, promittente alienante, sia deceduto ne deriva l’automatica risoluzione del detto preliminare per l’impossibilità sopravvenuta della prestazione di costituire a favore del beneficiario la rendita finalizzata al suo mantenimento, con la conseguenza che va esclusa la sopravvivenza a carico degli eredi dell’obbligo di stipulare il contratto definitivo, né può correlativamente farsi luogo alla sentenza sostitutiva a norma dell’art. 2932 c.c. Cass. civ. sez. III 2 agosto 1991, n. 8498

Il vitalizio alimentare, con il quale una parte si obbliga, in corrispettivo dell’alienazione di un immobile o dell’attribuzione di altri beni od utilità, a fornire all’altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni, è soggetto al rimedio della risoluzione per il caso d’inadempimento, tenendo conto che si tratta di contratto atipico, non riconducibile, per peculiarità dell’alea, delle prestazioni del vitaliziante e della funzione perseguita, nell’ambito della rendita vitalizia, e, quindi, sottratto all’applicazione diretta dell’art. 1878 c.c., in tema di esclusione della risoluzione in ipotesi di mancato pagamento di rate di rendita scadute, e che, inoltre, tale norma, la quale trova giustificazione nella non gravità della turbativa dell’equilibrio negoziale in presenza di inadempienza nel pagamento di dette rate di rendita, oltre che nella possibilità di un soddisfacimento coattivo del creditore, non è suscettibile di applicazione analogica al vitalizio alimentare, caratterizzato da prestazioni indispensabili per la sopravvivenza del creditore, in parte non fungibili e basate sullo intuitu personae. Cass. civ. Sezioni Unite 18 agosto 1990, n. 8432 , Contino c. Castiglione.. Nello stesso senso: Cass. civ., sez. I, 9 ottobre 1996, n. 8825

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