Art. 1381 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Promessa dell'obbligazione o del fatto del terzo

Articolo 1381 - codice civile

Colui che ha promesso l’obbligazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso.

Articolo 1381 - Codice Civile

Colui che ha promesso l’obbligazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso.

Massime

Con la promessa del fatto del terzo, il promittente assume una prima obbligazione di “facere”, consistente nell’adoperarsi affinché il terzo si impegni o tenga il comportamento promesso, onde soddisfare l’interesse del promissario, ed una seconda obbligazione di “dare”, cioè di corrispondere l’indennizzo nel caso in cui, nonostante si sia adoperato, il terzo si rifiuti di obbligarsi o di tenere il comportamento oggetto della promessa, sicchè, qualora l’obbligazione di “facere” non venga adempiuta e l’inesecuzione, totale o parziale, sia imputabile al promittente, il promissario avrà a disposizione gli ordinari rimedi contro l’inadempimento (quali la risoluzione del contratto, l’azione di inadempimento, l’azione di adempimento), mentre se, nonostante l’esatto adempimento dell’obbligazione di “facere”, il promissario non abbia ottenuto il risultato sperato a causa del rifiuto del terzo, diverrà attuale l’altra obbligazione di “dare”, in virtù della quale il promittente sarà tenuto a corrispondere l’indennizzo. Cass. civ., sez. , II 21 novembre 2014, n. 24853

In tema di promessa del fatto del terzo, ai sensi dell’art. 1381 c.c., le conseguenze derivanti dal mancato compimento del fatto promesso, per il rifiuto del terzo di obbligarsi o di tenere il comportamento oggetto delle promessa, devono essere graduate sulla base della condotta in concreto mantenuta dal promittente, nel senso che questi è tenuto al mero indennizzo nel caso in cui sia stato diligente nell’attivarsi presso il terzo onde soddisfare l’interesse del promissario ed è obbligato, invece, a risarcire i danni secondo le generali regole risarcitorie allorquando siano ravvisabili colpa o negligenza e il promissario dia la prova degli effettivi danni subiti in conseguenza dell’inadempimento. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 19 dicembre 2003, n. 19472

Nella promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo, disciplinata dall’art. 1381 c.c., l’obbligo assunto dal promittente verso il promissario consiste nell’adoperarsi affinché il terzo si obblighi a fare, ovvero faccia, ciò che il promettente medesimo ha promesso alla propria controparte, sicché il rifiuto del terzo non libera il primo, il quale è tenuto a indennizzare il promissorio, mentre la fideiussione assolve alla funzione di garantire un obbligo altrui già (pre)esistente, secondo lo schema previsto dall’art. 1936 c.c., affiancando al primo un secondo debitore di pari o diverso grado. Cass. civ. sez. III 29 ottobre 2003, n. 16225

L’impossibilità sopravvenuta, in quanto causa di estinzione delle obbligazioni avente portata generale, esplica la sua efficacia estintiva anche in relazione alla promessa del fatto del terzo. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 29 maggio 1998, n. 5347

Se le parti, secondo l’accertamento del giudice di merito, hanno convenuto un’indennità – che prescinde pertanto dall’inadempimento della parte all’obbligo assunto – nel caso il terzo non compia il fatto promesso da una di esse, non è applicabile l’art. 1384 c.c., norma eccezionale di deroga all’autonomia delle parti (art. 1322 c.c.), e perciò il giudice non può ridurre la somma predeterminata. Cass. civ. sez. II 30 dicembre 1997, n. 13120

In tema di promessa del fatto del terzo, l’art. 1381 c.c. prevede, quale conseguenza della mancata assunzione, da parte del terzo, dell’obbligazione o del mancato compimento del fatto promesso, il pagamento di un indennizzo, che è cosa ben diversa dal risarcimento del danno il quale ricorre allorché il promittente non assolva al proprio compito e cioè non si adoperi con la dovuta diligenza presso il terzo, violando così i propri doveri di correttezza e buona fede, nel qual caso il promissario può ben avvalersi dei rimedi predisposti contro l’inadempimento e richiedere, in presenza del necessario nesso di causalità, il risarcimento del danno. Se invece il promittente abbia assolto diligentemente al suo obbligo di attivazione, ma, nonostante ciò, il terzo abbia rifiutato la prestazione o l’assunzione dell’obbligazione, si verifica, per l’appunto, quella situazione in presenza della quale l’art. 1381 c.c. riconosce al promissario l’indennità a carico del promittente, indipendentemente da ogni valutazione sul comportamento di quest’ultimo. Cass. civ. sez. I 5 settembre 1997, n. 8614

La diversità tra l’ordinario risarcimento del danno e l’indennizzo contemplato dall’art. 1381 codice civile consiste, anche sotto il profilo processuale, nel fatto che, a differenza del risarcimento del danno, che tende a ricostruire la situazione patrimoniale del danneggiato lesa dal comportamento illegittimo del danneggiante, l’indennizzo è rivolto a compensare la lesione di interessi altrui, conseguente, di norma, al legittimo esercizio di un diritto. Pertanto, è inammissibile, per diversità della causa petendi, la richiesta avanzata per la prima volta in grado di appello dell’indennizzo previsto dall’art. 1381 codice civile, per il mancato rispetto della promessa di obbligazione o di fatto del terzo, ove in primo grado sia stato richiesto il risarcimento del danno. Cass. civ. sez. I 27 settembre 1996, n. 8522

Quando l’inserimento della promessa del fatto del terzo è operato nel contesto di un contratto a prestazioni corrispettive, con effetti integrativi dell’obbligazione gravante su uno dei contraenti a vantaggio dell’altro, sì da condizionare la funzionalità del contratto stesso, l’autonomia dei due negozi viene meno. Ma poiché il terzo è libero di compiere il fatto promesso, il mancato adempimento di lui è inadempimento del promittente, per la colpa che questi ha di aver assunto un impegno da adempiersi dal terzo, senza essere sicuro che questi avrebbe adempiuto. Cass. civ. sez. I 5 maggio 1993, n. 5216

Nella promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo, disciplinata dall’art. 1381 c.c., l’obbligo assunto dal promittente verso il promissario è quello di adoperarsi perché il terzo si obblighi a fare o faccia ciò che il promittente medesimo ha promesso alla propria controparte, ed il rifiuto del terzo di assumere l’obbligazione o di compiere il fatto oggetto della promessa (i quali debbono avere specificità e concretezza di contenuto) non libera il promittente, il quale è tenuto ad indennizzare il promissario. Tale indennizzo per l’inadempimento dell’obbligazione del promittente – la quale, in difetto di determinazione di termine, è immediatamente esigibile ai sensi dell’art. 1183, primo comma, c.c. – differisce dall’ordinario risarcimento del danno e pertanto la sua liquidazione, attesa anche la mancata determinazione di appositi criteri, non può che essere equitativa. Cass. civ. sez. lav. 21 giugno 1991, n. 6984

La promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo, contemplata dall’art. 1381 c.c., è configurabile quando il terzo non sia già giuridicamente vincolato ad assumere l’obbligo od a tenere il comportamento oggetto della promessa. Pertanto, nel caso di promessa dell’adempimento del terzo ad una sua pregressa obbligazione, deve negarsi l’inquadrabilità dell’atto nella previsione della citata norma (e quindi negarsi la sua idoneità a produrre il debito indennitario contemplato dalla norma medesima), restando ravvisabile una fideiussione, se la promessa medesima assuma i connotati della garanzia dell’adempimento altrui, ovvero, in difetto, una mera interposizione amichevole di buoni uffici, priva di effetti per il promittente (salvo espresso patto). Cass. civ. sez. I 9 aprile 1990, n. 2965

La promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo, cui si riferisce l’art. 1386 (Recte: 1381 – N.d.R.) c.c., consiste nell’assunzione dell’impegno di adoperarsi affinché il terzo, non tenuto da precedenti vincoli nei confronti del soggetto cui tale promessa è fatta, assuma verso costui un’obbligazione o, addirittura, esegua a favore del medesimo una determinata prestazione; pertanto, nel caso in cui taluno promette che altri adempia ad un’obbligazione che questi ha già validamente assunto, è configurabile non una promessa ai sensi della norma suddetta bensì una fideiussione. Cass. civ. sez. III 2 febbraio 1982, n. 1081

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