Art. 1193 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Imputazione del pagamento

Articolo 1193 - codice civile

Chi ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona può dichiarare, quando paga, quale debito intende soddisfare (1195).
In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico. Se tali criteri non soccorrono, l’imputazione è fatta proporzionalmente ai vari debiti (1249).

Articolo 1193 - Codice Civile

Chi ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona può dichiarare, quando paga, quale debito intende soddisfare (1195).
In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico. Se tali criteri non soccorrono, l’imputazione è fatta proporzionalmente ai vari debiti (1249).

Massime

La disposizione dell’art. 1193 c.c. presuppone una pluralità di rapporti obbligatori tra le stesse parti e ha lo scopo di eliminare l’incertezza circa la sorte degli stessi, evitando che a ciascun atto di pagamento non segua l’effetto solutorio di una ben determinata obbligazione, sicché tale disposizione non è applicabile, e la questione dell’imputazione del pagamento non è proponibile, quando tra le parti sussista un unico debito. Cass. civ. sez. II, 3 ottobre 2013, n. 22639

In tema di imputazione del pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall’art. 1195 c.c. spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all’art. 1193 c.c. che hanno carattere suppletivo, solo quando né il debitore, né il creditore abbiano effettuato l’imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell’avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull’imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell’accettazione dell’imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell’acquiescenza. Cass. civ. sez. III, 16 gennaio 2013, n. 917

In tema di obbligazioni, qualora sia necessario ricorrere ai criteri legali di imputazione del pagamento di cui all’art. 1193 c.c. per apprezzare, in caso di coesistenza più debiti ugualmente garantiti, il grado di onerosità di ciascuno di essi, occorre far riferimento all’entità della somma dovuta come capitale, variando l’ulteriore elemento del debito, costituito dagli interessi, in funzione del debito base cui accede, proprio in ragione del fatto che essi rappresentano un’obbligazione accessoria all’obbligazione principale costituita dal capitale. Cass. civ. sez. II, 15 aprile 2010, n. 9082

La disciplina dell’imputazione del pagamento, pur presupponendo l’esistenza di una pluralità di rapporti obbligatori omogenei tra le medesime parti, è applicabile analogicamente anche in presenza di una pluralità di creditori, qualora uno di essi sia legittimato a ricevere il pagamento sia in proprio che per conto dell’altro. Cass. civ. sez. III, 12 luglio 2005, n. 14594

Le norme sull’imputazione di pagamento postulano l’esistenza di una pluralità di rapporti obbligatori della medesima specie in capo ad un unico debitore, e non sono applicabili nè se il debito è unico, nè se si tratta di due debitori diversi, sebbene rappresentati da un’unica persona (come nella specie, in cui debitori erano due condominii rappresentati da un unico amministratore). Cass. civ. sez. III, 15 febbraio 2005, n. 2977

La contestualità necessaria tra dichiarazione e adempimento affinché colui che ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona possa scegliere a quale debito è imputabile il pagamento sussiste anche se esso è eseguito ad un delegato del creditore, e tale modalità soddisfa anche il requisito della recettizietà della dichiarazione. Cass. civ. sez. III, 25 luglio 2003, n. 11558

Non sussiste la violazione dei principi regolatori della materia – che il giudice conciliatore doveva osservare nella decisione secondo equità ai sensi dell’art. 113 c.p.c. nel testo previgente – se in caso di controversia tra soggetti sulla riferibilità di un pagamento, in presenza di una pluralità di forniture commerciali ed in assenza di imputazione da parte del debitore, non sono stati applicati i criteri stabiliti dall’art. 1193 c.c. secondo comma, perché essi non attengono alle fonti del rapporto obbligatorio o al carattere patrimoniale della prestazione, né incidono sulla configurazione tipica delle obbligazioni, ma regolamentano l’efficacia del pagamento nel particolare caso di pidebiti della medesima specie nei confronti di una stessa persona. Cass. civ. sez. II, 25 marzo 2000, n. 3630

Il debitore non ha la facoltà di imputare il pagamento parziale ad una piuttosto che all’altra delle pattuite modalità di adempimento ad un’altra, se il debito ha un’unica causa – nella specie accollo di mutuo e contanti, a titolo di prezzo dell’acquisto di immobile – perché l’istituto dell’imputazione è previsto per pluralità di crediti, tra stesse parti, con causa e titolo diversi. Cass. civ. sez. II, 23 marzo 1998, n. 3077 

In tema di imputazione del pagamento, i criteri di cui all’art. 1193 c.c. in quanto dettati per la determinazione del debito cui l’adempimento si riferisce, si applicano ai pagamenti eseguiti volontariamente e non a quelli conseguiti coattivamente in sede espropriativa, per i quali le parti non possono che adeguarsi alla predeterminazione giudiziale. Cass. civ. sez. II, 11 gennaio 1997, n. 238. Nello stesso senso, Cass. I, 2 marzo 1976, n. 688.

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