Art. 1152 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Ritenzione a favore del possessore di buona fede

Articolo 1152 - Codice Civile

Il possessore di buona fede può ritenere la cosa finché non gli siano corrisposte le indennità dovute (2756), purché queste siano state domandate nel corso del giudizio di rivendicazione (948) e sia stata fornita una prova generica della sussistenza delle riparazioni e dei miglioramenti (748, 1006, 1011, 1502, 2756).
Egli ha lo stesso diritto finché non siano prestate le garanzie ordinate dall’autorità giudiziaria nel caso previsto dall’articolo precedente (2040, 2864).

Articolo 1152 - Codice Civile

Il possessore di buona fede può ritenere la cosa finché non gli siano corrisposte le indennità dovute (2756), purché queste siano state domandate nel corso del giudizio di rivendicazione (948) e sia stata fornita una prova generica della sussistenza delle riparazioni e dei miglioramenti (748, 1006, 1011, 1502, 2756).
Egli ha lo stesso diritto finché non siano prestate le garanzie ordinate dall’autorità giudiziaria nel caso previsto dall’articolo precedente (2040, 2864).

Note

Massime

Il diritto di ritenzione, previsto dall’art. 1152 c.c. e spettante al possessore di buona fede a garanzia del credito per i miglioramenti apportati all’immobile, è in astratto idoneo a giustificare una opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. avverso l’esecuzione per rilascio promossa in suo danno, ma a condizione che la domanda per i miglioramenti sia stata avanzata nel corso di giudizio per rivendicazione. Cass. civ. sez. III, 16 giugno 2016, n. 12406

Colui il quale abbia acquistato il possesso di un fondo agricolo a titolo di esecuzione anticipata di un contratto preliminare non è possessore di esso, ma mero detentore qualificato. Ne consegue che, dichiarato nullo il contratto preliminare, al promissario acquirente non spetta né il diritto all’indennità per i miglioramenti previsto dall’art. 1150 c.c. né quello di ritenzione previsto dall’art. 1152 c.c. diritti attribuiti dalla legge unicamente al possessore di buona fede, e non anche al detentore, ancorché qualificato. Cass. civ. sez. II, 22 marzo 2011, n. 6489

Il diritto di ritenzione, che è riconosciuto in via generale nell’art. 1152 cod. civ. e si configura come situazione non autonoma ma strumentale all’autotutela di altra situazione attiva generalmente costituita da un diritto di credito, è contemplato in favore dell’affittuario di fondo rustico nell’art. 20 della legge 3 maggio 1982, n. 203 (così come lo era, già, nell’art. 15 della precedente legge n. 11 del 1971) in stretta correlazione al diritto di credito per le indennità spettanti al coltivatore diretto per i miglioramenti, le addizioni e le trasformazioni da lui apportati al fondo condotto, sicché, presupponendo l’esistenza di un credito derivante dalle opere indicate e realizzate dal coltivatore diretto, non è scindibile dall’esistenza di detto credito o dall’accertamento di questo. Pertanto, eccepito dall’affittuario che si opponga all’esecuzione del rilascio di un fondo rustico il diritto di ritenzione a garanzia del proprio credito per i miglioramenti apportati al fondo, il giudice non può limitarsi ad accertare l’esistenza delle opere realizzate dall’affittuario, ma deve verificarne anche l’indennizzabilità, rigettando l’eccezione ove tale verifica dia esito negativo. Cass. civ. sez. III, 19 aprile 2010, n. 9267

Il diritto di ritenzione previsto dall’art. 1152 c.c. attuando una forma di autotutela in deroga alla regola per cui nessuno può farsi giustizia da sé, costituisce istituto di carattere eccezionale, insuscettibile di applicazione analogica, che non pu quindi, essere invocato dal detentore nomine alieno del bene nei confronti del proprietario rivendicante. Cass. civ. sez. II, 19 agosto 2002, n. 12232

Il diritto di ritenzione spettante al possessore di buona fede a norma dell’art. 1152 c.c. mira a tutelare la pretesa creditoria al pagamento dell’indennità e, come tale, è ad essa intimamente connesso, per cui allo stesso modo di questa deve essere fatto valere in via riconvenzionale nel corso del giudizio di rilascio, soggiacendo alle stesse regole processuali stabilite per il credito di cui garantisce l’esecuzione, con la conseguenza che la domanda per il riconoscimento del diritto di ritenzione, se non proposta in primo grado è domanda nuova, come tale inammissibile in grado di appello. Cass. civ. sez. II, 13 luglio 1993, n. 7692 

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