Art. 1616 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Affitto senza determinazione di tempo

Articolo 1616 - codice civile

Se le parti non hanno determinato la durata dell’affitto, ciascuna di esse può recedere dal contratto (1373) dando all’altra un congruo preavviso (1596).
Sono salvi [le norme corporative e] (1) gli usi che dispongono diversamente (1625).

Articolo 1616 - Codice Civile

Se le parti non hanno determinato la durata dell’affitto, ciascuna di esse può recedere dal contratto (1373) dando all’altra un congruo preavviso (1596).
Sono salvi [le norme corporative e] (1) gli usi che dispongono diversamente (1625).

Note

(1) L’espressione «le norme corporative» è da ritenersi abrogata dal R.D.L. 9 agosto 1943, n. 721.

Massime

Nei contratti di durata, in cui sono previste reciproche prestazioni da attuarsi in un lungo lasso di tempo, qualora la cessazione del rapporto sia pattuita con riferimento alla consumazione di una certa quantità di beni o di merci da parte di uno dei contraenti, non può parlarsi di durata indeterminata, risultando il termine finale del rapporto prefissato in modo indiretto col rinvio al verificarsi della prevista situazione di esaurimento del bene o della merce in questione. Con la conseguenza che l’esistenza del termine finale (certus an incertus quando) preclude la possibilità del recesso unilaterale, che è applicabile ai contratti senza alcuna determinazione di tempo, essendo i suoi effetti in contrasto con un’esplicita, diversa volontà delle parti. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6354 del 28 novembre 1981

Nella clausola contrattuale, con cui mentre il locatore di un immobile e obbligato a non dare disdetta all’affittuario, a questo e consentito di restituire il bene secondo il suo libero volere, non puo ravvisarsi una condizione sospensiva potestativa, che e quella che rimette all’arbitrio dell’obbligato l’inizio di efficacia di un nuovo rapporto, giacche con la cennata pattuizione, sul presupposto della convenuta continuita del rapporto originario, anche oltre le scadenze periodiche annuali, e conferito all’affittuario il potere di risolverlo ad nutum. Pertanto, tale diritto potestativo dello affittuario va qualificato come recesso unilaterale convenzionale il cui Esercizio ha l’effetto di incidere sul rapporto obbligatorio, rescindendolo senza colpire il sinallagma generico contrattuale, ed il relativo patto e pienamente legittimo e valido, ancorche nei limiti temporali del trentennio a norma dell’art 1573 cod civ. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3442 del 21 giugno 1979

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