Art. 1183 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Tempo dell'adempimento

Articolo 1183 - Codice Civile

Se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente (1219). Qualora tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione ovvero per il modo o il luogo dell’esecuzione, sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo delle parti, è stabilito dal giudice (1331, 1482, 1771, 1810, 1817).
Se il termine per l’adempimento è rimesso alla volontà del debitore, spetta egualmente al giudice di stabilirlo secondo le circostanze; se è rimesso alla volontà del creditore, il termine può essere fissato su istanza del debitore che intende liberarsi (80 att.).

Articolo 1183 - Codice Civile

Se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente (1219). Qualora tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione ovvero per il modo o il luogo dell’esecuzione, sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo delle parti, è stabilito dal giudice (1331, 1482, 1771, 1810, 1817).
Se il termine per l’adempimento è rimesso alla volontà del debitore, spetta egualmente al giudice di stabilirlo secondo le circostanze; se è rimesso alla volontà del creditore, il termine può essere fissato su istanza del debitore che intende liberarsi (80 att.).

Note

Massime

La disciplina di cui all’art. 1183 c.c. è da ritenersi applicabile anche nell’ipotesi di apposizione del termine cosiddetto cum voluerit la cui determinazione è demandata alla volontà di una delle parti, e la distinzione tra detto termine e la condizione meramente potestativa costituisce questione che attiene all’interpretazione della volontà delle parti, in quanto il citato art. 1183 c.c. consente espressamente, senza differenziare tra volontà e mera volontà, che la fissazione del termine sia demandata ad un’autonoma statuizione di uno dei soggetti del rapporto obbligatorio. Cass. civ. sez. II, 21 maggio 2007, n. 11774

In tema di adempimento dell’obbligazione contrattuale, la mancata previsione di un termine entro il quale la prestazione debba essere consensualmente eseguita, non sempre impone alla parte adempiente l’obbligo di costituire in mora la controparte ex art. 1454 c.c. e quindi di far ricorso al giudice a norma e per gli effetti di cui all’art. 1183 c.c. In relazione agli usi, alla natura del rapporto negoziale ed all’interesse delle parti, infatti, può essere sufficiente che sia decorso un congruo spazio di tempo dalla conclusione del contratto, per cui possa ritenersi in concreto superato ogni limite di normale tolleranza, secondo la valutazione del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente e congruamente motivata. Cass. civ. sez. II, 27 gennaio 2003, n. 1149

Il potere del giudice di valutazione della congruità del termine assegnato alla parte inadempiente per adempiere è esercitabile soltanto in rapporto alla diffida ad adempiere prevista dall’art. 1454 c.c. ai fini della risoluzione del contratto, ma non in rapporto all’invito ad adempiere previsto dall’art. 1183 c.c. che prevede, in mancanza di determinazione del tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, la possibilità per il creditore di esigerla immediatamente. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 22 novembre 1995, n. 12092

Qualora, nella stipulazione di un contratto, i contraenti abbiano correlato ad un evento futuro non l’efficacia del vincolo, come accade nel caso del negozio condizionato, ma solo il tempo dell’adempimento di una determinata prestazione, non sono invocabili i principi inerenti alla condizione, o al termine, quali elementi accidentali del negozio incidenti sulla sua efficacia, e rimane applicabile la disciplina sul tempo dell’adempimento di cui agli artt. 1183 e segg. c.c. con la conseguenza che il termine per l’adempimento medesimo deve ritenersi maturato con il verificarsi dell’evento, che può essere costituito anche dalla prestazione della controparte ovvero dal compimento di determinate attività in suo favore. Cass. civ. sez. III, 14 aprile 2000, n. 4853

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