Art. 1225 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Prevedibilità del danno

Articolo 1225 - codice civile

Se l’inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione.

Articolo 1225 - Codice Civile

Se l’inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione.

Massime

In tema di risarcimento del danno da inadempimento, l’imprevedibilità, alla quale fa riferimento l’art. 1225 c.c. non costituisce un limite all’esistenza del danno, ma alla misura del suo ammontare, determinando, infatti, la limitazione del danno risarcibile a quello prevedibile non da parte dello specifico debitore, bensì avendo riguardo alla prevedibilità astratta inerente a una determinata categoria di rapporti, sulla scorta delle regole ordinarie di comportamento dei soggetti economici e, cioè, secondo un criterio di normalità in presenza delle circostanze di fatto conosciute. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in ordine alla prevedibilità del danno da lucro cessante, riportato dall’acquirente di un quadro di autore, rivelatosi non autentico, aveva valutato la perdita dell’incremento di valore di mercato, rispetto al prezzo di acquisto versato di un quadro autentico dello stesso pittore, avente le medesime caratteristiche di quello risultato falso, valorizzando, tra l’altro, la circostanza che lo stesso venditore, pur assicurando l’incremento di valore dell’opera con il tempo, non aveva provveduto a fornire il certificato di autenticità). Cass. civ. sez. II-, 14 novembre 2019, n. 29566

In tema di responsabilità contrattuale, la prevedibilità del danno risarcibile deve essere valutata con riferimento non al momento in cui è sorto il rapporto obbligatorio ma a quello in cui il debitore, dovendo dare esecuzione alla prestazione e, potendo scegliere fra adempimento e inadempimento,è in grado di apprezzare più compiutamente e quindi di prevedere il pregiudizio che il creditore può subire per effetto del suo comportamento inadempiente;infatti, il collegamento della prevedibilità del danno al tempo in cui è sorta l’obbligazione non tiene conto del periodo di tempo, a volte anche lungo, intercorrente fra tale momento e quello in cui la prestazione deve essere adempiuta. Cass. civ. sez. II, 30 gennaio 2007, n. 1956

In ordine all’entità del risarcimento dei danni derivati da fatto illecito, il requisito della prevedibilità del danno, correlato all’elemento psicologico di esso (art. 1225 c.c.), è inapplicabile alla responsabilità extracontrattuale, in quanto non richiamato dall’art. 2056 c.c. avendo scelto il legislatore di non commisurare il risarcimento al grado della colpa. Cass. civ. sez. III, 30 marzo 2005, n. 6725

In materia di responsabilità contrattuale, la prevedibilità di cui all’art. 1225 c.c. costituisce uno dei criteri di determinazione dell’ambito del danno risarcibile, consistente in un giudizio di probabilità del verificarsi di un futuro danno espresso in astratto, secondo l’apprezzamento della normale diligenza del soggetto responsabile, che deve tenere peraltro conto di circostanze di fatto concretamente conosciute; a tale stregua pertanto essa attiene non già al giudizio di responsabilità bensì al danno considerato nel suo concreto ammontare, nonché si identifica con il criterio della regolarità causale, che attribuisce significato giuridico alle conseguenze che possono verificarsi quando lo svolgimento causale ha andamento regolare. Cass. civ. sez. III, 28 novembre 2003, n. 18239

La prevedibilità del danno richiesta dall’art. 1225 c.c. riguarda il danno considerato (non tanto nella sua intrinseca realtà), quanto nel suo concreto ammontare, sì che, ad integrare l’esistenza di tale requisito, non è sufficiente il riferimento ad una astratta prevedibilità del danno stesso, dovendo ritenersi, per converso, che il concreto ammontare del risarcimento non può eccedere l’entità prevedibile nel momento in cui è sorta l’obbligazione inadempiuta. Cass. civ. sez. I, 17 marzo 2000, n. 3102

L’inadempienza contrattuale, consapevole ed intenzionale, se provata, determina l’obbligo di risarcire anche i danni imprevedibili al momento del sorgere dell’obbligazione. Cass. civ. sez. II, 26 novembre 1998, n. 11992

In tema di inadempimento contrattuale, poiché nel nostro ordinamento vige il principio secondo cui le conseguenze giuridiche della colpa grave sono trattate allo stesso modo di quelle proprie della condotta dolosa, l’imputabilità va estesa anche ai danni imprevedibili. Cass. civ. sez. L-, 8 ottobre 2019, n. 25168

In tema di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, il dolo del debitore che, ai sensi dell’art. 1225 c.c. comporta la risarcibilità anche dei danni imprevedibili al momento in cui è sorta l’obbligazione, non consiste nella coscienza e volontà di provocare tali danni, ma nella mera consapevolezza e volontarietà dell’inadempimento. Correttamente, pertanto, deve ritenersi (come rilevato dal giudice del merito nella specie ) sussistente tale consapevolezza in capo al conduttore che permanga nella detenzione dell’immobile e sospenda il pagamento del canone nonostante la pronunzia di un provvedimento giudiziale di rilascio. Cass. civ. sez. III, 16 ottobre 2008, n. 25271

Per la configurabilità del dolo del debitore nell’inadempimento ovvero nell’incompleto o inesatto adempimento della prestazione dovuta – in difetto del quale l’art. 1225 c.c. ponendo un’eccezione alla regola generale della risarcibilità dell’intero danno, limita il risarcimento a quello che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione – è sufficiente la consapevolezza di dovere una determinata prestazione ed omettere di darvi esecuzione intenzionalmente, senza che occorra altresì il requisito della consapevolezza del danno. Cass. civ. sez. III, 30 ottobre 1984, n. 5566

Per aversi inadempimento doloso, agli effetti dell’art. 1225 c.c. occorre la mala fede del debitore, ossia la consapevolezza di arrecare danno al creditore con la propria condotta, non essendo sufficiente che il debitore volontariamente non esegua l’obbligazione assunta. Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 1978, n. 5811

 

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