Art. 1186 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Decadenza dal termine

Articolo 1186 - Codice Civile

Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore (1184), il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date (2743, 2813) o non ha dato le garanzie che aveva promesse (506, 1179, 1461, 1626, 1819, 1822, 1844, 1850, 1867; 625 c.n.; 55 , 76, 150, 210 l. fall.).

Articolo 1186 - Codice Civile

Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore (1184), il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date (2743, 2813) o non ha dato le garanzie che aveva promesse (506, 1179, 1461, 1626, 1819, 1822, 1844, 1850, 1867; 625 c.n.; 55 , 76, 150, 210 l. fall.).

Note

Massime

Ai fini dell’operatività della decadenza dal beneficio del termine, l’interruzione dei pagamenti rateali non integra le condizioni previste dall’art. 1186 c.c. essendo necessario che ricorra l’insolvenza o la diminuzione o il mancato conferimento delle garanzie date dal debitore. (Nella specie, la S.C. ha escluso che il mancato pagamento da parte del lavoratore delle rate, oggetto di una conciliazione, costituisse di per sé una condizione sufficiente per il verificarsi della decadenza e per esigere l’intera prestazione). Cass. civ. sez. lav. 11 novembre 2016, n. 23093

Lo stato di insolvenza, cui fa riferimento l’art. 1186 c.c. ai fini della decadenza del debitore dal beneficio del termine, è costituito da una situazione di dissesto economico, sia pure temporaneo, in cui il debitore venga a trovarsi, la quale renda verosimile l’impossibilità da parte di quest’ultimo di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Tale stato di insolvenza non deve rivestire i caratteri di gravità e irreversibilità, potendo conseguire anche ad una situazione di difficoltà economica e patrimoniale reversibile, purché idonea ad alterare, in senso peggiorativo, le garanzie patrimoniali offerte dal debitore, e va valutato con riferimento al momento della decisione. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 18 novembre 2011, n. 24330

Agli effetti dell’art. 1186 c.c. la possibilità per il creditore di esigere immediatamente la prestazione, quantunque sia stabilito un termine a favore del debitore, non postula il conseguimento di una preventiva pronuncia giudiziale, né la formulazione di un’espressa domanda, potendo essere il diritto al pagamento immediato virtualmente dedotto con la domanda o il ricorso per ingiunzione di pagamento del debito non ancora scaduto, in quanto la sentenza o il decreto che tale domanda accolgano devono ritenersi contenere un implicito accertamento positivo delle condizioni per l’applicabilità della citata norma. Cass. civ. sez. II, 18 novembre 2011, n. 24330

Lo stato di insolvenza che rileva, ai sensi dell’art. 1186 c.c. ai fini della decadenza del debitore dal beneficio del termine non richiede una situazione di definitivo dissesto, ma soltanto il verificarsi di uno squilibrio nella capacità di fare fronte alle obbligazioni ; tale accertamento ha natura di apprezzamento di fatto ed incorre nel vizio di insufficiente motivazione il giudice di merito che si limiti, sul punto, ad evidenziare una generica difficoltà di un’impresa commerciale ad agire sul mercato. Cass. civ. sez. II, 14 maggio 2008, n. 12126

L’ammissione dell’imprenditore alla procedura di amministrazione controllata ai sensi dell’art. 187 l. fall. – il cui presupposto e la temporanea difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni – comporta la decadenza del medesimo dal beneficio del termine, prevista dall’art. 1186 c.c. con riferimento all’ipotesi in cui il debitore sia divenuto insolvente, non sussistendo incompatibilità tra tale decadenza e il cosiddetto blocco dei pagamenti che caratterizza la procedura di amministrazione controllata, dato che in realtà questa preclude solo, per i titoli o le cause anteriori alla data del decreto del tribunale, le azioni esecutive sul patrimonio del debitore, senza incidere sull’esigibilità dei crediti, sulla conseguenziale decorrenza degli interessi e sull’ammissibilità di azioni giudiziarie di cognizione, tanto di accertamento che di condanna. Cass. civ. sez. III, 15 marzo 1995, n. 3024

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