(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Acquisto dei frutti

Articolo 1148 - Codice Civile

Il possessore di buona fede (1147) fa suoi i frutti naturali separati fino al giorno della domanda giudiziale (163 c.p.c.) e i frutti civili maturati fino allo stesso giorno (820, 821). Egli, fino alla restituzione della cosa, risponde verso il rivendicante (948) dei frutti percepiti dopo la domanda giudiziale (163 c.p.c.) e di quelli che avrebbe potuto percepire dopo tale data, usando la diligenza di un buon padre di famiglia (56, 71, 535, 561, 1147, 1176, 2033).

Articolo 1148 - Codice Civile

Il possessore di buona fede (1147) fa suoi i frutti naturali separati fino al giorno della domanda giudiziale (163 c.p.c.) e i frutti civili maturati fino allo stesso giorno (820, 821). Egli, fino alla restituzione della cosa, risponde verso il rivendicante (948) dei frutti percepiti dopo la domanda giudiziale (163 c.p.c.) e di quelli che avrebbe potuto percepire dopo tale data, usando la diligenza di un buon padre di famiglia (56, 71, 535, 561, 1147, 1176, 2033).

Note

Massime

Il principio della presunzione di buona fede (art. 1148 c.c.), non limitato all’istituto del possesso di beni, ha portata generale, rilevando, in ambito contrattuale, nell’adempimento del debitore e nell’accettazione dell’adempimento da parte del creditore sicché il debitore, che eccepisca la violazione del principio di buona fede da parte del creditore nell’esigere la prestazione, ha l’onere di fornirne la relativa prova. Conseguentemente, il lavoratore (debitore della prestazione) che, illegittimamente licenziato e poi reintegrato, lamenti la violazione, da parte del datore (creditore), del principio di buona fede per non aver questi cooperato con una limitata modifica dell’organizzazione aziendale (medio tempore mutata) per rendere possibile una mansione adeguata alla sua ridotta capacità lavorativa, ha l’onere di provare l’esistenza di questa possibilità (la limitata modifica organizzativa, senza aggravio creditorio), quale presupposto della violazione dell’indicato principio. Cass. civ. sez. lav. 30 marzo 2006, n. 7536

L’obbligo di restituzione dei frutti percepiti e percipiendi dopo la domanda giudiziale posto dall’art. 1148 c.c. a carico del possessore si estende anche ai frutti prodotti dal bene a seguito dell’intervento dello stesso possessore, rilevando, a vantaggio di questi, tale intervento ai soli fini del rimborso delle spese, a norma del successivo art. 1149. Cass. civ. sez. III, 13 marzo 1998, n. 2747

Il possesso di un bene, che sia stato acquisito in forza di un contratto poi dichiarato nullo, resta soggetto ai principi generali fissati dagli artt. 1147 e 1148 c.c. con la conseguenza che, ove sussista la buona fede (da presumersi) alla data del suddetto acquisto, la medesima buona fede non viene esclusa dalla mera proposizione della domanda rivolta a far valere quella nullità, ed il possessore è tenuto alla restituzione dei frutti solo a partire dalla data della domanda di rilascio. Cass. civ. sez. III, 4 giugno 1985, n. 3315

La buona fede, che qualifica il possesso idoneo ex art. 1148 c.c. a determinare l’acquisto dei frutti della cosa posseduta fino al giorno della domanda giudiziale di restituzione, da una parte si presume (ex art. 1147, terzo comma, c.c.) d’altra parte prescinde dall’esistenza di un titolo mentre è rilevante (ex art. 1147, primo comma, citato) la cosiddetta opinio domini, ossia il ragionevole convincimento di poter esercitare sulla cosa posseduta il diritto di proprietà od altro diritto reale senza ledere la sfera altrui. Cass. civ. sez. II, 19 febbraio 1985, n. 1446

 

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