Art. 1217 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Obbligazioni di fare

Articolo 1217 - codice civile

Se la prestazione consiste in un fare, il creditore è costituito in mora (1206) mediante l’intimazione di ricevere la prestazione o di compiere gli atti che sono da parte sua necessari per renderla possibile.
L’intimazione può essere fatta nelle forme d’uso (1214; 80 att.).

Articolo 1217 - Codice Civile

Se la prestazione consiste in un fare, il creditore è costituito in mora (1206) mediante l’intimazione di ricevere la prestazione o di compiere gli atti che sono da parte sua necessari per renderla possibile.
L’intimazione può essere fatta nelle forme d’uso (1214; 80 att.).

Massime

In presenza di situazioni di permanenza giuridica del rapporto di lavoro, privo tuttavia di funzionalità di fatto, l’onere del lavoratore di offrire la prestazione presuppone necessariamente che non sia configurabile “mora credendi” del datore di lavoro come avviene, ad esempio, alla scadenza di un termine apposto invalidamente al contratto, siccome l’adempimento è appunto necessario per determinare la mora; nel caso, invece, del provvedimento del datore di lavoro (negozio giuridico unilaterale), come la sospensione del rapporto per collocamento in cassa integrazione guadagni, non conforme a legge, è questo atto, con il rifiuto di accettare la prestazione, che lo costituisce in mora, con la conseguenza che deve sopportare il rischio dell’estinzione dell’obbligo di eseguire la prestazione. Cass. civ. sez. lav. 27 marzo 2009, n. 7524

L’estromissione di un lavoratore dall’organizzazione aziendale per scadenza di un termine illegittimamente apposto al contratto di lavoro non è da equiparare al licenziamento ingiustificato e non configura una fattispecie di recesso, e l’azione del lavoratore volta a far valere la continuità del rapporto ha natura di azione di mero accertamento dell’effettiva situazione giuridica derivante dalla nullità del termine non soggetta ad alcuna decadenza, mentre, in riferimento all’azione volta a far valere i diritti patrimoniali consequenziali all’accertamento della permanenza in vita del rapporto, il lavoratore può ottenere soltanto il risarcimento del danno subito a causa della impossibilità della prestazione cagionata dal rifiuto ingiustificato del datore di lavoro, e a tale scopo deve attivarsi per offrire l’esecuzione della propria prestazione lavorativa, costituendo in mora il datore di lavoro ex art. 1217 c.c. Cass. civ. sez. lav. 22 ottobre 2003, n. 15827

L’offerta delle prestazioni del lavoratore ai fini della costituzione in mora del datore di lavoro deve ritenersi implicitamente ricompresa nell’azione in giudizio diretta all’accertamento dell’illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro ed alla condanna al pagamento delle retribuzioni dovute per effetto della continuazione del rapporto. Inoltre idonea alla costituzione in mora deve ritenersi anche l’offerta che sia formulata con lettera del difensore nominato per un siffatto giudizio, sia perché la procura rilasciata ad un terzo ai fini della costituzione in mora del creditore non richiede la forma scritta, sia perché tale procura è

– nelle precisate circostanze – implicitamente ricompresa in quella relativa al giudizio, essendo in questione un atto strettamente connesso con quest’ultimo. (Omissis). Cass. civ. sez. lav. 18 maggio 1995, n. 5482

L’offerta della prestazione lavorativa ai fini della costituzione in mora del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 1217 c.c. spiega effetto per l’ulteriore corso del rapporto di lavoro, senza che vi sia la necessità di reiterarla ad intervalli regolari. Cass. civ. sez. lav. 18 maggio 1995, n. 5482

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