Art. 1199 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Diritto del debitore alla quietanza

Articolo 1199 - codice civile

Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore (1196), rilasciare quietanza (1195, 2213, 2704) e farne annotazione sul titolo, se questo non è restituito al debitore (2704, 2726).

Articolo 1199 - Codice Civile

Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore (1196), rilasciare quietanza (1195, 2213, 2704) e farne annotazione sul titolo, se questo non è restituito al debitore (2704, 2726).

Massime

La disposizione dell’art. 1199 c.c. secondo cui il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta ed a spese del debitore, rilasciare quietanza, concerne unicamente l’ipotesi in cui il debitore ha adempiuto mediante pagamento, inteso come corresponsione di una somma di denaro, e non è riferibile alla promessa di pagamento o agli altri modi di estinzione delle obbligazioni. Cass. civ. sez. II, 16 aprile 2015, n. 7820

Il rilascio della quietanza non richiede forme particolari, sicché essa può essere contenuta anche nella fattura che il creditore invii al proprio debitore e risultare da qualsiasi non equivoca attestazione dell’adempimento dell’obbligazione, come l’annotazione “pagato”, o altra equivalente, apposta sulla fattura, che riveli sia l’ammontare della somma pagata, sia il titolo per il quale il pagamento è avvenuto, sempreché tale annotazione sia sottoscritta dal soggetto da cui essa proviene, solo in tal modo potendo rivestire l’efficacia probatoria privilegiata propria della scrittura privata, a norma dell’art. 2702 c.c.; né si richiede, peraltro, che la dichiarazione di quietanza annotata sulla fattura sia autografa, potendo la stessa essere costituita anche da un timbro dattiloscritto con la dicitura “pagato”. Cass. civ. sez. II, 31 ottobre 2011, n. 22655

In tema di prova dell’estinzione satisfattiva del debito dell’ente pubblico previdenziale, la regola in base alla quale il debitore che effettui il pagamento ha diritto al rilascio della quietanza (art. 1199 c.c.) non esclude che il pagamento possa essere provato per presunzioni occorrendo, al fine di escludere l’ammissibilità di mezzi di prova diversi, un’apposita prescrizione di legge al pari della disposizione contenuta nella legge di contabilità generale (art. 55 R.D. n. 2440 del 1923) e nel relativo regolamento (artt. 26 ss. R.D. n. 827 del 1924) per i pagamenti eseguiti dallo Stato, non applicabile, all’Inps. Cass. civ. sez. lav. 2 novembre 2009, n. 23142

Poiché la quietanza costituisce atto unilaterale di riconoscimento del pagamento ed integra, tra le parti, confessione stragiudiziale – proveniente dal creditore e rivolta al debitore – che fa piena prova della corresponsione di una specifica somma di denaro per un determinato titolo, l’esistenza del fatto estintivo (pagamento) da essa attestato può essere contestata soltanto mediante la prova degli stessi fatti (errore di fatto o violenza) richiesti dall’art. 2732 c.c. per privare di efficacia la confessione, essendo irrilevanti il dolo e la simulazione. Inoltre non è ammissibile la prova testimoniale o per presunzioni diretta a dimostrare la simulazione assoluta della quietanza, che dell’avvenuto pagamento costituisce documentazione scritta, ostandovi l’art. 2726 c.c. il quale, estendendo al pagamento il divieto, sancito dall’art. 2722 dello stesso codice, di provare con testimoni patti aggiunti o contrari al contenuto del documento contrattuale, esclude che con tale mezzo istruttorio possa dimostrarsi l’esistenza di un accordo simulatorio concluso allo specifico fine di negare l’esistenza giuridica della quietanza, nei confronti della quale esso si configura come uno di quei patti, anteriori o contestuali al documento, vietati in virtù del combinato disposto dei citati artt. 2722 e 2726 c.c. (Nella specie, il principio è stato formulato con riferimento alla quietanza rilasciata dal venditore nell’atto pubblico di compravendita). Cass. civ. sez. II, 22 febbraio 2006, n. 3921

L’art. 1199 codice civile, con lo stabilire che il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta del debitore, rilasciargliene quietanza, concepisce quest’ultima come un documento scritto che, pur non richiedendo particolari forme, attesti tuttavia inequivocabilmente con l’annotazione «pagato» o con altra equivalente, l’avvenuto pagamento, sicché la sola sottoscrizione della fattura inviata dal venditore-creditore all’acquirente-debitore, priva dell’attestazione dell’adempimento dell’obbligazione per esserne stata accertata la falsità, vale ad attribuire efficacia di scrittura privata, a norma dell’art. 2702 codice civile, alla fattura stessa, ma non è sufficiente a costituire quietanza per il difetto di ogni attestazione in tal senso. Cass. civ. sez. II, 19 marzo 1996, n. 2298

La simulazione della quietanza, che è un atto unilaterale recettizio contenente la confessione stragiudiziale del pagamento di una somma determinata, presuppone, ai sensi dell’art. 1414, secondo comma, c.c. un precedente e coevo accordo, tra il dichiarante ed il destinatario, diretto a porre in essere solo apparentemente il negozio confessorio. Cass. civ. sez. II, 28 agosto 1993, n. 9135

Poiché la quietanza costituisce solo una dichiarazione della parte che la rilascia di aver ricevuto una determinata somma, senza vincolare anche la parte cui è diretta, quando il venditore deduca che, nonostante nel contratto abbia rilasciato quietanza liberatoria per l’intero prezzo della vendita, aveva in realtà ricevuto parte del prezzo stesso, e chieda di provare tale assunto, non si è in presenza di una simulazione del negozio, neppure con riguardo al prezzo della compravendita, sicché l’ipotesi esula dalla disciplina degli artt. 1414 e ss. c.c. comportando soltanto l’indagine sulla verità della dichiarazione unilaterale del venditore di aver ricevuto il prezzo integrale. Cass. civ. sez. II, 16 aprile 1993, n. 4522

La quietanza costituisce atto unilaterale ricettizio che contiene esclusivamente il riconoscimento di avere riscosso quanto è stato pagato dal debitore. Essa, quindi, non esclude, in mancanza di una volontà transattiva o di rinunzia dalla stessa risultante – ed implicante un’ulteriore dichiarazione del creditore di non avere più alcun diritto nei confronti del debitore – che il creditore stesso possa comunque pretendere l’integrale pagamento di quanto spettantegli, sia per il titolo cui sono imputabili i versamenti quietanzati, sia, ed a maggior ragione, per titoli diversi (nella specie, per autonoma obbligazione risarcitoria ex art. 1224 c.c. rispetto alla somma capitale e agli interessi). Cass. civ. sez. I, 7 marzo 1991, n. 2410

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