Art. 1352 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Forme convenzionali

Articolo 1352 - codice civile

Se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume (2728) che la forma sia stata voluta per la validità (1350, 1418) di questo (1326, 1362, 1367, 2725).

Articolo 1352 - Codice Civile

Se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume (2728) che la forma sia stata voluta per la validità (1350, 1418) di questo (1326, 1362, 1367, 2725).

Massime

In materia contrattuale, laddove per il contratto sia prevista la forma scritta “ad probationem”, la successiva modifica di singole clausole non deve necessariamente essere pattuita per iscritto ma può risultare anche da un comportamento tacito concludente, risolvendosi la ricostruzione della modifica di clausole contrattuali per “facta concludentia” in una “quaestio facti”, per sua natura riservata al giudice del merito ed esposta a censura di legittimità veicolabile unicamente entro i limiti dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. Cass. civ., sez. , L 25 ottobre 2019, n. 27391

La presunzione di cui all’art. 1352 c.c. si applica al recesso per il quale le parti abbiano convenuto la forma scritta, in quanto atto negoziale unilaterale di contenuto negativo che pone fine agli effetti sostanziali della permanenza del contratto rispetto al quale si esplica. Cass. civ., sez. , VI 9 luglio 2019, n. 18414

In tema di trasferimento del lavoratore, l’art. 1352 c.c., che prescrive che la forma stabilita convenzionalmente dalle parti in vista della conclusione di un contratto si presume voluta per la validità dello stesso, è applicabile anche nel caso in cui la forma scritta sia stata stabilita, in sede di contrattazione collettiva, non solo per la comunicazione, ma anche per la motivazione del trasferimento stesso, con previsione posta a tutela del lavoratore, il quale deve essere posto in condizione di essere pienamente edotto delle ragioni organizzative per effetto delle quali il suo rapporto di lavoro viene modificato. Cass. civ., sez. , L 14 maggio 2018, n. 11643

Allorché un contratto non richieda la forma scritta “ad substantiam”, la clausola negoziale che imponga alle parti l’adozione della forma scritta per la modificazione del contratto non preclude – salvo patto contrario – la risoluzione per mutuo consenso tacito, riprendendo a riguardo vigore il principio della libertà delle forme. Cass. civ., sez. , III 7 agosto 2013, n. 18757

Il patto di adottare la forma scritta per un determinato atto può essere revocato anche tacitamente, mediante comportamenti incompatibili col suo mantenimento, in quanto nel sistema contrattuale vige la libertà della forma, per cui, al di fuori dei casi tassativi di forma legale, i contraenti sono liberi di eleggere una forma e poi rinunciarvi. Cass. civ., sez. , III, 22 marzo 2012, n. 4541

La convenzione sulla forma scritta ad substantiam da adottare per un futuro contratto deve rivestire, ai sensi dell’articolo 1352 c.c., la forma scritta e pertanto lo scioglimento della medesima per mutuo consenso (o la rinunzia bilaterale alla forma convenzionale) può avvenire solo per iscritto e non verbalmente o tacitamente; ne consegue che la clausola contrattuale, redatta per iscritto, la quale preveda l’adozione della forma scritta ad substantiam per regolamentare future vicende del contratto, non può essere revocata verbalmente o tacitamente dalle parti stesse. (Omissis). Cass. civ. sez. III 14 aprile 2000, n. 4861

La presunzione prevista dall’art. 1352 c.c. – a norma del quale se le parti hanno convenuto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume che essa sia stata voluta per la validità del contratto stesso – può essere superata soltanto nel caso in cui si pervenga, sulla base dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e seguenti c.c., ed in particolare a seguito di una corretta e motivata ricostruzione della volontà delle parti, ad una interpretazione certa di segno contrario rispetto alla previsione normativa. Cass. civ. sez. lav. 28 novembre 1994, n. 10121

Il patto che concerne l’adozione di una determinata forma per la futura conclusione di un contratto (o anche per porre validamente in essere un negozio unilaterale) non può estendersi in via analogica ad altre convenzioni non specificamente previste, come la risoluzione consensuale del rapporto, la quale non soggiace ai limiti di prova testimoniale previsti dall’art. 2723 c.c. con riguardo ai “patti posteriori alla formazione del documento”, dovendosi considerare tali solo quelli che apportano alle clausole contrattuali, stipulate in forma scritta, aggiunte o modifiche destinate a regolare diversamente per il futuro particolari aspetti del rapporto tra le parti, nel presupposto della persistenza e prosecuzione del medesimo. Cass. civ. sez. lav. 9 gennaio 1991, n. 100

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