Art. 1170 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Azione di manutenzione

Articolo 1170 - Codice Civile

Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile (812, 813) o di un’universalità di mobili (816) può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo (8, 703 ss. c.p.c.).
L’azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l’azione può nondimeno esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata (1168).
Anche colui che ha subito uno spoglio non violento o clandestino può chiedere di essere rimesso nel possesso, se ricorrono le condizioni indicate dal comma precedente (21, 688, 703 c.p.c.).

Articolo 1170 - Codice Civile

Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile (812, 813) o di un’universalità di mobili (816) può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo (8, 703 ss. c.p.c.).
L’azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l’azione può nondimeno esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata (1168).
Anche colui che ha subito uno spoglio non violento o clandestino può chiedere di essere rimesso nel possesso, se ricorrono le condizioni indicate dal comma precedente (21, 688, 703 c.p.c.).

Note

Massime

In tema di azioni a difesa del possesso, è configurabile la molestia possessoria ove la condotta comporti una modifica dello stato dei luoghi, idonea a determinare una condizione di potenziale pericolo al possesso altrui e a produrre un’apprezzabile compressione delle facoltà con cui detto possesso si esteriorizza, sicché costituisce turbativa del possesso l’installazione di una porta sul muro comune, che limita le possibilità di utilizzazione del corrispondente spazio da parte dell’altro proprietario e consente l’esercizio di una servitù di passaggio sul fondo di quest’ultimo. Cass. civ. sez. II, 23 ottobre 2018, n. 26787

In tema di azione di manutenzione del possesso, affinché un soggetto possa qualificarsi come autore morale della turbativa, occorre che egli, pur non avendo autorizzato la condotta illecita, fine abbia tratto vantaggio (criterio del “cui prodest”) e che sia consapevole dell’illiceità dell’atto di molestia compiuto da terzi. Cass. civ. sez. II, 29 luglio 2013, n. 18216

La molestia possessoria può realizzarsi, anche senza tradursi in attività materiali, attraverso manifestazioni di volontà che devono – per- esprimere la ferma intenzione del dichiarante di tradurre in atto il suo proposito, mettendo in pericolo l’altrui possesso. Invece, se le manifestazioni di volontà – siano esse verbali o scritte – siano rivolte all’affermazione di un diritto proprio o alla negazione di un diritto altrui, senza far temere imminenti azioni materiali contrastanti con la situazione di possesso, non si è in presenza di molestia possessoria, bensì solo di espressioni intese ad evitare – se possibile – una controversia giudiziaria. La ricorrenza di una o dell’altra ipotesi rientra nella valutazione del giudice di merito, il cui accertamento – se adeguatamente motivato – sfugge al controllo di legittimità. Cass. civ. sez. II, 10 ottobre 2011, n. 20800

Ad integrare una molestia suscettibile di legittimare l’esercizio dell’azione possessoria di manutenzione è sufficiente un’attività materiale o giuridica, consapevolmente posta dall’agente, direttamente o indirettamente e con un apprezzabile contenuto di disturbo che comporti un diverso modo di essere del possesso o del suo esercizio, senza che occorra che detta attività si substanzi in una specifica violazione di legge. Né si richiede una condotta colposa dell’agente, come nel caso dell’illecito aquiliano, essendo diretta la tutela possessoria non a colpire il contegno riprovevole tenuto dall’aggressore in violazione del precetto del neminem ledere bensì a salvaguardare lo stato di fatto esistente. Cass. civ. sez. II, 13 settembre 2000, n. 12080

Non ogni attività materiale posta in essere dal terzo sulla cosa da altri posseduta configura necessariamente una molestia del possesso ma solo quella che abbia un congruo ed apprezzabile contenuto di disturbo di detto possesso e denoti di per sé una pretesa dell’agente in contrasto con la posizione del possessore, così da rendere impossibile, gravoso oppure notevolmente difficoltoso l’estrinsecarsi di tale posizione, con la conseguenza che fine restano fuori quei comportamenti i quali non compromettano né limitino apprezzabilmente l’esercizio del potere di fatto ma siano con questo compatibili. Cass. civ. sez. II, 24 febbraio 1993, n. 2260

In tema di manutenzione del possesso è sufficiente ad integrare gli estremi della turbativa anche una dichiarazione verbale di opposizione all’esercizio del possesso altrui, accompagnata dal comportamento del dichiarante che esprima la ferma volontà di tradurre in atto il suo proposito, non ostando che il giudice penale abbia ritenuto che tale comportamento non integrasse le ipotesi delittuose di cui agli artt. 612 e 594 c.p. stante la diversità dei fatti materiali che costituiscono il presupposto di tali reati, rispetto a quelli necessari e sufficienti alla configurabilità, in sede civile, della turbativa dell’altrui possesso. Cass. civ. sez. II, 5 maggio 1990, n. 3746

In tema di manutenzione del possesso, un’immutazione dello stato dei luoghi che non arrechi attualmente danno al possesso altrui, può ugualmente configurare una molestia, se sia idonea a porre in dubbio o in pericolo siffatto possesso, ma a tale fine è necessario che la detta immutazione sia per se stessa evolutiva nella direzione di uno specifico attentato pregiudizievole, oppure che sia accompagnata da univoche manifestazioni, da parte di chi l’ha posta in essere, tali da denotare una contraria pretesa; il relativo accertamento, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da una motivazione adeguata ed esente da vizi logici e giuridici. Cass. civ. sez. II, 29 gennaio 1990, n. 532

Ai fini dell’azione possessoria di manutenzione occorre distinguere tra molestia di fatto, che si concretizza in fatti materiali esteriori, per cui il molestante opera direttamente e fisicamente sulla cosa, oggetto dell’altrui possesso, producendo in genere un mutamento esteriore dello stato di fatto preesistente con opere e fatti nuovi, e molestia di diritto, che consiste in una dichiarazione di volontà contenuta in un atto giudiziale o stragiudiziale rivolto a contestare l’altrui possesso senza incidere materialmente sulla consistenza del potere di fatto e, quindi, senza alcun mutamento obiettivo e concreto al possesso altrui; in tale seconda ipotesi, il possesso è posto solamente in pericolo e tale pericolo turba il godimento del bene, venendo in tal modo, ad intaccare il possesso. Cass. civ. sez. II, 21 ottobre 1975, n. 3470

In tema di azioni possessorie, la distinzione tra spoglio e molestia riguarda la natura dell’aggressione all’altrui possesso, nel senso che il primo incide direttamente sulla cosa che fine costituisce l’oggetto, sottraendola in tutto o in parte alla disponibilità del possessore, mentre la seconda si rivolge contro l’attività di godimento di quest’ultimo, disturbandone il pacifico esercizio, ovvero rendendolo disagevole e scomodo, altresì costituendo la qualificazione della fattispecie concreta un apprezzamento discrezionale del giudice di merito, da effettuarsi in base alle prove acquisite nel processo e sottratto al sindacato di legittimità ove scevro da vizi logici e di diritto. (Nella specie, la S.C. ha condiviso la qualificazione dell’azione, ricondotta all’art. 1170 c.c. contenuta nella decisione impugnata, ritenendo che l’apposizione, lungo una strada, di una catena manualmente amovibile, sorretta da paletti in ferro fissi, non avesse inciso sulla possibilità di passaggio pedonale e veicolare ivi esercitato dal ricorrente, ma, esclusivamente, sulla sua modalità di fruizione, resa meno agevole e comoda). Cass. civ. sez. II, 30 settembre 2016, n. 19586

In tema di azioni possessorie, integra gli estremi di uno spoglio, e non quelli di una semplice molestia, la privazione anche soltanto parziale del possesso, la quale può manifestarsi con un atto che restringa o riduca le facoltà inerenti il potere esercitato sull’intera cosa, oppure diminuisca o renda meno comodo l’esercizio del possesso medesimo, come nell’ipotesi di eliminazione di una conduttura e di procurata inutilizzabilità di una fossa biologica, facente parte di una fognatura, tale da incidere negativamente sulla possibilità di esercizio di una servitù di scarico. Cass. civ. sez. II, 22 gennaio 2013, n. 1494

La differenza tra lo spoglio e la turbativa, ai fini della individuazione dell’azione da esperirsi da parte del possessore, va definita, non in base ad astratte tipologie di comportamenti, ma alla stregua degli effetti che la lamentata violazione del possesso determina sulla situazione di fatto sulla quale essa viene ad incidere; se tale situazione, nella sua corrispondenza all’esercizio di un diritto reale, viene eliminata o comunque svuotata del suo essenziale contenuto, la violazione del possesso si sarà concretata nello spoglio, mentre quando dalla condotta illecita derivi solo una limitazione, attuale o potenziale, del possesso o del suo modo di esercizio, si avrà la semplice turbativa. Cass. civ. sez. II, 20 gennaio 1995, n. 6956

A differenza dello spoglio che priva il possessore della possibilità di esercitare il possesso su tutta o parte della cosa ed implica la modifica, in modo duraturo se non definitivo, della consistenza della cosa stessa, sicché il possessore non può ripristinarla se non mediante una reazione a sua volta fisicamente modificatrice, la molestia turba, ossia rende meno comodo o più difficile, l’esercizio del possesso altrui e non incide sulla consistenza della cosa, onde il possessore può tornare ad esercitare il possesso, nelle identiche condizioni di prima, senza a sua volta modificare la consistenza sica della cosa. Cass. civ. sez. II, 6 gennaio 1982, n. 23

Poiché il possessore di un fondo ha il potere di usarne e goderne secondo la sua normale destinazione, qualunque intervento del vicino titolare di una servitù di passo su parte di tale fondo, diretto a limitare tale uso e godimento oltre il necessario per il godimento di quella servitù  costituisce turbativa del possesso del fondo e legittima il possessore a chiedere la cessazione della turbativa stessa. Cass. civ. sez. II, 7 agosto 2018, n. 20581

Le turbative che abilitano all’esercizio delle azioni a difesa della servitù (azione confessoria e azioni possessorie) non devono consistere necessariamente in alterazioni siche attuali dello stato di fatto, essendo sufficiente un comportamento che ponga in dubbio o in pericolo l’esercizio della servitù  Cass. civ. sez. II, 13 febbraio 1999, n. 1214

L’indagine sulla sussistenza, ad opera del proprietario del fondo servente, di atti di violazione o turbativa della servitù va condotta con riferimento all’estensione ed alle modalità di esercizio della servitù medesima, come fissate dal titolo costitutivo, e, pertanto, deve tenere conto anche delle specificazioni che tale titolo contenga in ordine alla utilitas, ove le stesse non abbiano mero valore indicativo, ma valgano a qualificare e delimitare il diritto. Cass. civ. sez. II, 13 aprile 1991, n. 3942

L’azione di manutenzione possessoria tutela il potere di fatto sulla cosa e non il corrispondente diritto reale, sicché la violazione delle distanze legali tra costruzioni può essere denunciata ex art. 1170 cod. civ. solo quando abbia determinato un’apprezzabile modificazione o limitazione dell’esercizio del possesso. Cass. civ. sez. II, 15 aprile 2014, n. 8731

In tema di distanze nelle costruzioni, nel caso di trasformazione del tetto in terrazzo, munito di riparo o ringhiera, che venga a trovarsi a distanza inferiore a quella legale rispetto all’altrui fondo, il comodo affaccio esercitabile su di questo costituisce turbativa del possesso del vicino. Tale possesso è reclamabile con l’azione di manutenzione ed alla predetta turbativa è possibile porre rimedio con l’esecuzione di opere idonee, secondo l’insindacabile apprezzamento del giudice di merito in quanto sorretto da coerente motivazione, ad evitare l’affaccio a distanza inferiore a quella legale.* , Cass. civ. sez. II, 7 maggio 2008, n. 11201

La violazione delle distanze legali nella collocazione di un tubo (nella specie, di gas) integra una molestia al possesso del fondo nitimo perché, anche quando non fine comprime l’esercizio, importa tuttavia, automaticamente una modificazione o una restrizione delle relative facoltà. Cass. civ. sez. II, 24 gennaio 2003, n. 1136

Contro la violazione delle norme sulle distanze legali, concretandosi questa in una mera turbativa dell’altrui possesso, può essere esperita l’azione di manutenzione e non quella di spoglio. Cass. civ. sez. II, 23 gennaio 1995, n. 724

Colui che è convenuto con l’azione di manutenzione per asserita violazione di distanze rispetto alla preesistente costruzione dell’attore, non viola il divieto di cumulo del petitorio con il possessorio se contesta che, a causa dell’illegittimo esercizio del diritto di prevenzione compiuto dall’attore nell’erigere la sua costruzione, egli non era tenuto al rispetto delle distanze. Cass. civ. sez. II, 12 marzo 1994, n. 2391

Il possessore di un edificio che chieda con l’azione di manutenzione la cessazione della turbativa del suo possesso, derivante dall’inosservanza della distanza legale da parte del frontista che sopraelevi sullo stesso fronte sul quale aveva realizzato la costruzione di base, è tenuto a dimostrare che tra le facoltà incluse nel suo possesso rientra, in virtù della prevenzione, anche quella di pretendere dal frontista il rispetto della distanza legale, mentre non è tenuto a dare la prova di essersi attenuto nella realizzazione del suo edificio, alla scelta, consentita dal principio della prevenzione, di costruire, anziché sul conne, a distanza legale da esso, acquisendo in tal modo il diritto di obbligare il frontista al rispetto della stessa distanza, giacché oggetto del giudizio possessorio è l’esercizio di fatto di un diritto e non la titolarità dello stesso, che rileva invece nel giudizio petitorio. Cass. civ. sez. II, 27 aprile 1993, n. 4928

La violazione delle distanze legali nelle costruzioni integra una molestia al possesso del fondo nitimo, contro la quale è data l’azione di manutenzione, perché, anche quando non fine comprime di fatto l’esercizio, apporta automaticamente modificazione o restrizione delle relative facoltà. Cass. civ. sez. II, 19 marzo 1991, n. 2927

La riduzione in pristino, cui è diretta l’azione di manutenzione, può consistere non già nella mera riproduzione della situazione dei luoghi modificata o alterata da una determinata azione lesiva dell’altrui possesso, ma anche nell’esecuzione di un “quid novi”, qualora il rifacimento puro e semplice sia inidoneo a realizzare il ripristino stesso. Cass. civ. sez. II, 13 agosto 2018, n. 20726

La lesione possessoria consistente nel rifiuto della restituzione di un fondo opposto dal detentore qualificato al possessore mediato, accompagnato dall’opposizione fatta contro quest’ultimo e perciò dalla manifestazione dell’avvenuta interversione, configura uno spoglio semplice, riconducibile alla previsione di cui all’art. 1170, terzo comma, cod. civ. il quale disciplina la cosiddetta azione di manutenzione recuperatoria, idoneamente esperibile in presenza delle condizioni soggettive e temporali contemplate dal comma precedente. Cass. civ. sez. II, 29 maggio 2013, n. 13417

Nel caso di spoglio cosiddetto semplice (non violento, nè clandestino) il possessore è ammesso ad agire con l’azione di manutenzione recuperatoria ex art. 1170 comma terzo c.c. soltanto entro il termine annuale di decadenza dal sofferto spoglio, come stabilito dagli artt. 1168 e 1170 c.c. giacchè per il riferimento fatto dal detto terzo comma al comma precedente l’azione di manutenzione recuperatoria mutua dalla comune azione di manutenzione i relativi presupposti di fatto e di diritto per la sua proponibilità. Cass. civ. sez. II, 24 aprile 1992, n. 4939

In tema di azione di manutenzione del possesso, affinché un soggetto possa qualificarsi come autore morale della turbativa, occorre che egli, pur non avendo autorizzato la condotta illecita, fine abbia tratto vantaggio (criterio del “cui prodest”) e che sia consapevole dell’illiceità dell’atto di molestia compiuto da terzi. Cass. civ. sez. II, 2 ottobre 2018, n. 23855

In materia di tutela possessoria, il possesso tutelabile con l’azione di manutenzione deve essere qualificato da determinati requisiti, tra i quali vi è quello della durata (pacifica e non interrotta) fissata nel minimo di un anno ed un giorno, che attestino una situazione di esercizio del diritto corrispondente, socialmente non contestata (si veda Corte Cost. 22 luglio 1996, n. 290). Cass. civ. sez. II, 17 luglio 2002, n. 10343

L’ultrannalità del possesso, per l’esperibilità dell’azione di manutenzione tra compossessori, se uno di essi amplia la sfera del proprio possesso rendendo più scomodo, o restringendo, il precedente modo di esercizio del possesso altrui, pur se per mera tolleranza – come nel caso di un coerede che apra un varco, costituito da cancello con lucchetto, nella recinzione di un fondo, apposta da altro coerede iure familiaritatis – va computata dall’inizio del compossesso. Cass. civ. sez. II, 29 maggio 1998, n. 5325

La privazione della disponibilità dei beni disposta dall’art. 42 R.D. 16 marzo 1942, n. 287, importando solo il venir meno del potere di disporre ed amministrare del fallito, che passa al curatore del fallimento, non comporta alcuno spossessamento ope legis, e non può riguardare il terzo che, prima della dichiarazione di fallimento, abbia cominciato ad esercitare su taluno dei beni un potere di fatto corrispondente all’esercizio della proprietà o altro diritto reale, nel qual caso occorre che il curatore esperisca i rimedi offerti dalla legge per porre fine al possesso altrui e per recuperare il bene alla effettiva disponibilità degli organi fallimentari. Cass. civ. sez. II, 23 aprile 1993, n. 4776

Al fine dell’integrazione del requisito del possesso ultrannuale per l’esercizio dell’azione di manutenzione ex art. 1170 c.c. il possesso dell’attore che abbia acquistato l’immobile quale terzo nominato con contratto per persona da nominare va considerato unitariamente anche con riguardo al possesso (eventualmente) esercitato dall’originario contraente atteso che nel contratto per persona da nominare – in cui la sostituzione dell’originario contraente con altro soggetto è resa legittima dall’accettazione di ques’ultimo – gli effetti negoziali si producono in via diretta ed immediata nei confronti del terzo, ove la nomina segua in tempo utile e nelle debite forme, e quindi anche il possesso del contraente originario, essendo stato esercitato, no alla sostituzione, anche in nome della persona da nominare, si unisce a quello posteriore del nominato e configura un unico possesso senza soluzioni di continuità. Cass. civ. sez. II, 5 marzo 1988, n. 2293

L’”animus turbandi”, per l’esperibilità dell’azione di manutenzione del possesso di un edificio molestato dalla violazione delle distanze legali, non è escluso dall’ottenimento della concessione edilizia da parte dell’autore della turbativa, rilasciata con salvezza dei diritti dei terzi; tale elemento psicologico, inoltre, deve presumersi ogni volta che si dimostrino gli estremi della turbativa, restando irrilevante anche l’eventuale convincimento dell’autore del fatto di esercitare un proprio diritto. Cass. civ. sez. II, 14 febbraio 2017, n. 3901

L’elemento psicologico della molestia possessoria consiste nella volontarietà del fatto che determina la diminuzione del godimento del bene da parte del possessore e nella consapevolezza che esso è oggettivamente idoneo a modificarne o limitarne l’esercizio, senza che rilevi, in senso contrario, il perseguimento, da parte dell’agente, del fine specifico di molestare il soggetto passivo ovvero la mancata previsione delle concrete ed ulteriori conseguenze della sua azione. Cass. civ. sez. II, 7 gennaio 2016, n. 107

L’animus turbandi, per l’esperibilità dell’azione di manutenzione del possesso di un edificio molestato dalla violazione delle distanze legali, non è escluso dall’ottenimento della concessione edilizia da parte dell’autore della turbativa, rilasciata con salvezza dei diritti dei terzi. Cass. civ. sez. II, 12 novembre 1998, n. 11404

Al fine della configurabilità della molestia possessoria – la quale al pari dello spoglio, costituisce un atto illecito che lede il diritto del possessore alla conservazione della disponibilità della cosa e obbliga chi lo commette al risarcimento del danno – con l’atto materiale deve coesistere, anche in caso di molestia provocata da inosservanza delle distanze legali, il dolo o la colpa, la cui prova incombe su chi propone la domanda di manutenzione (art. 2697 c.c.), mentre rappresenta apprezzamento di fatto – riservato al giudice del merito ed insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione logica e sufficiente – l’accertamento dell’esistenza dell’indicato elemento soggettivo; senza che il possessore debba provare anche la consapevolezza dell’autore della lesione di aver violato l’altrui diritto. Cass. civ. Sezioni Unite, 22 novembre 1994, n. 9871

Nell’azione di manutenzione, l’elemento psichico in cui si concreta l’animus turbandi consiste nella volontarietà del fatto, compiuto a detrimento dell’altrui possesso (nella specie, violazione delle distanze legali nelle costruzioni rispetto al fondo in possesso del contante), e deve, pertanto, presumersi ogni volta che si dimostrino gli estremi della turbativa, restando irrilevante anche l’eventuale convincimento dell’autore del fatto di esercitare un proprio diritto. Cass. civ. sez. I, 15 ottobre 1994, n. 8417

In tema di tutela del possesso ove la turbativa dello stesso venga denunciata quale conseguenza della violazione di norme sulle distanze legali tra le costruzioni ad integrare il requisito dell’animus turbandi deve accertarsi non soltanto la volontà dell’azione, ma anche la consapevolezza della violazione della norma, giacché solo da tale consapevolezza può derivare la coscienza dell’aggressione all’altrui sfera di possesso. Cass. civ. sez. II, 29 maggio 1990, n. 5013

L’animus turbandi – che consiste nella volontarietà del fatto compiuto a detrimento dell’altrui possesso e nella consapevolezza della contraddizione della volontà del possessore, senza che sussista uno specico intendimento di arrecare pregiudizio, così da accompagnarsi presuntivamente alla situazione accertata come lesiva – è escluso dal consenso del possessore sempre che si verifichino le condizioni cui tale consenso è stato subordinato. (Nella specie con riguardo alla sopraelevazione di un edificio, il proprietario sottostante al piano delle elevazioni vi aveva prestato consenso subordinatamente alla mancata produzione di danni alla stabilità degli edifici. La Corte Suprema in base all’enunciato principio ha confermato la decisione del merito che aveva disposto la demolizione). Cass. civ. sez. II, 27 maggio 1987, n. 4729.

L’elemento psicologico della molestia possessoria – la quale può risolversi anche in un’alterazione sica dello stato di fatto che importi una diminuzione del godimento ai danni del possessore – consiste nella volontarietà del fatto compiuto a detrimento dell’altrui possesso e nella consapevolezza che esso realizza, contro la volontà del possessore, una contrazione, modificazione o limitazione dell’esercizio di tale possesso e non può essere escluso per il fatto che l’agente abbia perseguito un fine diverso da quello specifico di arrecare pregiudizio o non abbia previsto le concrete ed ulteriori conseguenze della sua azione. Cass. civ. sez. II, 8 novembre 1985, n. 5467

In tema di azione di manutenzione, qualora alla turbativa del possesso concorra una pluralità di atti, il dies a quo dal quale decorre il termine annuale per proporre detta azione possessoria va individuato in quello in cui è percepibile, da parte del soggetto passivo, che un singolo atto costituisca parte di una pluralità di atti intesa a realizzare una lesione possessoria. Va, pertanto, distinta l’ipotesi in cui la lesione del possesso si sostanzia in una pluralità di atti ciascuno dei quali autonomamente lesivo, da quella in cui l’atto lesivo sia uno solo, ancorchè preceduto da altri atti di carattere strumentale; nell’un caso, il detto termine decorre dal primo degli atti lesivi quando essi siano connessi in modo da costituire una progressione seriale di attentati possessori, mentre decorre da ciascuno e per ciascuno degli atti lesivi ove essi presentino carattere di autonomia; nell’altro, essendovi un unico atto lesivo, quello finale, il dies a quo decorre da quest’ultimo; tuttavia, anche in tal caso, se gli atti strumentali, di per se stessi non lesivi, siano tali da rendere evidente la loro funzionalità alla realizzazione finale della lesione, il termine decorre dal primo di essi percepibile come tale. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 10 marzo 2008, n. 6305

Il termine annuale per l’esercizio dell’azione di manutenzione, stabilito dall’art. 1170 c.c. a pena di decadenza, decorre dalla turbativa possessoria, e non già dalla conoscenza o apprendimento che il possessore fine abbia avuto. L’onere di dimostrare il mancato decorso di tale termine, qualora venga sollevata eccezione sul punto, incombe su chi agisce a fini di tutela possessoria. Cass. civ. sez. II, 27 gennaio 2003, n. 1146

Dall’installazione di li di ferro per stendere i panni decorre il termine annale per l’esperimento dell’azione di manutenzione onde chiedere la cessazione della turbativa consistente nello sgocciolamento dell’acqua sugli utenti del cortile comune, costituendo la stessa il primo atto idoneo a manifestare la successiva utilizzazione. Cass. civ. sez. II, 2 febbraio 1999, n. 855

L’azione di manutenzione, la quale è ammissibile anche contro l’immissione di fumi o rumori, è soggetta al termine di decadenza di un anno dalla turbativa, il quale deve essere raccordato all’inizio delle immissioni stesse allorquando i vari episodi costituiscano, nella loro essenza e modalità lesiva, niente altro che elementi del tutto analoghi e ripetitivi dell’iniziale immissione turbatrice del possesso. (omissis). Cass. civ. sez. II, 23 marzo 1996, n. 2604

In tema di azione di manutenzione la configurazione della molestia possessoria postula un comportamento che ponga in serio pericolo il possesso del vicino, con la conseguenza che l’azione è esperibile anche in via preventiva a fronte della minaccia di compromissione del preesistente stato di fatto. Pertanto, nel caso in cui venga denunciato l’ampliamento e la sopraelevazione di un edificio preesistente in violazione delle norme sulle distanze legali, il giudice non può limitarsi, ai fini della determinazione del termine utile per l’esercizio dell’azione, a dare rilievo all’inizio dei lavori in elevazione, ma deve accertare se l’attività anteriore, specie di sbancamento e di posa in opera delle fondazioni, rendendo percepibile la lesione del possesso dovesse considerarsi oggettivamente molesta. Cass. civ. sez. II, 26 maggio 1994, n. 5162

Il termine annuale per la proposizione dell’azione di manutenzione, a fronte di molestie o turbative nel possesso, ai sensi dell’art. 1170 primo comma c.c. non trova deroga per il caso in cui la tutela possessoria venga chiesta da chi abbia anche la qualità di proprietario del bene, restando a tal fine irrilevante che il proprietario possessore possa avvalersi pure dell’azione negatoria di cui all’art. 949 secondo comma c.c. di natura petitoria. Cass. civ. sez. II, 25 giugno 1985, n. 3838

Con riferimento ad azione di manutenzione esperita dopo l’entrata in vigore del D.L.vo 80 del 1998, ma prima delle modiche introdotte dall’art. 7 legge n. 205 del 2000, relativa all’imposizione arbitraria di una servitù di linea elettrica aerea non assistita da provvedimento autoritativo di pubblica utilità, si configura la denuncia di un comportamento materiale non connesso, neppure implicitamente, all’esercizio di poteri d’imperio, facendosi valere un diritto soggettivo. E ciò assume rilievo, agli effetti dell’attribuzione della giurisdizione al giudice ordinario, a seguito della sentenza n. 281 del 2004 della Corte costituzionale, tenendosi conto, in ogni caso, che a seguito della dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 34 del D.L.vo citati (come sostituito dal predetto art. 7 legge n. 205 del 2000), con la sentenza n. 204 del 2004, l’esclusione dei «comportamenti» dal testo della norma preclude la possibilità di esperire azioni possessorie davanti al giudice amministrativo. Cass. civ. Sezioni Unite, 9 novembre 2006, n. 24025

Sussiste difetto assoluto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manutenzione del possesso proposta nei confronti dell’atto con cui la P.A. nell’ambito di un rapporto di concessione, dispone in via provvedimentale il rilascio del bene detenuto dal privato; infatti, non solo la relativa pronunzia potrebbe elidere gli effetti dell’azione amministrativa, in contrasto con il divieto sancito dall’art. 4 della legge 20 marzo 1865, all. E, ma, soprattutto, in conseguenza dell’adozione del provvedimento amministrativo, la posizione del privato è qualificabile in termini di interesse legittimo e non di diritto soggettivo. Cass. civ. Sezioni Unite, 31 luglio 2006, n. 17286

In tema di tutela del possesso, ove sia stato accertato, con sentenza passata in giudicato, l’illecito consistente in plurime molestie subite dai possessori di un immobile nell’esercizio del loro potere sulla cosa, tale limitazione temporanea del possesso si traduce in un concreto pregiudizio di carattere patrimoniale, perdurante no al ripristino dello “status quo ante”. Fine consegue che, sussistendo la certezza del danno “in re ipsa” nelle sue varie componenti, il giudice, a fronte dell’obiettiva difficoltà di determinazione del “quantum”, deve fare ricorso ad una valutazione equitativa, ai sensi dell’art. 1226 c.c. adottando eventualmente, quale adeguato parametro di quantificazione, quello correlato ad una percentuale del valore reddituale dell’immobile, la cui fruibilità sia stata temporaneamente ridotta. Cass. civ. sez. VI, 3 aprile 2012, n. 5334

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