Art. 1718 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Custodia delle cose e tutela dei diritti del mandante

Articolo 1718 - codice civile

Il mandatario deve provvedere alla custodia delle cose che gli sono state spedite per conto del mandante e tutelare i diritti di quest’ultimo di fronte al vettore, se le cose presentano segni di deterioramento o sono giunte con ritardo (1697, 1698).
Se vi è urgenza, il mandatario può procedere alla vendita delle cose a norma dell’art. 1515 (83 att.).
Di questi fatti, come pure del mancato arrivo della merce, egli deve dare immediato avviso al mandante (1712, 1747).
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche se il mandatario non accetta l’incarico conferitogli dal mandante, sempre che tale incarico rientri nell’attività professionale del mandatario.

Articolo 1718 - Codice Civile

Il mandatario deve provvedere alla custodia delle cose che gli sono state spedite per conto del mandante e tutelare i diritti di quest’ultimo di fronte al vettore, se le cose presentano segni di deterioramento o sono giunte con ritardo (1697, 1698).
Se vi è urgenza, il mandatario può procedere alla vendita delle cose a norma dell’art. 1515 (83 att.).
Di questi fatti, come pure del mancato arrivo della merce, egli deve dare immediato avviso al mandante (1712, 1747).
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche se il mandatario non accetta l’incarico conferitogli dal mandante, sempre che tale incarico rientri nell’attività professionale del mandatario.

Massime

Le somme ricevute per conto del mandante in esecuzione di un contratto di mandato all’incasso di titoli di credito sono custodite dal mandatario in funzione dell’obbligo di restituirle al mandante, senza che, rispetto a tale adempimento, debba prospettarsi l’esistenza di un distinto contratto di deposito regolare delle somme, dovendosi ritenere che, come desumibile dall’art. 1177 cod. civ., nonché, quanto alla specifica normativa, dagli artt. 1714 e 1718 cod. civ., rientri nella disciplina del rapporto di mandato la configurabilità di un obbligo di custodia. (Nella specie, la S.C., qualificando come mandato all’incasso il contratto stipulato da un professionista con una società, poi fallita, riconosceva la compensabilità del debito contrattuale con un proprio credito professionale già ammesso al passivo). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10434 del 14 maggio 2014

In tema di operazioni bancarie in conto corrente, la clausola “salvo incasso”, con cui ha luogo l’accreditamento degli assegni rimessi dal correntista, fa gravare su quest’ultimo il rischio dell’insolvenza del debitore, ma non quello dello smarrimento del titolo, che grava sulla banca, ai sensi dell’art. 1718, quarto comma, c.c., quale detentrice del titolo, in funzione dell’adempimento del mandato all’incasso conferitole dal correntista, e quindi tenuta alla custodia anche se non abbia specificamente accettato l’incarico, essendo un operatore professionale. Conseguentemente, in virtù del generale obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, nel caso di smarrimento del titolo, grava sulla banca mandataria l’onere di provare di aver eseguito l’incarico con la dovuta diligenza, dando conto della condotta tenuta. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7737 del 30 marzo 2010

L’ultimo comma dell’art. 1717 Cod. civ., consente al mandante di agire direttamente nei confronti del sostituto del mandatario, ma non la azione di responsabilità contrattuale diretta per i danni subiti contro il sostituto del sostituto del mandatario. (Nella specie, il proprietario di un quadro (mandante) lo aveva consegnato ad una persona (mandatario) con l’incarico di venderlo. Quest’ultima aveva consegnato il quadro ad altra persona (sostituto), la quale, a sua volta, l’aveva consegnato, allo stesso scopo, ad altra (sostituto del sostituto). Il quadro, mentre si trovava presso quest’ultima, andava distrutto. Il mandante conveniva in giudizio, fra gli altri, il sostituto del sostituto del mandatario con l’azione ex art. 1717, ultimo comma, Cod. civ. deducendo la violazione dell’art. 1718 Cod. civ. per non avere osservato la diligenza del buon padre di famiglia nella custodia del quadro e chiedendo il risarcimento del danno ex contractu. La suprema corte, in applicazione del principio di cui alla massima, ha negato la proponibilità dell’azione contrattuale ex art. 1717 ultimo comma, Cod. civ. nei confronti del sostituto del sostituto del mandatario da parte del mandante, salva la possibilità di inquadrare sul terreno della responsabilità aquiliana la pretesa azionata dal mandante). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4302 del 5 luglio 1980

L’art. 1718 c.c. abilita il mandatario senza rappresentanza ad agire in nome proprio, a tutela dei diritti del mandante verso il vettore, solo con riguardo alle cose che siano state spedite ad esso mandatario nell’ambito di affare da lui concluso per conto del mandante, ovvero a cose per le quali abbia comunque la qualità di destinatario, in relazione a spedizione fattagli dal mandante per rendere possibile l’esecuzione del mandato, o da terzi per conto del mandante. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 89 del 11 gennaio 1978

Il mandatario, in attuazione del mandato, spesso si viene a trovare nel possesso di beni che a lui non appartengono, sia che si tratti dei beni fornitigli dal mandante per rendere possibile l’esecuzione del mandato, sia che si tratti di beni acquistati per conto del mandante o speditigli da terzi per conto dello stesso. In tali casi è innegabile l’obbligo della custodia, che non solo non contrasta con la disciplina generale del mandato, ma che anzi trova proprio in essa il suo fondamento. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1118 del 4 aprile 1969

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