(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Minaccia di far valere un diritto

Articolo 1438 - Codice Civile

La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti (2043).

Articolo 1438 - Codice Civile

La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti (2043).

Note

Massime

La minaccia di far valere un diritto assume i caratteri della violenza morale, invalidante il consenso prestato per la stipulazione di un contratto, ai sensi dell’art. 1438 c.c., soltanto se è diretta a conseguire un vantaggio ingiusto; il che si verifica quando il fine ultimo perseguito consista nella realizzazione di un risultato che, oltre ad essere abnorme e diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, sia anche esorbitante ed iniquo rispetto all’oggetto di quest’ultimo, e non quando il vantaggio perseguito sia solo quello del soddisfacimento del diritto nei modi previsti dall’ordinamento. Cass. civ., sez. , III 23 agosto 2011, n. 17523

L’apprezzamento del giudice di merito circa l’esistenza e l’idoneità della minaccia a coartare la volontà di una persona si traduce in un giudizio di fatto, incensurabile in cassazione ove adeguatamente motivato. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 6 settembre 2003, n. 13035

L’incidenza sulla determinazione volitiva della minaccia – che può integrare la violenza morale comportante l’annullabilità di un contratto se sia specificamente diretta al fine di estorcere il consenso ed inoltre, nei caso in cui abbia ad oggetto l’esercizio di un diritto, sia ingiusta perché perseguente un vantaggio esorbitante e iniquo – deve essere valutata, a norma dell’art. 1438 codice civile, con riferimento alle condizioni della vittima, e l’apprezzamento del giudice di merito sull’esistenza della minaccia e sulla sua efficacia si risolve in un giudizio di fatto incensurabile in cassazione se motivato in modo sufficiente e non contraddittorio. (Nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che, in caso di induzione di una donna all’alienazione di un immobile di sua proprietà mediante la minaccia di denuncia per truffa del marito che aveva venduto lo stesso immobile senza precisare di non esserne proprietario, aveva ritenuto esistente l’incidenza causale della minaccia e abnorme il vantaggio conseguito dall’acquirente in danno della donna). Cass. civ. sez. II 13 novembre 1996, n. 9946

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