Art. 1810 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Comodato senza determinazione di durata

Articolo 1810 - codice civile

Se non è stato convenuto un termine né questo risulta dall’uso a cui la cosa doveva essere destinata (1803, 1809), il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante la richiede (1183).

Articolo 1810 - Codice Civile

Se non è stato convenuto un termine né questo risulta dall’uso a cui la cosa doveva essere destinata (1803, 1809), il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante la richiede (1183).

Massime

La circostanza che un immobile concesso in comodato sia destinato ad attività commerciale non è sufficiente per ritenere il relativo contratto soggetto ad un termine implicito, sicché il comodante può domandare la restituzione del bene prima della cessazione di tale attività. Cassazione civile, Sez. VI-III, ordinanza n. 22309 del 15 ottobre 2020

Nel comodato di bene immobile, stipulato senza determinazione di termine, l’onere di provarne la destinazione a casa familiare e la persistenza della predetta destinazione alla domanda di rilascio grava sul comodatario. (Nella specie la S.C. ha cassato al sentenza impugnata che aveva ritenuto onerati i comodanti dell’onere della prova di dimostrare l’insussistenza di vincoli di destinazione). Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 17332 del 3 luglio 2018

In sede di valutazione della domanda di rilascio proposta dal comodante nei confronti del coniuge cui l’immobile è stato assegnato quale casa familiare, il giudice è tenuto ad accertare, ai sensi dell’art. 1810 c.c., che perduri, nell’interesse dei figli conviventi minorenni (o maggiorenni non autosufficienti), la destinazione dell’intero bene all’uso cui è stato adibito, dovendo, in caso contrario, ordinarne la restituzione, quanto meno parziale. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2771 del 2 febbraio 2017

Il comodato di un bene immobile, stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare, ha un carattere vincolato alle esigenze abitative familiari, sicché il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento anche oltre l’eventuale crisi coniugale, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno ai sensi dell’art. 1809, comma 2, c.c., ferma, in tal caso, la necessità che il giudice eserciti con massima attenzione il controllo di proporzionalità e adeguatezza nel comparare le particolari esigenze di tutela della prole e il contrapposto bisogno del comodante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto risolto per mutuo consenso un contratto di comodato sulla sola base della volontà espressa da uno dei coniugi comodatari, senza considerare la situazione di separazione personale e il vincolo di destinazione dell’immobile, nonché omettendo di verificare la sussistenza dell’urgente ed imprevisto bisogno della parte comodante). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24618 del 3 dicembre 2015

Nel comodato di bene immobile, stipulato senza determinazione di termine, la volontà di assoggettare il bene a vincoli d’uso particolarmente gravosi, quali la destinazione a residenza familiare, non può essere presunta ma va positivamente accertata, dovendo, in mancanza, essere adottata la soluzione più favorevole alla sua cessazione. (Nella specie, la S.C. ha accolto il ricorso della comodante, che invocava la natura precaria del comodato d’immobile poiché l’unità abitativa – poi assegnata al coniuge affidatario della prole in occasione della separazione – era stata lasciata, a seguito del trasferimento dei genitori in altra regione, senza alcuna formalizzazione al figlio celibe ben due anni prima del matrimonio). Cassazione civile, Sez. VI-III, sentenza n. 24838 del 21 novembre 2014

La concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario é un contratto a termine, di cui é certo l’ “an” ed incerto il “quando”, atteso che, con l’inserimento di un elemento accidentale per l’individuazione della precisa durata (nella specie, la massima possibile, ossia per tutta la durata della vita del beneficiario), il comodante ha limitato la possibilità di recuperare, quando voglia, la disponibilità materiale dell’immobile, rafforzando, al contempo, la posizione del comodatario, a cui viene garantito il godimento per tutto il tempo individuato. Ne consegue che, in tale evenienza, il comodante o i suoi eredi possono sciogliersi dal contratto soltanto nelle ipotesi di cui agli artt. 1804, terzo comma, 1809 e 1811 cod. civ. e non liberamente come avviene nel comodato precario. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6203 del 18 marzo 2014

Il comodato, stipulato senza prefissione di termine, di un immobile successivamente adibito, per inequivoca e comune volontà delle parti contraenti, ad abitazione di un nucleo familiare di fatto, costituito dai conviventi e da un figlio minore, non può essere risolto in virtù della mera manifestazione di volontà “ad nutum” espressa dal comodante ai sensi dell’art. 1810, primo comma, ultima parte, cod. civ., dal momento che deve ritenersi impresso al contratto un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari idoneo a conferire all’uso cui la cosa è destinata il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi familiare tra i conviventi. Ne consegue che il rilascio dell’immobile, finché non cessano le esigenze abitative familiari cui esso è stato destinato, può essere richiesto, ai sensi dell’art. 1809, secondo comma, cod. civ., solo nell’ipotesi di un bisogno contrassegnato dall’urgenza e dall’imprevedibilità. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13592 del 21 giugno 2011

Nel contratto di comodato, il termine finale può, a norma dell’art. 1810 c.c., risultare dall’uso cui la cosa dev’essere destinata, in quanto tale uso abbia in sé connaturata una durata predeterminata nel tempo; in mancanza di tale destinazione, invece, l’uso del bene viene a qualificarsi a tempo indeterminato, sicché il comodato deve intendersi a titolo precario e, perciò, revocabile “ad nutum” da parte del proprietario. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3168 del 9 febbraio 2011

Il comodato precario é caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del “vinculum iuris” costituito tra le parti é rimessa in via potestativa alla sola volontà del comodante, che ha facoltà di manifestarla “ad nutum” con la semplice richiesta di restituzione del bene senza che assuma rilievo la circostanza che l’immobile sia stato adibito a casa familiare e sia stato assegnato, in sede di separazione tra i coniugi, all’affidatario dei figli. (Omissis). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15986 del 7 luglio 2010

Si connota come figura atipica, siccome non riconducibile né al modello legale del comodato a termine (art. 1809 c.c. ), né a quello del comodato senza limitazione di tempo (art. 1810 c.c. ), il contratto di comodato immobiliare con il quale le parti abbiano previsto che la restituzione del bene da parte del comodatario debba avvenire nel «caso che il comodante ne abbia necessità ». In tale ipotesi, infatti, il comodato è da intendere convenuto senza determinazione di tempo (salvo quello che ex lege può discendere dall’applicazione dell’art. 1811 c.c. e che un termine derivi in relazione all’uso pattuito ), ma, ai sensi dell’art. 1322 c.c., con il patto che il potere di richiedere la restituzione possa esercitarsi solo in presenza di una necessità di utilizzazione dell’immobile nel senso di un bisogno di riavere la cosa per goderne in uno dei modi consentiti dal proprio titolo che sia incompatibile con il protrarsi del godimento del comodatario e che deve essere prospettata nel negozio di recesso dal comodante e, in caso di contestazione, dimostrata. (Nella fattispecie, poiché le parti avevano convenuto che il terreno con annesso locale scantinato rimanesse nella disponibilità del comodatario finché il comodante ne avesse avuto necessità, senza, però, che di tale necessità fosse stata allegata idonea prova, la S.C., in accoglimento del ricorso e decidendo nel merito, ha rigettato la domanda di rilascio). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6678 del 12 marzo 2008

Ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare (nella specie: dal genitore di uno dei coniugi ) già formato o in via di formazione, si versa nell’ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare. Infatti, in tal caso, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari (e perciò non solo e non tanto a titolo personale del comodatario ) idoneo a conferire all’uso cui la cosa deve essere destinata il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante. Salva la facoltà di quest’ultimo di chiedere la restituzione nell’ipotesi di sopravvenienza di un bisogno, ai sensi dell’art. 1809, comma 2, c.c., segnato dai requisiti della urgenza e della non previsione. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 13603 del 21 luglio 2004

Nel comodato c.d. precario in mancanza di determinazione della sua durata, ove non risulti un termine in relazione all’uso del bene, ancorché il comodatario sia tenuto a restituire la cosa «non appena il comodante la richieda», ai sensi dell’art. 1810 c.c., tale disciplina, configurando un’ipotesi specifica della regola generale prevista nella prima parte dell’art. 1183 c.c., non esclude l’applicazione della disposizione di cui alla seconda parte del citato primo comma dell’art. 1183, con la conseguenza che il giudice, in mancanza di accordo delle parti, possa stabilire il termine per la restituzione della cosa oggetto di comodato, quando sia necessario per la natura della prestazione ovvero per il modo o il luogo dell’esecuzione e, in particolare, quando, trattandosi di comodato di immobile ad uso di abitazione, il comodatario necessiti di congrua dilazione per rilasciare vuoto l’immobile e per trovare altra sistemazione abitativa. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12655 del 17 ottobre 2001

In tema di comodato, addotta, da parte dell’attore in restituzione, l’esistenza di un rapporto di comodato precario, ed eccepita, da parte del convenuto, la sussistenza di un rapporto di locazione, la mancata prova di tale ultimo rapporto implica l’accoglimento della domanda attorea, poiché l’eccezione del convenuto postula il riconoscimento dell’intervenuta consegna della cosa per uso determinato e, dunque, in difetto di diverse allegazioni, l’esistenza del comodato, dal quale discende l’obbligo della restituzione su richiesta del comodante, essendo onere del comodatario invocare l’esistenza di un termine, ovvero la mancata scadenza dello stesso. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8482 del 21 giugno 2001

La figura del «precario» ovvero del «comodato precario» (art. 1810 c.c.) si caratterizza per la previsione che la scadenza della validità del vincolo dipende potestativamente dalla volontà del comodante, il quale può farla maturare ad nutum mediante richiesta di restituzione del bene. Tale richiesta determina l’immediata cessazione del diritto del comodatario alla disponibilità e al godimento della cosa, con la conseguenza che una volta sciolto per iniziativa unilaterale del comodante il vincolo contrattuale, il comodatario che rifiuti la restituzione della cosa, viene ad assumere la posizione di detentore sine titulo e quindi abusivo del bene altrui, salvo che dimostri di poterne disporne in base ad altro rapporto diverso dal precario. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5987 del 10 maggio 2000

Nel comodato di un immobile, stipulato senza la espressa fissazione di un termine, questo, mentre non è desumibile dalla generica destinazione che l’immobile può avere per sua propria natura, trattandosi di destinazione ad uso generico ed indeterminato, può essere desunto dalla particolare, specifica destinazione del bene, restando individuato attraverso le particolari prescrizioni e limitazioni dettate per il suo godimento, sicché in tale caso il giudice ha il dovere di accertare se il godimento della cosa, per come e per quanto consentito, non abbia più ragione di protrarsi nel tempo si da ingenerare l’obbligazione di restituzione per scadenza del termine o esaurimento dell’utilità ai sensi dell’art. 1810 c.c. ovvero se il godimento stesso non abbia trasmodato in eccesso ed abuso così da legittimare il comodante alla diversa azione di restituzione anticipata del bene per inadempimento del comodatario a norma dell’art. 1804 c.c.

Nel contratto di comodato, caratterizzato dalla temporaneità d’uso, la mancanza di un termine finale direttamente previsto dalla parti non autorizza il comodante a richiedere ad nutum la restituzione della cosa, quando sia possibile ravvisare una indiretta determinazione di durata attraverso la delimitazione dell’uso consentito della cosa, desumibile dalla natura di essa, dalla professione del comodatario, dall’esame degli interessi ed alle utilità perseguiti dai contraenti ed assegnatari a finalità del negozio. (Nella specie, applicando tale principio la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva omesso di accertare se un’implicita determinazione di durata fosse desumibile dalla clausola con la quale, in un comodato all’Enel del vano di un fabbricato perché fosse utilizzato quale cabina elettrica, era stato previsto che la concessione in uso del vano sarebbe durata fin quando l’Enel avesse tenuto in servizio la cabina per la distribuzione di energia sia agli abitanti del fabbricato che a quelli dei fabbricati vicini). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2719 del 8 marzo 1995

Nel contratto di comodato l’obbligo di restituzione non può prescindere dalla fissazione di un termine che, in quanto tale, deve per definizione essere certo nel suo futuro verificarsi. Pertanto, ove il bene (nella specie, immobile adibito ad abitazione) sia stato concesso in comodato con la clausola «fino a quando i comodatari non abbiano reperito un altro alloggio», il termine stabilito è meramente apparente, mancando di qualsiasi concretezza temporale di determinazione, e deve considerarsi come non apposto, con la conseguenza che il rapporto resta regolato dall’art. 1810 c.c., secondo cui quando il comodato è senza determinazione di durata il comodatario è tenuto all’immediata restituzione a richiesta del comodante. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2750 del 22 marzo 1994

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